Ha vinto il Sì. Viva il No!

La vittoria del Sì nel referendum è stata netta, anche se il No ha dimostrato di non essere marginale nel Paese. Che fare ora, nel nuovo assetto istituzionale caratterizzato da una virata maggioritaria? Ragionare su nuove strade. Con due obiettivi prioritari: riunificare il campo che si è diviso nel referendum e aggiornare il modo di fare politica.

Il nostro NO è contro una democrazia ancor più oligarchica

Nel referendum il nostro monosillabo sarà NO. Dov’è, infatti, il cambiamento radicale che milioni di elettori si aspettavano dal M5Stelle? Ancora una volta, la Costituzione è diventata il capro espiatorio di un fallimento politico e con il taglio numerico a essere (ancor più) emarginati saranno il dissenso, la libertà di giudizio, il pensiero critico.

Referendum. Razionalmente NO

C’è chi sostiene che voterà SÌ nel referendum per cambiare il ceto politico e dare un segnale di attenzione alle fasce marginali della società. Aspirazioni nobili ma mal riposte ché non è dato vedere come una riduzione quantitativa si trasformi in miglioramento qualitativo mentre ad essere marginalizzate saranno proprio le minoranze.

USA: il Paese dell’incarcerazione di massa

Negli USA c’è un numero spropositato di strutture carcerarie, quasi 4500. La capacità ufficiale del sistema carcerario è di 2.140.321 e i detenuti sono attualmente circa 2.300.00. Nonostante non siano il più paese più popolato al mondo, gli Stati Uniti hanno la maggior popolazione carceraria e il maggior tasso di incarcerizzazione (655 su 100.000).