Il tempo delle rivolte

Dappertutto nel mondo occidentale la democrazia sembra assumere le forme di un sistema senza prospettive. Pare che la società contemporanea non abbia più bisogno di garanzie e rappresentanza e si affaccia sempre più una democrazia autoritaria. Solo le rivolte sembrano in grado di riscrivere i contorni della politica. Ma le rivolte non si programmano e non hanno “gruppi dirigenti” né “avanguardie” che le guidino.

Per il lavoro che cambia, cambiare lo Stato

C’è un nesso insolubile tra democrazia e lavoro. Ma negli ultimi decenni il lavoro è cambiato, nella pratica e nella funzione economica e sociale. Dunque, la gestione democratica dello Stato deve tenerne conto, adattando le istituzioni, le forme organizzative e le leggi. Il cittadino, unità fondamentale e indivisibile dello Stato, deve essere protagonista di questa rivoluzione culturale.

Serve un sogno da condividere

La sinistra non ha futuro senza un sogno. Si può resistere e attaccare solo mostrando un’alternativa e raccontando, in modo convincente, che la vita può essere bella se si rimette al centro il rapporto con la natura e con gli altri, che i bisogni fondamentali possono essere soddisfatti senza distruggere l’ambiente, che si possono coltivare le aspirazioni individuali con la partecipazione, la libertà, la creatività.

Per non fare afflosciare il soufflé. Spunti per un nuovo soggetto della sinistra

Dopo tante occasioni perdute si ripropone la necessità di costruire un soggetto politico di sinistra. Ci vuole un processo costituente che, peraltro, non può partire né dal Pd, né dal M5Stelle, né dai frammentati, seppur talora vitali, movimenti di lotta. Occorre creare le precondizioni di quel processo: la convergenza su alcuni punti programmatici comuni e, soprattutto, il superamento della separazione tra politica e cultura.

La vera opposizione al Governo della destra sta nelle lotte sociali

La connotazione reazionaria del nuovo Governo è di tutta evidenza. Ma un’opposizione efficace non può fermarsi alla contrapposizione ideologica. L’analisi delle radici sociali del successo elettorale della destra fa ben comprendere che solo il protagonismo dei lavoratori e dei ceti più deboli attraverso le lotte sociali potrà erodere le basi di quel consenso e permettere la costruzione di una rappresentanza politica adeguata.

Le logiche perdute (e da ritrovare) della sinistra

Perché oggi la sinistra è incapace di fare comunità e di aggregare donne e uomini? Perché si sono inceppati i meccanismi che ne hanno sostenuto in passato il cammino e che ruotano intorno ai concetti di emancipazione, rivendicazione e trasformazione. Solo tornando a coniugare queste prospettive la sinistra può riprendere a costruire discorsi convincenti sul mondo.

Dopo la sconfitta, ricostruire la sinistra

La vittoria della destra è stata schiacciante, tanto quanto la sconfitta della sinistra, che, dispersa e senza progetto, rischia di restare solo nell’anima e nella ragione di tanti cittadini. Per invertire la tendenza occorre ricostruire un tessuto civile, politico, culturale, sociale comune. Non sarà facile e dovrà coinvolgere tutte le forze che alla sinistra in qualche modo si richiamano.