Affrontare la paura che porta acqua al mulino delle destre

Marx ed Engels immaginarono che la piccola borghesia avrebbe finito per schierarsi con gli operai. La storia, però, prese un’altra direzione. Oggi le incertezze sociali tornano a pesare e impongono una ridefinizione del ruolo delle classi intermedie e un ripensamento del concetto di “sicurezza”. L’àncora contro ogni deriva autoritaria resta l’articolo 3 della Costituzione: una promessa di giustizia sociale oggi inattuata.

L’eterno loop del voto utile

Evitare che la destra, rivincendo, abbia la massima libertà di scatenare le proprie inclinazioni autoritarie. È necessario. Ma non si può evitare la sensazione di essere di fronte all’eterna riedizione di un loop infinito e, come la storia dimostra, improduttivo. Ognuno, nell’urna, farà le sue scelte. Ma, parallelamente, occorre lavorare a una forza popolare innovativa. Per battere la destra, ma soprattutto per sapere cosa fare dopo.

La sinistra italiana e l’Europa. Restare servi o diventare europei

Nel mondo trionfano il suprematismo nazionalista, l’odio per gli immigrati, la negazione dello Stato di diritto, la persecuzione delle minoranze. In questo contesto L’Europa, pur tradendo in buona parte le attese, ha limitato le diseguaglianze sociali (costruendo più robusti sistemi di welfare) e tutelato i diritti individuali. Sta alla sinistra rilanciare un progetto di costituzione per gli Stati Uniti d’Europa.

Un programma elettorale di svolta: la strada per la pace

La guerra domina il mondo. Ciò pone al centro di ogni programma progressista una politica estera fondata sul rifiuto del riarmo, su una proposta diplomatica per la soluzione del conflitto in Ucraina (riprendendo i rapporti con la Federazione russa), sul riconoscimento dello Stato di Palestina, sull’interruzione di ogni rapporto militare con Israele e sul rilancio del diritto internazionale.

Il realismo dell’utopia

La democrazia, come l’abbiamo conosciuta nella modernità, non esiste più, la destra ha il vento in poppa e il mondo sta di nuovo precipitando nella guerra. In questo contesto, contenere l’avanzata della destra è una priorità, ma senza indebolire la prospettiva di un mondo diverso. Come? Immettendo nel confronto politico alcuni punti fermi (a cominciare dal no al riarmo) come precondizione per qualsivoglia sostegno o dialogo.

Europa: liberarsi dal ricatto del debito

Con l’euro l’Italia è entrata in stagnazione: la causa sta nei vincoli imposti dall’euro, in particolare in punto interessi sul debito. Continuando su questa strada è condannata a un progressivo declino. Per liberare risorse è necessario rifiutare il ricatto del debito. Lo si può fare, tra l’altro, con misure appropriate come la trasformazione dei titoli del debito pubblico in titoli a lunghissima scadenza e la loro indicizzazione all’inflazione.

Modeste proposte per un resettaggio del campo progressista

Il confronto politico tra le forze di opposizione all’attuale Governo è in stallo. Per uscirne occorre abbandonare i luoghi comuni che hanno snaturato la sinistra e liberarsi degli slogan. In concreto è necessario puntare al ritorno al voto dei disillusi (grazie a una ritrovata credibilità), individuare 5 o 6 punti qualificanti su cui stipulare un’alleanza con gli elettori, non avere paura delle primarie e ritrovare la passione per la politica.

Guardare la luna con i piedi per terra

La drammaticità della fase non lascia alternative: non basta limitare gli effetti negativi del sistema dominante ma bisogna contrastarne le cause profonde, individuando il nemico da battere nel capitalismo tecno-finanziario. A partire da qui va costruita un’alleanza tra le forze e i movimenti politici autenticamente di sinistra e individuata una tattica capace di sparigliare sul campo, modificando gli schemi usuali e prevedibili.

Non solo elezioni, bisogna anche guardare oltre

Le elezioni del 2027 saranno importanti, ma non segneranno la fine della storia. Ciascuno, a sinistra, sceglierà il meno peggio tra una testimonianza irrilevante e un voto teso a evitare, se non altro, l’incubo della riconferma di Meloni. Ma, intanto, bisogna porre le basi per non ritrovarsi allo stesso punto fra cinque anni. Certo, non si possono resuscitare i vecchi partiti ma non si può prescindere da una forza politica strutturata.

«Bandiera rossa, ridiventa straccio»: perché i “poveri” non votano sinistra

Si è affermato, nella sinistra, un curioso paradosso in forza del quale la perdita di consenso nei ceti popolari viene attribuita a colpa degli elettori che non capiscono… Non è ovviamente così, e neppure si tratta di trovare parole più semplici per spiegare ai poveri le ragioni per cui dovrebbero votare a sinistra. Il punto è ricostruire le condizioni perché essi possano riconoscere in quel voto uno strumento utile alla propria vita.