È la pace la bussola della sinistra

La sconfitta alle elezioni europee della lista “Pace Terra Dignità” non travolge gli obiettivi per cui era nata. Occorre dunque, evitando i personalismi e gli errori commessi, ritessere le fila di un impegno contro la guerra e l’economia di guerra, destinata nei prossimi anni a divorare risorse destinabili alla salute, al lavoro, alla riconversione ecologica. Una proposta viene da un appello di Costituente Terra.

Un terzo polo a sinistra esiste: ma bisogna crederci

A fianco del buio delle elezioni europee c’è un dato positivo in quelle amministrative. Almeno in Toscana. La sinistra arriva al ballottaggio, o raggiunge percentuali considerevoli e, a volte, vince se riesce a costruire coalizioni larghe, lasciando da parte settarismi e (micro)calcoli di (micro)rendite di posizione. Convergendo attorno ad un programma di svolta, è possibile cambiare (almeno) le nostre città e i nostri territori.

Il senso del non voto. Nell’attesa di un’alternativa

Vince la destra; ancor più vince l’astensione. Per cambiare registro non vale inseguire la destra. Lasciamoli alle loro passioni tristi e difendiamo altri valori: la pace contro la guerra, la giustizia contro il sopruso, la cultura contro l’ignoranza, la gentilezza contro lo schiaffo, la sobrietà contro lo spreco, la difesa del “qui e ora” contro una politica dei “due tempi”. Se inizierà un nuovo corso, in molti, forse, torneranno a votare.

Cambiare rotta, una volta per tutte

Il risultato delle europee deve essere la base fondativa di una nuova strategia della sinistra radicale. Si può fare politica in tanti modi, anche senza sbocchi elettorali. Ma se si segue questa via non ci si può rassegnare a reiterare sconfitte. Occorre, al contrario, progettare sin da ora alleanze per la cacciata di questo governo, per impedire la catastrofe di una nuova rovinosa legislatura Meloni e segnare una possibile svolta.

Il ballottaggio a Firenze: votare o non votare?

A Firenze si va al ballottaggio. Da una parte la mediocre, incolore figura dell’ex direttore tedesco degli Uffizi con il seguito di piccoli gerarchi, repellenti anche solo a sentirne la voce. Dall’altra l’esponente di un sistema collaudato che di fatto favorisce il ritorno del fascismo, perché fa sembrare la democrazia un fallimento e una truffa. Che fare, dunque? Ci sarà da star male in qualunque modo: sia votando, sia non votando.

A Firenze e per le europee: cosa voterò

Confesso che, questa volta, sono stato tentato dall’astensione. Per senso di rigetto, di inutilità, di resa. Ma anche per la convinzione che la politica, per come la intendo, non abita più nei processi elettorali. Eppure, no: non ci riesco. E allora, alla fine, ho scelto, pur consapevole che le mie sono scelte deboli, cercando le singole persone, non i partiti. Per Firenze e per le europee: non a caso in modo diverso.

L’8 e il 9 giugno si vota. Per chi?

Ancora una volta, come sinistra, arriviamo alle elezioni impreparati, divisi, demotivati. Proprio quando la drammaticità della situazione imporrebbe unità e capacità propositiva. Eppure occorre scegliere, anche se i partiti e le aggregazioni esistenti non sono uno strumento utile ma, piuttosto, un ostacolo. Dunque bisognerà orientarsi a tentoni tra i candidati, combinando coerenza, possibilità di successo e futuro.