La ribellione sociale per fare politica

Coalizioni, voto utile, contenimento delle destre… Formule vuote, nel momento in cui, in questi anni, “destra” e “sinistra” hanno spesso governato insieme e, comunque, hanno espresso linee economiche, sociali e politiche assai simili. Il 25 settembre ciascuno farà come crede. Ma per cercare di voltar pagina l’unico strumento che abbiamo a disposizione è la ribellione sociale.

A chi è utile il voto utile?

È almeno dalla primavera del 2001 che riceviamo appelli al voto utile contro il pericolo della destra. Oggi quel pericolo è più acuto che mai. Ma, senza un salto di qualità sui contenuti, il cosiddetto voto utile sarà un ulteriore inganno: la destra vincerà comunque le elezioni, beneficiando per di più dell’ennesimo spostamento a destra del quadro politico.

Destra e sinistra: appropriazioni indebite

Mentre la destra si appropria (deformandole) di parole d’ordine della sinistra e quest’ultima insegue principi e progetti della prima, va in scena lo spettacolo imbarazzante di una sinistra “responsabile” impegnata in un farsesco e suicida “t’amo, non t’amo” che coinvolge Letta, Calenda, Fratoianni, Bonelli, Di Maio e gli ultimi transfughi di Forza Italia. Occorre ben altro per combattere l’egemonia della destra.

Fantasie di una sinistra possibile

Non esiste oggi, alla vigilia delle elezioni, un fronte schierato in difesa della Costituzione, contro la guerra e per la giustizia ecologica e sociale. E gli apparentamenti abborracciati non servono. Occorre un po’ di speranza e di fantasia. La sinistra si costruisce con un progetto chiaro e alternativo all’esistente. Un governo di destra fa paura, ma ancor di più è da temere la fine della speranza di cambiamento.

Per una “coalizione d’emergenza” nel maggioritario

Per arginare gli effetti di una legge elettorale truffaldina e impedire una vittoria della destra al di sopra della sua effettiva consistenza occorre dar vita, per la quota maggioritaria, a una coalizione d’emergenza senza preclusioni per alcuno (ferma la soggettività di ogni forza politica, che si manifesterà nel proporzionale). È quanto chiede un appello di intellettuali e giuristi.

Per la Costituzione ma anche contro la guerra

Le elezioni si avvicinano. Si possono cercare, per i collegi uninominali, soluzioni tecniche o escamotages finalizzati a contrastare la vittoria della destra. Ma occorre, insieme, individuare, per il proporzionale, una proposta politica chiara e ben definita che si collochi a sinistra del Pd. Una proposta che affianchi alla difesa intransigente della Costituzione l’esplicito rifiuto della guerra in corso.

Il fallimento del M5S e le incognite del futuro

Nel 2018 il M5S sparigliò i giochi, vinse le elezioni e si propose come motore di un radicale cambiamento del sistema politico. Non è andata così: per le sue contraddizioni e incapacità e per la lotta senza esclusione di colpi riservatagli dall’establishment. Oggi che quella meteora è passata il primo obiettivo è impedire che il Paese cada in mano a un partito neofascista.

Elezioni: un campo largo a perdere

Il problema politico del Paese non è il tramonto di Draghi e neppure il voto anticipato. È la legge elettorale, che comprime la possibilità di scelta dei cittadini e attribuisce alla maggioranza una rappresentanza assai superiore alla sua reale consistenza. Oggi ciò gioca a favore dello schieramento compatto delle destre. Ad esso andrebbe contrapposto un fronte antifascista che, peraltro, non esiste.

Il “fronte costituzionale”: una via stretta e impegnativa

Molti avanzano appelli affinché le forze non di destra si organizzino in un fronte costituzionale che, contendendo alla destra una parte dei collegi uninominali, scongiuri il rischio di una vittoria straripante dei nemici della Costituzione. Ma la via è stretta e, soprattutto, non ha senso senza l’impegno vincolante di tutti a non modificare la forma di governo parlamentare.