Parola d’ordine: riconvertire e riconvertirsi

In primo piano c’è l’impegno contro la guerra. A fianco, le indispensabili azioni per far fronte alla crisi ambientale e climatica. È, ancora una volta, Davide contro Golia, un Golia più forte di quello biblico. Ma per chi ritiene che occorra cercare di assicurare un futuro all’umanità, è un percorso obbligato, fatto sia di iniziative per cambiare le politiche generali che di scelte individuali.

“Un quasi festival”. Tre giorni di incontro di pensieri critici

Dopo la pandemia, la guerra. E, senza interruzione, la crescita delle disuguaglianze e della crisi climatica. Ma l’establishment continua sulla propria strada e accusa chi esprime dubbi di essere antiscientifico, disfattista e via seguitando. In questo contesto, parlare fuori da coro e coltivare la memoria e il pensiero critico è già un atto politico. Anche a questo serve un “quasi festival”.

Il noi mancante e la domanda di politica

La priorità per una classe dirigente all’altezza dei tempi è quella di impegnarsi per ricostruire spazi, luoghi e modalità per sperimentare in modo pratico la capacità di aspirare a un futuro condiviso. È un lavoro lungo e faticoso di costruzione politica e istituzionale, i cui effetti benefici si potranno vedere solo nel tempo e che, se ci saranno, potranno costituire le basi sociali per una nuova domanda di politica.

Un confronto difficile

Il dibattito sulle prospettive di Volere la Luna e, in generale, della politica stenta a decollare. È un segno dei tempi. Occorre rilanciare la partecipazione dal basso e combattere le diseguaglianze, ma come? E poi, mentre critichiamo la politica tradizionale tocchiamo con mano che un cambiamento radicale deve coinvolgere le istituzioni. E allora non ci resta che continuare a parlarci e a formarci.

La sinistra immaginaria

Cos’è la sinistra? Non è un semplice contenitore, come molti si ostinano a considerarla. È, al contrario, una cultura, una forma identitaria, un’etica, una passione civile. Occorre, dunque, ripartire da qui. E, per farlo, occorre collegare i diversi centri di cultura politica e avviare una capillare inchiesta sul campo con riferimento alla società, alle periferie, ai territori e alle stesse parole che li rappresentano.

Note per un cambio di rotta

Giustizia sociale e giustizia ambientale sono indissolubilmente legate. E un nuovo ordine dell’universo, rispettoso della natura e dell’uguaglianza, passa attraverso il protagonismo di chi maggiormente subisce l’attuale situazione. Per questo, un autentico cambio di rotta richiede, più che programmi generali, processi di coinvolgimento reale degli “ultimi”.