L’ossessione di Letta: garantire lo status quo

La stella polare di Letta è chiara: garantire il sistema di potere in atto sia sul versante nazionale che su quello internazionale. Anche a costo di accantonare l’antifascismo di facciata, di perdere le elezioni e di arrivare a patti con la destra. Si spiega così la sua scelta di flirtare con tutti e di escludere solo il M5S, unica forza in qualche modo (e pur con molte contraddizioni) anti-sistema.

Un fronte unico contro la destra?

C’è chi parla di un fronte elettorale contro le destre. Forse è possibile, anche se l’accordo Letta-Calenda sembra escluderlo, ma ad alcune condizioni. Che non sia un’innaturale alleanza ma un patto tecnico di desistenza nei collegi uninominali che lasci ferma la concorrenza (e anche lo scontro) nel proporzionale. Con un corollario: che i candidati nei collegi uninominali siano personalità riconosciute, o almeno non divisive.

grande fuga

La grande fuga

I 523 giorni del governo Draghi hanno lasciato il sistema politico italiano in uno stato di disgregazione senza precedenti. La grande fuga del Migliore dalle sue responsabilità – perché è di questo che si è trattato – lascia dietro di sé scenari aperti a una preoccupante rivincita della destra peggiore. La mancata riforma elettorale in senso proporzionale è una responsabilità inescusabile del Pd in primo luogo e dell’intero campo democratico.

Re Draghi è nudo

La crisi politica che si è aperta con le dimissioni del presidente del Consiglio, momentaneamente “congelate” dal presidente della Repubblica, mette a nudo la dimensione personalistica della leadership di Mario Draghi, sempre più insofferente della dialettica politica e della stessa democrazia parlamentare. Da qui occorre partire per la (pur difficile) costruzione di un futuro diverso.

Il Governo Draghi è davvero intoccabile?

Di fronte alla nuova fase di guerra (per ora fredda) tra blocchi contrapposti, l’Italia ha di fonte a sé due strade: un atlantismo prono e acritico e la promozione di un multilateralismo che rifiuta lo scontro tra civiltà e persegue una decostruzione dei blocchi dall’interno. Su questo, non su effimeri personalismi, si devono giocare le sorti di un Governo che non è detto debba durare sino al termine della legislatura.

Il cuneo fiscale e l’oca dalle uova d’oro

I salari sono troppo bassi e l’inflazione ne sta erodendo il potere d’acquisto? Tranquilli, si può sempre fare un “taglio shock” al cuneo fiscale. Parola di Enrico Letta, segretario del Partito Democratico. Basta cioè che lo Stato si accolli una parte degli oneri previdenziali in capo all’impresa e una parte dell’IRPEF a carico dei lavoratori: 16 miliardi di euro che nessuno sa dove prendere!

Draghi prigioniero di Putin

L’invio di armi all’Ucraina è più che un errore. È accettare la logica dell’aggressore, porsi sul suo stesso piano, restare prigionieri della guerra e delle armi. Nessuno può vincere. La vittoria non c’è più. Occorre aiutare chi è aggredito ma mettere in campo interventi non violenti (tutt’altro che sconosciuti) capaci di capovolgere la logica della guerra. Altrimenti ci sono solo morte e distruzione.

«Sia il vostro parlare sì, sì; no, no»

Colpì, a febbraio, l’assenza del papa agli incontri fiorentini sul Mediterraneo, voluti da sindaci e cardinali e qualificati dalla presenza di Marco Minniti. Oggi sappiamo che ciò avvenne per la volontà di Francesco, espressamente comunicata all’arcivescovo di Firenze, di non avallare politiche di chiusura nei confronti dei migranti. Scegliere dove stare e dire la verità: è una lezione di cui abbiamo grande bisogno.

La storia, il potere, la propaganda

La prima vittima della guerra è la verità, intesa anche come verità storica. Lo si vede in maniera evidente in questi giorni nei quali una lettura non scientifica del passato (a cominciare dalla Resistenza) serve a piegare la storia alle esigenze politiche del presente. Lo stesso vale per il patrimonio culturale, dove quadri, beni artistici e musei sono spesso usati a gloria e vanto dei potenti di turno.