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Redditometro? Sì, anzi no

Se per il Governo Meloni «le tasse sono un pizzo di Stato», è ovvio che ogni strumento utile a individuare gli evasori sia considerato “il grande fratello” fiscale. Dunque, il redditometro non s’ha da fare, soprattutto a un mese dal voto. Anche perché vale sempre la promessa iniziale fatta dalla presidente del Consiglio subito dopo l’insediamento a Palazzo Chigi: «Non disturberemo chi vuol fare».

Il Paese reale e quello di “Giorgia”

A sentire Giorgia Meloni, il nostro Paese è quasi un’eccezione, un’isola felice, nel panorama incerto e preoccupante dell’economia europea. Occupazione che cresce, PIL a gonfie vele, borsa che macina affari. In realtà la situazione è florida per i ricchi e per le banche ma la povertà è in costante aumento: i poveri assoluti sono 5milioni e 752mila e la persone “in difficoltà economica” sono più di 13milioni.

Giorgia detta Giorgia: il nome e la cosa

La presenza del nome del leader sulla scheda elettorale non è soltanto una operazione di “marketing”: è il segno di un rapporto insondabile fra la massa e il carisma del capo che annichilisce la qualità di una democrazia sempre più prossima alle democrature. Impostare la campagna elettorale sul brand di “Giorgia” fa parte del codice genetico della destra, accodarsi a questa deriva sarebbe stato catastrofico per il Pd.

Il 1° maggio che ci attende

Che 1° maggio sarà, quello che ci attende? Se il 25 aprile smette di essere la festa della Liberazione per trasformarsi nella festa della libertà, come da anni pretende la destra, allora il 1° maggio potrebbe diventare la festa neutrale dei lavoratori e dei padroni. Le premesse ci sono tutte. Per contrastare un simile esito bisognerà tornare ai valori su cui è nata la festa del primo maggio: solidarietà, pace e internazionalismo.

Università. La prima violenza è quella delle istituzioni

Studenti e studentesse che manifestano nelle Università sono considerati da gran parte dei media e della politica come orde di violenti e la presidente del Consiglio si spinge a definirli “delinquenti”. Dimenticano, quei censori, che il dissenso, il conflitto, la protesta sono l’essenza della democrazia e che la prima e più grave violenza è quella delle istituzioni che cercano di impedirli criminalizzando e reprimendo.

Non si possono tenere insieme Berlinguer e Veltroni. Un consiglio per Elly Schlein

La riemergente questione morale è, in realtà, una questione squisitamente politica, nata con la trasformazione dei partiti in macchine per occupare lo Stato. Per il Partito democratico (e i suoi predecessori) tale trasformazione è intervenuta con l’affermarsi della convinzione di non dover più rappresentare una parte, ma tutti. Senza sciogliere questo nodo, cara Schlein, per il Pd non c’è futuro né salvezza.

La Costituzione in pericolo e il presidente che vorremmo

Nel momento in cui è sempre più evidente il disegno del Governo e della maggioranza di mettere fine al progetto di affermazione di diritti, libertà e uguaglianza nato con la Resistenza, è richiesta al presidente della Repubblica una particolare fermezza in difesa della Costituzione. È quel che ci aspettiamo dal presidente Mattarella: non è stato sempre così, ma alcuni segnali di un cambio di rotta si intravedono.

Dopo l’attentato di Mosca: per non diventare “bestie con le zanne di uranio”

Il terribile attentato di Mosca si inserisce in una situazione internazionale bloccata nella quale l’unico paradigma in campo, dall’Ucraina a Gaza, è lo scontro armato, fino alla vittoria. Variano, tra le parti, le valutazioni sulle responsabilità, non le prospettive di soluzione dei conflitti. Eppure, se non saranno messi in capo strumenti alternativi nonviolenti, l’esito non potrà che essere la reciproca distruzione.

Le elezioni regionali: il crollo della rappresentanza e della partecipazione

L’insegnamento delle elezioni in Sardegna e in Abruzzo è univoco. Vota il 50% degli aventi diritto e gli effetti distorsivi di leggi elettorali che prevedono premi di maggioranza molto elevati e soglie di sbarramento altrettanto alte sono enormi. La democrazia si riduce alla scelta di un capo e la sua sostanza pluralistica svanisce. È la cultura della destra. E la sinistra?

La campagna di Russia dell’Europa

Due anni di guerra catastrofica e il fallimento in un mare di sangue della controffensiva ucraina non hanno insegnato nulla. In Europa si è formato un partito unico della guerra, in cui confluiscono tutte le forze politiche di centrodestra e di centrosinistra, con i verdi e i socialisti a contendere la prima fila ai popolari e ai conservatori. E il papa, che predica nel deserto, è accusato di collusione con il nemico.