Ucraina. Per una soluzione di pace

I funesti effetti di Versailles nella prima metà del ‘900 hanno insegnato che dai conflitti e dalle tragedie belliche si esce soltanto con accordi che guardino al futuro e coinvolgano l’intera comunità internazionale. Per la guerra in Ucraina occorre, con urgenza, una Conferenza di pace. A quando una iniziativa dell’Unione Europea e dell’Italia?

Il 25 aprile non è la festa del nazionalismo armato

A casa nostra si mette il tricolore alla finestra due volte l’anno: il 25 aprile per la Liberazione dai nazifascisti, e il 2 giugno per la Repubblica, il voto alle donne, l’Assemblea costituente. Ma oggi alla finestra c’è la bandiera della pace: perché un coro assordante cerca di trasformare il 25 aprile in una festa del nazionalismo armato. Non è così e i miei compatrioti sono i costruttori di pace, i miei stranieri coloro che affidano il futuro alle armi.

Fermatevi: la guerra è una follia!

Il messaggio della marcia Perugia-Assisi del 24 aprile è forte e chiaro: Fermatevi, la guerra è una follia! Fermare la guerra vuol dire negoziare subito, con determinazione, su tutto: il cessate il fuoco, i corridoi umanitari, la fine della guerra, la sicurezza per tutti, il disarmo, il rispetto dei diritti umani di tutti, comprese le minoranze. Tutte le strade vanno percorse. Bisogna dialogare con tutti.

Inviare armi in Ucraina è (ancora) legittimo?

Il ripudio previsto dalla nostra Costituzione abbraccia tutte le declinazioni della guerra, che non può essere legittimata dalla semplice aggiunta di aggettivi. Ne è esclusa solo la guerra di resistenza nella sua accezione più restrittiva a cui si accompagna l’obbligo, per il nostro paese, di intraprendere ogni sforzo per trovare soluzioni alternative alla guerra.

La memoria perduta

Mentre la guerra non conosce soste, continua nel nostro Paese la rimozione della memoria. Ne sono segnali univoci gli attacchi scomposti all’ANPI e l’istituzione di una giornata del ricordo all’apparenza dedicata al corpo degli alpini ma in realtà celebrativa del nazionalismo e della guerra. È la distruzione di una storia e di una cultura. Ovviamente per sostituirla con un’altra.

I “putiniani”, come inventare una categoria per eliminare la complessità

La responsabilità della Russia per avere scatenato la guerra in Ucraina è evidente. Ciò, peraltro, non può esimere dall’analisi delle politiche della NATO, dell’Europa e della stessa Ucraina che hanno preceduto l’invasione. Ma l’establishment cerca di impedirlo inventando la categoria dei “putiniani” per rinchiudervi, criminalizzandolo, chiunque voglia approfondire.