L’eterna bufala del Ponte sullo Stretto

Da mezzo secolo a questa parte ad ogni cambio di stagione viene riproposta la bufala del Ponte sullo Stretto di Messina. Come se la massima autorità tecnica competente non avesse messo nero su bianco che tutti i diversi progetti sono semplicemente irrealizzabili dal punto di vista tecnico. Ma la politica amante delle parole in libertà e alla ricerca di facili consensi finge di ignorarlo ed elude la domanda: il Ponte è utile?

Nelle elezioni di midterm Trump non sfonda ma la democrazia deperisce

Comunque finisca nei tre Stati ancora in bilico, nel midterm non c’è stata la prevista vittoria travolgente dei repubblicani. Trump non ha sfondato. Ma a vincere sono stati il tatticismo, l’eccesso di polarizzazione e la manipolazione del voto (attraverso la costruzione dei collegi elettorali in base a criteri di convenienza) che hanno prevalso sul confronto di merito e ulteriormente indebolito la democrazia.

Non ci interessa vincere la guerra, vogliamo vincere la pace

Sabato 5 novembre, a Roma, si è consumato un evento straordinario. Con una partecipazione eccezionale per quantità e qualità. Tantissimi giovani e giovanissimi si sono ritrovati in sintonia con i più anziani, nel “ripudio” della guerra, delle sue logiche, del suo linguaggio. Con un obiettivo esplicito nonostante maldestri tentativi riduzionisti: non ci interessa vincere la guerra, vogliamo vincere la pace!

I muscoli del Governo: contro i rave o contro il diritto di manifestare?

Il nuovo Governo esordisce con un decreto legge che introduce il reato di invasione arbitraria di terreni o edifici altrui, commessa da un numero di persone superiore a cinquanta, allo scopo di organizzare un raduno. È – si dice – una norma anti rave. In realtà è un pesante attacco ai diritti di riunione e di manifestazione di tutti e un’anticipazione delle politiche della destra in relazione al conflitto sociale.

Il discorso di Meloni alla Camera: otto idee di Stato da rifiutare in blocco

Stato guardiano notturno, della crescita, minimo, meritocratico, forte, autoritario, confessionale e patriarcale, nazionalista. Sono queste le qualificazioni apertamente rivendicate dall’estrema destra di governo quali componenti costitutive della propria visione del mondo. La sfida per le forze democratiche all’opposizione è oggi quella di riconoscerle come tali e di rifiutarle tutte.

L’inganno della “pace giusta”

Mettere un aggettivo alla guerra per giustificarla e alla pace per allontanarla è prerogativa di quanti non ne vivono quotidianamente l’incubo. Per chi sta sotto le bombe è tutto ben più nitido: la guerra è sempre ingiusta e la pace è per definizione giusta. Giocare con le parole (prima con la guerra e oggi con la pace) significa nascondere ciò che veramente si vuole: vincere la guerra, costi quel che costi.

Poteva andare anche peggio. No

L’esito elettorale non lascia spazio a interpretazioni. La destra ha vinto e dispone, oggi, di 112 seggi su 200 al Senato e di 235 su 400 alla Camera. Il prossimo Governo sarà guidato da Giorgia Meloni e vedrà, verosimilmente, Salvini al ministero dell’Interno. La sinistra non c’è più. Ed è difficile persino individuare i soggetti che potrebbero concorrere a ricostruirla. Ma occorre ripartire: senza ripetere i vecchi errori.

Ancora sul voto utile

Nell’ultima settimana di campagna elettorale l’invito al voto utile si fa più pressante, anche se l’espressione è utilizzata con significati diversi (contributo ad assicurare la formazione del governo, o a contenere una sconfitta, o ad eleggere dei parlamentari). Forse sarebbe meglio chiedersi che cosa possa essere davvero “utile” alla costruzione di un’alternativa pacifista, ecologista, anti-capitalista, a questo orribile presente.

La fiamma nera e l’antifascismo necessario

Come sarà l’Italia sotto la fiamma nera? Per saperlo basta guardare alle numerose regioni e città italiane che già si sono consegnate a una destra che non disdegna Casa Pound. Come sempre le prime vittime sono gli stranieri e i poveri. Superfluo dire che per opporsi a questa deriva non vanno scimmiottati i metodi e le parole della destra ma bisogna trovare nuove parole e inventare nuovi metodi.

Trump e la fragilità della democrazia degli Stati Uniti

Donald Trump è il simbolo delle fragilità strutturali della democrazia degli Stati Uniti, in balia di un ex presidente che continua a trasgredire le regole del sistema democratico ma che è ancora capace di trainare il consenso di una consistente fetta dell’elettorato. Ciò rende assai delicata la gestione dei processi in corso a suo carico che, paradossalmente, gli stanno dando una grossa mano.