image_pdfimage_print

Difendere l’università dal potere, non dagli studenti

Politici e media lo gridano all’unisono: gli “eccessi” studenteschi minano il ruolo dell’università. Ma a mettere in pericolo quel ruolo non sono gli studenti bensì il potere economico e politico. L’università fa il suo mestiere quando alimenta dubbi, ricerca, discute, argomenta: non quando maledice, o interdice. E soprattutto non quando obbedisce ai governi, o peggio quando ne diventa un docile strumento.

Israele. Il cessate il fuoco non è un optional, è un obbligo

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite chiede, finalmente, un immediato cessate il fuoco a Gaza per la durata del mese di Ramadan, nella prospettiva di una sua fine duratura. Israele disattende la richiesta, come ha sempre fatto in questi anni, in palese violazione del diritto internazionale. Ma l’Europa e l’Occidente non battono ciglio e, anzi, continuano a fornire armi al Governo di Netanyahu.

Un nuovo nemico da delegittimare e criminalizzare: le università

Se studentesse e studenti contestano e prendono parola per denunciare il patriarcato, manifestare contro il genocidio a Gaza e le politiche coloniali di Israele o contro il capitalismo fossile sono subito bollati come “intolleranti”, “violenti”, “antisemiti”. Dimenticando che la costruzione di un pensiero critico, fatto di dubbi, di ragionamenti, di ricerca è il primo compito dell’Università.

Lezioni dall’Abruzzo

La sconfitta del centro sinistra nelle elezioni regionali d’Abruzzo è maturata soprattutto nelle aree interne e nei centri meno popolosi, dove c’è stata una vera voragine di consensi. Ciò contiene un’indicazione di carattere nazionale: il voto d’opinione si ferma nelle città e nelle zone culturalmente più attive e non basta per vincere in un Paese in cui il 51% della popolazione vive in comuni con meno di 20.000 abitanti.

Il colore dei manganelli

La repressione della protesta e le violenze di polizia in funzione di ordine pubblico non sono, nel nostro Paese, una novità. Ma le manganellate di Pisa di due settimane fa segnano un salto di qualità: per il clima politico circostante, per la copertura della politica, per la saldatura in atto tra Governo e apparati di sicurezza e per l’accanimento nei confronti di antifascisti e pacifisti. Guai a sottovalutarlo.

I cattivi maestri del “Corriere”

Un tempo, nel secolo scorso, il “Corriere della Sera” e i suoi editorialisti erano considerati, anche a sinistra, un riferimento ineludibile in quanto rappresentativi del punto di vista del capitalismo italiano. Oggi non è più così. Su tutte le principali questioni internazionali e nazionali, nel “Corriere” dominano contraddizioni e confusione. Ma qualche seguito resta: in alcuni lettori ancorati al passato e nella destra di governo.

Il terzo mandato tra nostalgie feudali e questione democratica

Lo scontro sul terzo mandato ha un che di surreale. I governatori coinvolti non contestano l’inopportunità di trasformare la democrazia in una somma di feudi, ma vogliono applicare questo principio a tutti, men che a loro. E la sinistra? Sarebbe ora che prendesse atto che la democrazia richiede la costruzione di un progetto politico capace di diventare maggioritario e non la legittimazione di un capo.

In morte di un oppositore politico

La morte in carcere di Aleksej Navalny è un marchio di infamia indelebile per Putin e per il regime russo. E impone a tutti una riflessione. Anche sul fatto che, sino a due anni fa, Putin era riverito e faceva affari con l’intero Occidente. Come, oggi, Al-Sisi ed Erdogan. È ipocrita e riduttivo accantonarlo senza chiedersene il perché e ignorando che, contro l’empietà delle dittature, non bastano le pallide post-democrazie.

Autonomia differenziata: illusioni e realtà

L’approvazione al Senato del disegno di legge Calderoli, che definisce le procedure per la realizzazione della autonomia differenziata delle Regioni, è il primo passo di un percorso lungo e tormentato. Non per questo si può attendere. È necessaria da subito una mobilitazione per contrastarne l’iter e per fugare l’illusione che tale autonomia possa essere utile. Non lo è infatti, a ben guardare, neppure per le regioni ricche.

Chi intacca la memoria dell’Olocausto?

L’unicità dell’Olocausto, ricordato nel giorno della memoria, è un fatto acquisito e intangibile. Per questo sono inammissibili, da qualunque parte provengano, le approssimazioni storiche e le strumentalizzazioni. Si colloca tra queste ultime la pretesa di rendere Primo Levi proprietà esclusiva della memoria ebraica: dimenticando, di fatto, il suo monito secondo cui «quel che è avvenuto può accadere di nuovo: dappertutto!».