Per Sergio Mattarella l’ambiente non esiste

Sergio Mattarella sta per concludere il suo mandato e ancora siamo in attesa di un suo discorso impegnativo sull’ambiente. In questi sette anni il presidente ha parlato di tutto, a cominciare dalla centralità della persona umana, ma di ambiente mai, salvo frasi di circostanza. La cosa più triste è che questo silenzio sembra rappresentare l’insensibilità al riguardo di gran parte degli italiani.

Germania: addio al nucleare (ma non è tutto oro…)

Con la fine del 2022 la Germania chiuderà definitivamente tutte le sue centrali nucleari. È l’esito di un percorso durato oltre 45 anni e non sempre lineare, che va salutato con soddisfazione. Restano peraltro aperti non pochi problemi legati in particolare al mantenimento, almeno fino al 2030, di centrali a carbone altamente inquinanti.

Quando l’ecologia si trasforma in imbroglio ecologico

L’ecologismo o è conflittuale o non è, e l’ecologia non sostenuta da un cambio di visione dell’economia è nulla più che un imbroglio. Si parla tanto di transizione ecologica, ma valutati i protagonisti cui è stata affidata, è assai probabile che essa si riduca a una transizione tecnologica fonte di ulteriore degrado. Mentre la new generation rischia di essere la last generation.

Gli Stati, le lobby e il fallimento della COP26

L’esito della conferenza di Glasgow sui cambiamenti climatici è stato a dir poco deludente. Non si è andati al di là di impegni generici e di rinvii. Tra le cause, oltre a interessi geopolitici, va segnalata una intensa attività delle lobby dei combustibili fossili, affiliate ad alcuni dei più grandi colossi del petrolio, massicciamente presenti nella conferenza.

Contro il nucleare: non bastano i referendum

Si ritorna a parlare di centrali nucleari, nonostante la loro conclamata pericolosità e la loro bocciatura in ben due consultazioni popolari. Ma i referendum, se non sono accompagnati da una convinta mobilitazione, sono solo tappe di un percorso che può essere rovesciato. Per questo occorre mobilitarsi da subito, seguendo l’esempio del movimento No Tav.

COP26: la riscoperta del futuro

I risultati concreti della conferenza dell’ONU sui cambiamenti climatici in corso a Glasgow sono modesti e serpeggia la delusione: per la genericità degli impegni e per lo scarso coinvolgimento di Paesi fondamentali. Ma sarebbe un errore sottovalutare l’evento. Parole importanti sono state dette e d’ora in poi sulla loro base sarà giudicata ogni scelta politica.

Il caro energia e i ritardi della transizione. Chi paga?

L’incremento del costo dell’energia è legato al costo per la CO2 emessa sostenuto dai grandi emettitori, centrali a carbone e gas in testa, e alla corsa del prezzo del gas naturale sui mercati internazionali. Il caro energia è anche la conseguenza dei ritardi, delle sottovalutazioni e delle opposizioni alla transizione: non il contrario!

Riecco il nucleare…

Di nuovo si affaccia, sia pure in tempi medi, il nucleare. Lo invoca il ministro Cingolani e lo prospetta l’ENI versione green. Le promesse e le assicurazioni sono tante: un’energia pulita, sicura e inesauribile. In realtà non è così. Nulla di tutto questo è assicurato e nessun miracolo tecnologico può consentire la crescita infinita e sicura in un mondo finito.

Il ministro, le lobby, il nucleare

L’apertura del ministro Cingolani al nucleare, già bocciato da due referendum, ha dell’incredibile. Il nucleare, di qualunque dimensione e di qualunque generazione, è pericoloso per ambiente e cittadini, è soggetto a incidenti, costa un’enormità, per non parlare delle scorie il cui smaltimento è un rompicapo senza soluzioni accettabili.

Il mondo brucia

La temperatura ha raggiunto nel nostro Paese punte di 48,8 gradi e il Sud e le isole bruciano. Lo stesso accade in Grecia, in Algeria, in Turchia. Non sono eventi eccezionali ma lo scenario abituale dei prossimi anni se non si interviene, subito, per abbattere le emissioni di CO2 in atmosfera. Ma i potenti della Terra restano inerti.