Dentro l’apocalisse, non solo in Nepal

Dal “tetto del mondo” si è staccato un ghiacciaio e ha sommerso un’intera vallata, con le sue case, le sue strade, i suoi abitanti. Era già successo altre volte. Succederà ancora, sempre più spesso, ovunque. Eppure siamo governati da pifferai che guidano e trascinano interi popoli verso l’olocausto ambientale. Solo una grande mobilitazione dal basso potrà (non già arrestare, ma) contenere l’apocalisse.

L’assalto alle coste italiane e i nuovi barbari

C’è, a insidiare il nostro futuro, chi minimizza la crisi climatica, ne mette in discussione le cause antropiche o contrasta apertamente le politiche di decarbonizzazione. Ma non meno pericoloso è chi – leader politici e governi – riconosce formalmente la gravità della crisi ma rinvia sistematicamente le decisioni necessarie per affrontarla. La situazione delle nostre coste ne è un esempio illuminante.

Quando la tutela dell’ambiente è donna

I progetti nati dal basso per la salvaguardia del pianeta sono numerosi. Alcuni trovano riconoscimento con l’attribuzione del Goldman Environmental Price, una sorta di premio Nobel per l’ambiente. Quest’anno esso è stato attribuito congiuntamente a sei donne di varie aree del mondo, a dimostrazione dell’accresciuto protagonismo femminile nelle battaglie ambientali portate avanti nelle comunità e nei territori.

“Bel tempo soleggiato!”: non limitarsi ad aspettare l’Apocalisse

L’ondata di caldo di questi giorni preannuncia l’Apocalisse, anche se i telegiornali, imperturbabili, annunciano “giornate calde soleggiate”. Possiamo aspettarla con pazienza asciugandoci il sudore ma meglio sarebbe moltiplicare la pressione su organi di stampa, governi, amministrazioni locali e media di ogni tipo affinché il tema di politiche energetiche (e non solo) diverse sia posto costantemente all’ordine del giorno.

Marx e l’approdo all’ecosocialismo

Gli ultimi scritti di Marx completano e integrano, secondo Kohei Saito, la critica al capitalismo affiancando all’analisi dello sfruttamento dell’uomo e del lavoro quella dello sfruttamento della natura. All’esito di questo percorso la conclusione è netta: la Terra può salvarsi solo con l’adozione, da parte degli uomini, di un diverso modo di vivere, riassunto nella formula “comunismo della decrescita”.

Terra e cielo devastati. Non possiamo restare inerti

Il clima è praticamente scomparso dalle agende dei Governi, dei media, delle istituzioni internazionali e, in gran parte, anche delle nostre comunità di lotta. Eppure il grido della Terra offesa dalle guerre e dallo sviluppo economico e tecnologico è, con l’insostenibilità delle condizioni degli umili, degli sfruttati e degli oppressi, la priorità del nostro tempo. Dovremmo averlo presente anche nelle nostre scelte quotidiane.

Stop a fossili e fracking, la lenta svolta di Santa Marta

Nella città colombiana di Santa Marta si è svolto il primo vertice globale autoconvocato sulla transizione dai combustibili fossili. Il vertice ha evidenziato una notevole tensione politica ma continua a mancare una roadmap per l’attuazione dei progetti di transizione. Tutto resta affidata alla sola volontà degli Stati e si fa sempre più pressante la domanda se il capitalismo possa adattarsi a un sistema energetico non fossile.

Italia maglia nera d’Europa nella decarbonizzazione

Per proteggere la qualità dell’aria, la salute e il clima serve attrezzarsi per azzerare il prima possibile la dipendenza energetica dalle fonti fossili. Nonostante l’inerzia dell’Unione, in Europa c’è chi lo sta facendo. Non l’Italia, che nel 2024 ha installato solo 7,2 GW di nuove rinnovabili contro gli 11 della Spagna e i 23 della Germania. Intanto il prezzo dell’elettricità è, da noi, il più oneroso d’Europa.

Clima: fermare i diesel per qualche giorno non basta

La temperatura media in Italia si è alzata di 1,8°, la Pianura Padana è tuttora la regione più inquinata d’Europa, le città del Sud sono poco attente ai problemi del traffico, non incrementano la mobilità dolce e il trasporto pubblico. In questa situazione non basta fermare i diesel per qualche giorno. È necessaria una strategia politica di lungo respiro tesa a un cambiamento profondo. Ma non ce n’è traccia.

Chi non vuole l’energia pulita?

Mentre la guerra all’Iran sta facendo precipitare ovunque la crisi energetica, l’Italia resta la maglia nera in Europa per produzione di energia. Negli ultimi due anni, infatti, ha tagliato di soli 7 punti la dipendenza dall’estero (passando dal 79% al 72% nel 2024) e, quanto alla produzione da rinnovabili, è rimasta ben al di sotto della media europea. In compenso, mentre la produzione resta ferma, il consumo energetico aumenta.