Lo sport femminile tra professionismo e ipocrisia

Dopo una lunga attesa, si è infine arrivati all’introduzione del professionismo nel calcio femminile. Il consenso è stato generale, ma le contraddizioni, nel mondo dello sport, restano intatte: con trattamenti diversi tra le diverse discipline e con il consolidarsi del finto dilettantismo. Ma l’importante è l’esaltazione del calcio, anche se i risultati sono ben inferiori alle attese.

Un pensiero in tuta mimetica

Le immagini hanno un ruolo fondamentale nei processi di formazione del pensiero, per il mondo di significati che costruiscono. Così la tuta mimetica, indossata dai politici in attività o in visita a Kiev e dai protagonisti degli spot televisivi più mielosi, è diventata il simbolo del modo di pensare in tempo di guerra e il veicolo del peggior militarismo.

I gatti di Putin

La Federazione internazionale felina ha bandito da tutti i concorsi i gatti russi e a chi entra in un ristorante in quel di San Benedetto del Tronto può capitare di trovare nel menù un’insalata ucraina, con gli ingredienti di quella russa (rigorosamente esclusa). Se la situazione non fosse drammatica, ci sarebbe da ridere. Ma è da queste piccole cose che si capisce l’aria che tira nelle nostre democrazie.

Mauthausen e il giuramento della speranza

Il 5 maggio 1945 le truppe americane raggiunsero il campo di concentramento di Mauthausen, ultimo dei lager nazisti a essere liberato. I superstiti erano in condizioni disperate. E tuttavia, 10 giorni dopo, riuscirono a diffondere un appello, noto come il “giuramento di Mauthausen”, che è, incredibilmente in quelle condizioni, un inno alla libertà, alla giustizia sociale e alla pace. Non dovremmo dimenticarlo.

Cosa ci insegna la Resistenza

Il 25 aprile non si celebra con la retorica, con un’unità di facciata e con un nazionalismo senza tempo ma ricordando il peso tragico della guerra partigiana. Io sono grato, fino a esserne ogni volta commosso, al coraggio dei partigiani che «volontari si adunarono, per dignità non per odio» e perché nonostante tutto seppero smettere, seppero tornare alla vita civilizzata e costruire la pace di un paese che ripudia la guerra.

L’utopia concreta del 25 aprile

Il 25 aprile non può essere una festa stanca e rituale. Il suo significato è la reiterazione dell’impegno per l’attuazione della Costituzione nata dalla Resistenza. Una costituzione che tiene insieme democrazia politica, diritti per tutti e pace e che è il naturale riferimento per le lotte “dal basso” tese, su vari fronti ma nella stessa direzione contraria, a costruire un’alternativa, un’utopia concreta.

25 aprile 2022. La Resistenza per la pace

La pace è stato uno degli ideali, se non l’ideale supremo, della Resistenza, in Italia e in Europa. Lo si percepisce nelle Lettere dei condannati a morte della resistenza, animate, pur nelle differenze, da un comune sentire in cui campeggiano il ripristino della libertà, la realizzazione di una maggior giustizia sociale e il ritorno a uno stato di pace dopo una lunga guerra devastatrice.

La pace era solo una tregua

Le immagini, terribili, della guerra in Ucraina ci fanno toccar con mano che la pace è stata, per noi, solo una (seppur lunga) tregua. Pensavamo che fosse un dato ontologico che niente e nessuno ci avrebbe mai portato via. E invece questo nostro tempo sembra essere quello in cui le tempeste si moltiplicano e si intensificano in vista di una più che temibile tempesta perfetta.

Gli alpini, la retorica, la guerra

La verità sulla campagna del 1942-1943 in Russia non è quella evocata nell’istituzione della Giornata della memoria e del sacrificio degli Alpini ma quella descritta in molte opere di Nuto Revelli e sintetizzata nelle parole di uno dei sopravvissuti: «È triste il ritorno dalla guerra. Contadino, mi sono trovato senza forze, senza salute, senza niente. […] Spero di non vedere mai più una guerra. Basta con la guerra».

Il “belpaese” delle violenze e dei falsi di polizia

L’omicidio di Stefano Cucchi e il processo che ne è seguito confermano che l’abuso di potere, la pratica della tortura, la falsificazione degli atti, la copertura dei responsabili, l’insofferenza per le verifiche della magistratura non sono eventi eccezionali in un contesto sano e leale, ma elementi ricorrenti nella condotta delle nostre forze dell’ordine. Da qui occorre ripartire, senza rimozioni, per un reale risanamento.