Francesco Pallante è professore ordinario di Diritto costituzionale nell’Università di Torino. Tra i suoi temi di ricerca: il fondamento di validità delle costituzioni, il rapporto tra diritti sociali e vincoli finanziari, l’autonomia regionale. In vista del referendum costituzionale del 2016 ha collaborato con Gustavo Zagrebelsky alla scrittura di "Loro diranno, noi diciamo. Vademecum sulle riforme istituzionali" (Laterza 2016). Da ultimo, ha pubblicato "Contro la democrazia diretta" (Einaudi 2020), "Elogio delle tasse" (Edizioni Gruppo Abele 2021), "Spezzare l'Italia. Le regioni come minaccia all'unità del Paese" (Einaudi 2024) e, con Gustavo Zagrebelsky e Armando Spataro, "Loro dicono, noi diciamo. Su premierato, giustizia e regioni" (Laterza 2024). Collabora con «il manifesto».

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Contenuti e incongruenze di una legge incostituzionale

La legge elettorale della destra, approvata in via definitiva l’8 ottobre, è tesa a impedire la vittoria della parte avversa ed è guidata dall’idea che le elezioni devono servire a eleggere non il Parlamento, ma il Governo, dotandolo di una maggioranza assoluta non scalfibile. A questo vizio di fondo si aggiungono numerosi profili di irrazionalità, incongruenze e incostituzionalità.

Citare a vanvera la Carta per piegarla alla guerra

Le parole della segretaria dei Giovani democratici («Non saremo noi i soldati delle vostre guerre. Se queste destre ci porteranno a un vero conflitto, alle armi andateci voi. Perché noi organizzeremo i disertori») hanno provocato, da più parti, reazioni inconsulte e improbabili lezioni di diritto costituzionale. In realtà nessuna disposizione costituzionale legittima la guerra. Non l’articolo 52 e, men che meno, l’articolo 11.

E se il surreale dibattito sul “woke” servisse a svegliare la sinistra?

Il dibattito sui guasti del “woke” riguarda, nel nostro Paese, un fenomeno che non c’è e ha, dunque, un che di surreale. Ma può, forse, rilanciare l’indivisibilità dei diritti, richiamando la sinistra alle sue responsabilità nello smantellamento di quelli sociali. La speranza è un programma del centrosinistra che rilanci i diritti costituzionali nel loro complesso, senza discriminazioni e finanziandoli con un fisco realmente progressivo.

L’inganno del maggioritario, la forza del proporzionale

La “governabilità” assicurata da leggi maggioritarie è un inganno: non si governa una società plurale falsando la rappresentanza e ricorrendo, poi, a continui colpi di mano. È la rappresentanza proporzionale, a differenza di quanto si dice, che garantisce una governabilità “sana”: quella che ha realizzato, negli anni ‘70 del secolo scorso, la più grande trasformazione del nostro Paese.

Le molte ragioni contro la proposta di legge elettorale della destra

La proposta di legge elettorale della destra è inaccettabile non solo per la dichiarata volontà di impedire, con essa, la vittoria della parte avversa ma anche per la finalità strategica. La sua idea di fondo è che le elezioni devono servire a eleggere non il Parlamento, ma il Governo, dotandolo di una maggioranza assoluta non scalfibile. Di qui una serie di distorsione che meritano di essere evidenziate e denunciare.

L’incredibile storia di una legge e del suo contrario

L’ennesimo decreto legge sicurezza è stato convertito dal Parlamento in un crescendo di strappi al sistema costituzionale. La mancanza dei presupposti per la decretazione d’urgenza si è, infatti, accompagnata a un iter grottesco, comprensivo dell’approvazione di una legge subito (parzialmente) abrogata e della contestuale promulgazione, da parte del presidente della Repubblica, di una legge e del suo contrario.

La destra italiana è fascista

La destra italiana – Fratelli d’Italia, ma anche la Lega e, per certi profili, Forza Italia – è una destra di stampo fascista? Alla domanda risponde, affermativamente, l’ultimo libro di Tomaso Montanari che si addentra, testi alla mano, nell’abisso di quel che, con la Costituzione antifascista, si voleva cancellare: la razza, il nazionalismo, l’identità, l’antisemitismo, il patriarcato, l’autoritarismo, le diseguaglianze, l’indottrinamento.

Chi ha vinto nel referendum?

Quella referendaria non è stata la vittoria dei partiti di opposizione. Certo essi hanno avuto un peso rilevante: ma il loro apporto è arrivato per ultimo, dopo quello, decisivo, dei magistrati, della società civile e del sindacato. Mentre la campagna referendaria ha segnato il riavvicinamento alla politica di settori che si erano fatti da parte delusi: i giovani, il Sud, le periferie. È un segnale da cogliere.

Il fermo preventivo: nostalgia dell’Ottocento

Il nuovo “pacchetto sicurezza” è legge. In occasione delle manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico, le persone ritenute pericolose potranno essere preventivamente trattenute dalla polizia fino a 12 ore. Come gli anarchici e i socialisti ottocenteschi e gli antifascisti nel ventennio. La libertà di chi non si allinea torna in balìa dell’arbitrio poliziesco. E il nucleo liberale della Costituzione viene travolto.