Francesco Pallante è professore associato di Diritto costituzionale nell’Università di Torino. Tra i suoi temi di ricerca: il fondamento di validità delle costituzioni, il rapporto tra diritti sociali e vincoli finanziari, l’autonomia regionale. In vista del referendum costituzionale del 2016 ha collaborato con Gustavo Zagrebelsky alla scrittura di "Loro diranno, noi diciamo. Vademecum sulle riforme istituzionali" (Laterza 2016). Da ultimo, ha pubblicato "Contro la democrazia diretta" (Einaudi 2020) e "Elogio delle tasse" (Edizioni Gruppo Abele 2021). Collabora con «il manifesto».

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Tra ideologia di guerra e politiche di potenza

Con il passare delle settimane il quadro si fa più chiaro. La guerra in Ucraina non è (più) un conflitto locale per la sovranità su alcuni territori ma uno scontro tra le grandi potenze per ridisegnare le sfere di influenza, esteso anche a chi, come la Cina, in questo momento sembra stare alla finestra. Poco importa se l’Ucraina viene distrutta e la guerra prosegue all’infinito.

Inviare armi all’Ucraina è un tragico errore

L’invio delle armi all’Ucraina è un tragico errore. Non per una sottovalutazione dell’aggressione russa ma perché esso non modifica i rapporti di forza sul campo ed espone l’umanità, ucraini inclusi, a pericoli potenzialmente senza ritorno. Pericoli che rivoltano alla radice i termini della logica con cui, fino a questo momento, abbiamo ragionato sulla guerra e sulla pace.

Alla ricerca di una via d’uscita dalla guerra

Se si guardano le cose con realismo e senza demagogia, non c’è, per la guerra che la Russia ha scatenato contro l’Ucraina, una via d’uscita che sia, insieme, possibile e soddisfacente. La sola strada percorribile è un accordo di pace negoziato. Ha dei margini di ingiustizia. Ma le alternative sono la distruzione dell’Ucraina o una guerra nucleare, e non sono certo migliori di un accordo di pace…

Ai confini della realtà: più armi e meno ospedali

A fronte della crescita impetuosa della pandemia il Governo interviene in modo contraddittorio e irrazionale. Ma, intanto, diminuisce la spesa sanitaria, rapportata al PIL, e aumenta quella militare, che toccherà quest’anno i 26 miliardi di euro, con un incremento di quasi 5 miliardi rispetto al periodo pre-pandemico. C’è davvero di che aver paura.

Europa e giudici nazionali: la guerra delle Corti

Tra Europa e Polonia il conflitto è esplosivo. C’è la questione specifica delle regole dello Stato di diritto e dell’indipendenza della magistratura. Ma c’è anche una questione più generale: quella del rapporto tra diritto europeo e diritto interno degli Stati membri e dei confini tra la competenza della Corte di giustizia dell’Unione europea e quella delle Corti nazionali.

Il fascismo è fuori dalla Costituzione

La Costituzione è, nel contempo, un atto di unificazione tra le forze antifasciste e di esclusione del fascismo, della sua idologia e dei suoi metodi. Secondo la nostra Carta fondamentale la contesa politica deve svolgersi «liberamente» e «con metodo democratico». Per questo il fascismo – neo, para o post che sia – non ha diritto di cittadinanza nella Repubblica e non può godere delle libertà costituzionali.

Il green pass e la Costituzione

Le critiche di incostituzionalità rivolte al green pass non sembrano avere un consistente fondamento, né sul piano formale, né sul piano sostanziale. Ciò non toglie che alcuni rilievi di merito, specie sulla circoscritta estensione dello strumento, possano risultare condivisibili. Occorre concentrarsi su tali profili, anche per non indebolire il contrasto alla pandemia.