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Francesco Pallante è professore associato di Diritto costituzionale nell’Università di Torino. Tra i suoi temi di ricerca: il fondamento di validità delle costituzioni, il rapporto tra diritti sociali e vincoli finanziari, l’autonomia regionale. In vista del referendum costituzionale del 2016 ha collaborato con Gustavo Zagrebelsky alla scrittura di "Loro diranno, noi diciamo. Vademecum sulle riforme istituzionali" (Laterza 2016). Da ultimo, ha pubblicato "Contro la democrazia diretta" (Einaudi 2020) e "Elogio delle tasse" (Edizioni Gruppo Abele 2021). Collabora con «il manifesto».

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«Democrazia diretta»: da chi?

Al voto, al voto (sulla piattaforma Rousseau)! Alla fine, dopo proclami e ripensamenti, la consultazione degli aderenti al Movimento 5Stelle sul nuovo governo è arrivata. Residua qualcosa della democrazia diretta un tempo evocata? A leggere il quesito sembra, piuttosto, una manipolazione gestita dall’alto. E non è la prima volta.

Fare scuola a casa: tra pragmatismo e antistatalismo

Sono alcune migliaia le famiglie italiane che si occupano direttamente dell’educazione dei figli. La loro estrazione, come segnala un libro recente, è eterogenea (libertari laici e fondamentalisti cristiani, minoranze etniche e religiose, antistatalisti e pedagogisti della descolarizzazione) ma alla base c’è sempre il disconoscimento della dimensione politica dell’esistenza.

Il nostro NO è contro una democrazia ancor più oligarchica

Nel referendum il nostro monosillabo sarà NO. Dov’è, infatti, il cambiamento radicale che milioni di elettori si aspettavano dal M5Stelle? Ancora una volta, la Costituzione è diventata il capro espiatorio di un fallimento politico e con il taglio numerico a essere (ancor più) emarginati saranno il dissenso, la libertà di giudizio, il pensiero critico.