Un urlo infinito attraversa il Mediterraneo

«Stiamo morendo» è l’urlo che arriva dai barconi alla deriva nel Mediterraneo fra la Libia e la zona SAR maltese e che si smorza nel silenzio della nostra omissione di soccorso. È un urlo straziante ma non è il solo. E resta senza risposta da parte di una politica insensibile e complice. Sia pure con qualche eccezione.

I sommersi e i salvati

L’immagine che ritrae il cadavere di un uomo incastrato tra i tubolari di un gommone, che vaga, rifiutato anche dopo morto, nel Mediterraneo, è l’emblema delle politiche migratorie nel mondo. Anche l’emozione e la rabbia sembrano svanire. Eppure un’alternativa esiste. Ma bisogna gridarla e, soprattutto, essere coerenti.

Le vite dei migranti contano?

I migranti continuano a morire. In mare e sulle spiagge o nei centri di detenzione libici. A migliaia. Eppure UE e Italia continuano a collaborare con la Guardia Costiera Libica nelle intercettazioni di massa di migranti nel Mediterraneo e nel loro respingimento in Libia. Lo documenta un dossier di alcune ONG diffuso il 17 giugno.

Migranti: il genocidio nascosto dal Covid-19

L’emergenza sanitaria del Covid-19, strumentalizzata dagli Stati, ha contribuito a dare una parvenza di legalità a politiche migratorie che integrano veri “crimini contro l’umanità”. Col terrore ossessivo del pericolo per i propri cittadini l’Occidente sta cancellando il diritto alla salute e alla vita degli “altri”.

Il vascello fantasma

Il 9 maggio, dopo sei giorni di attesa, 79 naufraghi raccolti in mare dal cargo “Marina”, battente bandiera di Antigua, sono stati autorizzati a sbarcare a Porto Empedocle: nel cuore della notte, in gran segreto e senza copertura di stampa. La nave “Marina”, immediatamente ripartita, è diventata un moderno vascello fantasma.

Tira una brutta aria

C’è, nel mondo, un’aria di ancien régime. In Germania la Corte costituzionale dà un duro colpo alla solidarietà europea. In Italia persino l’emersione dalla condizione servile di un esercito di invisibili incontra dure opposizioni. In questo deserto resta il papa di Roma a mettere al centro la dignità della persona e del lavoro.