Turchia: il processo al Partito Democratico dei Popoli e l’indifferenza dell’Europa

Con il “processo Kobane”, in corso nel carcere di Sincan ad Ankara, Erdogan cerca di cancellare, prima delle elezioni del maggio prossimo, il Partito Democratico dei Popoli (HDP), colpevole di difendere i diritti dei kurdi e di avere incitato a sostenere Kobane contro gli attacchi dell’Isis. Ma, nonostante le condanne della Turchia da parte di molte organizzazioni internazionali, l’Europa resta indifferente.

Violenza di Stato e guerra civile in Perù

In Perù il rovesciamento del presidente Pedro Castillo, reo di aver sottratto la vittoria elettorale alla leader dell’estrema destra Keiko Fujimori, ha dato la stura a una repressione violenta e indiscriminata che sta minando lo stato di diritto e facendo precipitare il Paese in una vera e propria guerra civile. Lo denuncia, in un drammatico appello, un folto gruppo di docenti, ricercatori e studiosi.

La guerra e il difetto di pensare

L’escalation del conflitto in Ucraina, con la fornitura a Kiev di nuove armi e carri armati, prosegue in modo massiccio. La guerra finirà, quando finirà, solo grazie a un compromesso. Tutti lo sanno ma continuano a proclamare che si combatterà fino alla “vittoria finale”, innescando così un meccanismo perverso che può essere inceppato solo dalla capacità delle donne e degli uomini di pensare e di ribellarsi.

Democrazia, autoritarismo, neoliberismo: Bolsonaro e non solo

L’attacco ai luoghi delle istituzioni democratiche avvenuto a Brasilia l’8 gennaio mostra il volto violento di un modello che non riguarda solo il Brasile. È una macchia nera che dilaga anche in Ungheria, in Polonia, in Svezia, in Israele, negli Stati Uniti e nella stessa Italia. Nuovi fascismi? Non lo so, ma certo c’è un’unione avvelenata di autoritarismo e neoliberismo che avvelena la democrazia.

I paradossi della democrazia: da Teheran a Brasilia

Mentre in Iran si lotta e si affrontano sofferenze inaudite per smantellare le strutture autoritarie del potere che soffocano i diritti umani e oltraggiano la dignità della persona, in altre parti del mondo, come il Brasile, esplodono vere e proprie ribellioni popolari che aggrediscono con modalità squadriste i Parlamenti e le istituzioni della rappresentanza. Sono i paradossi della democrazia.

Svezia: come si disperde una tradizione di civiltà giuridica

Sull’altare della sicurezza, interna ed esterna, la Svezia sta sacrificando ciò che l’aveva resa, pur tra molte contraddizioni, una “superpotenza morale”. Gli anticorpi sono da ricercare non nella sinistra di governo, riformista o radicale che sia, ma nella rete di organizzazioni e movimenti, laici e religiosi, che si oppongono alla barbarie, in nome di quella solidarietà e giustizia di cui il paese è stato a lungo modello per il mondo.

La Germania tra Europa, Stati Uniti e Cina

La politica tedesca, o almeno quella del cancelliere Scholz, è fortemente incline a ricercare una sua linea di maggiore autonomia strategica nel rapporto con la Cina, pur nell’ambito di un ancoraggio al quadro occidentale. Così la Germania indica per lo meno una possibilità, se non una scelta obbligata, agli altri membri dell’UE che, dalla Francia all’Italia, appaiono invece inerti.

Kosovo: una nuova guerra nel cuore dell’Europa?

Sta per scatenarsi in Kosovo una nuova guerra nel cuore dell’Europa? La cosa è probabile ché, se il Governo kosovaro continuerà a non rispettare gli accordi di Bruxelles del 2013 e a provocare la popolazione serba, una reazione da parte di Belgrado sembra inevitabile. Ancora una volta ci sono, a monte del conflitto, rilevanti interessi geopolitici. E di nuovo l’Europa è chiamata a schierarsi.

Una tregua: almeno a Natale

L’annuncio del Natale può inceppare anche le macchine belliche più poderose. È accaduto nella storia, può accadere ancora. Un cessate il fuoco temporaneo può persuadere i contendenti a metter in atto ulteriori riduzioni delle ostilità, in modo da alleviare le inaudite sofferenze dei civili vittime incolpevoli di un conflitto fratricida. Questo chiede un appello di ex diplomatici e di varie personalità.

Turchia. Erdoğan alla ricerca del consenso perduto

Nella Turchia fiaccata dalla crisi economica, il Governo di Erdoğan propone di creare una “safe zone” in Siria per ricollocare i rifugiati, colonizzando territori abitati prevalentemente da curdi. Nel frattempo bombarda il nord della Siria, in ritorsione per l’attentato del 13 novembre a Istanbul, ed emana ulteriori leggi liberticide. È un disperato tentativo di recuperare consenso in vista delle prossime elezioni.