Gianni Sartori, giornalista free lance, è stato militante (e responsabile per Vicenza) della Lega per i diritti e la liberazione dei popoli. Si è occupato e si occupa del popolo curdo, di Irlanda, Sudafrica (in particolare dell’apartheid), Armenia, America Latina (mapuche, moseten, Uw'a...), adivasi, aborigeni australiani, sinti e in genere di popoli oppressi e minoranze. Segue inoltre le questioni ambientali, anche locali (Nord-est).

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Quando l’Europa è complice: lo sterminio dei curdi

Mentre prosegue, da parte turca, il disegno di annientamento del popolo curdo anche a mezzo di armi chimiche, l’Europa chiude gli occhi, reprime le manifestazioni di protesta dei curdi in esilio, nega il diritto di asilo ed espelle i rifugiati verso le galere turche o iraniane. Accade in Serbia, in Francia, in Germania, in Olanda e persino in Svizzera. È questa l’Europa delle libertà?

Greta e i Curdi: «Le nostre lotte non sono scollegate»

L’ecologismo autentico, inteso come cura del creato nella sua unitarietà, si salda con le lotte per i diritti e le libertà di tutte e tutti. Lo dice, ancora una volta, Greta Thunberg partecipando alle manifestazioni indette in Svezia in solidarietà alla donne e al popolo curdo. «Jin jiyan azadi» («donna, vita, libertà») è il necessario complemento di «Svegliatevi, la nostra casa, la Terra, brucia!».

La sua colpa? Era curda e libera

Mahsa Amini aveva 22 anni ed è morta a Teheran per le percosse e torture ricevute. In realtà il suo nome era Jina, ma una giovane curda come lei non aveva diritto all’identità. Era stata arrestata per avere portato il velo in modo “scorretto”. Oggi, per lei e per la libertà del suo popolo, proteste e scioperi percorrono l’Iran e la repressione ha già provocato alcuni morti.

Cortina: ci manca solo l’aeroporto

«A Cortina serve un aeroporto!» parola della senatrice Santanchè, a suo dire “amica della montagna”. Non bastano il proliferare di seconde case e di alberghi, rifugi-alberghi, strade, impianti di risalita, piste da sci (con illuminazione notturna), bob olimpico e chi più ne ha più ne metta. Torna alla mente l’antica saggezza: «Dagli amici – almeno da certi amici – ci guardi Iddio…».

India. Una presidente di origine tribale non basta a fermare la repressione

In India l’elezione di una presidente di origine tribale, Droupadi Murmu, non ferma la repressione delle minoranze e dei movimenti indocili e refrattari al “progresso” neoliberista di Narendra Modi. L’elezione farà sicuramente gli interessi del partito dei fondamentalisti indù, ma è lecito chiedersi quali vantaggi porterà alla sopravvivenza delle lingue e della cultura tradizionale degli adivasi.

L’inferno delle carceri di sterminio turche

La repressione del popolo curdo da parte della Turchia comprende anche l’annientamento fisico (diretto o indiretto). Negli ultimi 10 giorni sono cinque i prigionieri politici curdi morti in carcere in circostanze sospette: Vedat Çem Erkmen, Ilyas Demir, Garibe Gezer, Abdülrezzak Şuyur e Halil Güneş. Il commento di fonti del Governo è lapidario: «sono terroristi in meno da nutrire in carcere».