“Un po’ di luce” di Ali Asgari

Arash ha deciso di uccidersi. È un medico iraniano che è stato radiato dall’albo per aver soccorso dei manifestanti feriti e la sua vita sembra non avere più scopo né senso in un mondo dove domina la violenza e che sembra senza speranza. Ma prima di morire ci sono delle cose da sistemare e, forse, capiterà di trovare ancora “un po’ di luce” prima del buio.

Frammenti di un discorso su “Naza”

Frammenti di un discorso. Come quelli di Barthes sull’amore. Per lo stesso identico motivo. Anche per Gaza si può parlare ormai solo per frammenti, come di fronte all’indicibile. Perché le parole cedono di fronte all’estremo e scrivere diventa un gesto impossibile e necessario. Gaza è per me l’amore di oggi. Questi frammenti d’un discorso sono suscitati dalla visione del documentario “Naza”.

“Naza” ovvero la banalità del male

“Naza” non è un film sul genocidio ma su chi lo giustifica. 24 soldati, appartenenti a unità d’élite, descrivono la routine della macchina di morte azionata a Gaza, un adempimento burocratico o poco più. Uccidendo e dando fuoco a tutto, anche ai ricordi, alle foto, ai libri. Renderlo esplicito ha suscitato, in Israele, un’ondata di isteria collettiva. Perché ha fatto cadere la maschera: per Israele e per noi.

La Mostra del Cinema di Venezia volta le spalle al presente?

Dopo la Mostra del 2025, dominata dalle polemiche suscitate dalla lettera del collettivo “Artists for Palestine Italia” e nella quale non mancavano opere dal contenuto politico, quest’anno in concorso prevalgono film dedicati alla famiglia, alla coppia e alle relazioni interpersonali. Pareva fosse rimasta fuori dal coro la sola voce di Ali Asgari che racconta cos’è oggi vivere in Iran. Ma poi…

L’Odissea di Nolan e la guerra alla fine della civiltà

L’“Odissea” di Nolan è una versione tragica e senza eroi, dove Ulisse non torna a Itaca a causa della colpa per la distruzione di Troia. Le polemiche sulla fedeltà della trasposizione non hanno senso ché la funzione del mito è quella di raccontare all’infinito la stessa storia in situazioni nuove. E in epoca di ritorno della guerra il racconto si oppone alla rivalutazione del modello virile e violento dell’eroe.

“Profumo di donna”, il lato B dell’estate italiana

Se il film per eccellenza dell’estate italiana continua a essere “Il sorpasso”, al nostro presente si addice di più quel suo disperato lato B che è “Profumo di donna” (1974), per la stessa regia di Dino Risi e con lo stesso Vittorio Gassman protagonista. Un invito a non perdere il proprio senso di umanità, anche nei tempi bui che stiamo vivendo e quando tutto sembra perduto.

“Ampio appartamento in palazzo di pregio”

Il documentario di Tiziano Locci e Tito Puglielli riflette sulla gentrificazione dei centri storici, raccontando lo sfratto dei condomini da un antico e fatiscente palazzo nel cuore di Palermo. Non lo fa con gli strumenti del cinema di denuncia, ma con lo sguardo rispettoso e pudico che si addice a un luogo sacro, sacro perché la casa contiene l’essenza delle persone e delle loro relazioni.

“Gioia mia” e il ritorno dei film carini

Gioia mia è un film fuori dal tempo, ripescato dalla memoria della regista esordiente Margherita Spampinato, che ricorda con nostalgia le sue estati di bambina degli anni Ottanta, mandata in vacanza in Sicilia dalla nonna. Proprio questa nostalgia costituisce un limite di un film comunque piacevole, nascondendo le asprezze della realtà sotto una spolverata di zucchero.

Quanto è rischiosa l’autofiction tradotta al cinema!

Due film (“Love me tender” e “La più piccola”) con parecchi punti in comune: registe donne, presentazione al Festival di Cannes 2025 e tematica queer. Entrambi i film scontano però il peso del libro da cui sono tratti e le registe non riescono a trovare la giusta distanza tra la voce che dice “io” nel libro e la sua traduzione cinematografica. Restano le buone interpretazioni delle attrici protagoniste.