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La sala professori e i disastri della “tolleranza zero”

La sala professori che dà il titolo all’ultimo film del regista turco-tedesco İlker Çatak è l’epicentro di una vicenda inquietante che si svolge in una scuola governata dall’ideologia della “tolleranza zero” e che coinvolge preside, insegnati, studenti: trasparente metafora della società, che apre a una riflessione sui governi (le sale professori) e sui cittadini (gli alunni).

“Suspiria”. In Germania va in scena la favola del male

Torna nelle sale, in versione restaurata, “Suspiria”, il film del 1977 che vide il passaggio di Dario Argento dal thriller all’horror. Poco compreso all’atto della sua uscita, il film è pieno di dissonanze e di apparenti incongruenze che rimandano al nazismo e all’attualità e hanno sullo sfondo una domanda: davvero il male può essere considerato semplicemente un disvalore morale?

“Te l’avevo detto”, il Natale nero di Ginevra Elkann

Un violento ribaltamento del buonismo natalizio in una Roma da piena crisi climatica dove, davanti al Vittoriano, tra le strade assolate e l’asfalto liquefatto, svetta incongruo un gigantesco albero di Natale. “Te l’avevo detto” di Ginevra Elkann è un film in totale controtendenza rispetto alla retorica nazionale. Mette addosso un profondo disagio ma ha il pregio di uscire dagli stereotipi.

“Palazzina Laf” di Michele Riondino

In un cinema come il nostro, nel quale il lavoro è sempre stato un tema poco rappresentato, Palazzina Laf è un film prezioso, da vedere assolutamente. Lo sfondo è l’Ilva di Taranto e le condizioni di lavoro al suo interno ma, per usare le parole del regista Michele Riondino, «è un film che parla di lavoratori e di come è nato un problema, non solo per Taranto ma per i lavoratori in generale».

“The Old Oak” di Ken Loach

“The Old Oak” è l’ultimo film di Ken Loach. L’ha dichiarato il regista stesso, ormai ottantasettenne, che si congeda ricordandoci, in questa società sempre più frammentaria e individualista, l’enorme forza che possiamo avere se siamo uniti. Una verità così semplice da essere scandalosa, tanto è in contrasto con il mondo in cui viviamo.

“Il grande carro” di Philippe Garrel

“Il grande carro” è il nuovo film di Philippe Garrel, ultimo continuatore della Nouvelle Vague. Il film, costruito intorno a un teatro dei burattini e ai suoi animatori, ha evidenti tratti autobiografici, ma è difficile da classificare. Perché è, appunto, come un carro, sul quale lo spettatore sale a una fermata qualunque, trovandosi in mezzo a una storia già iniziata da tempo e che continua.

Oppenheimer, un Prometeo senza vergogna

In “Oppenheimer” la storia del padre dell’atomica è privata di ogni drammaticità e l’accento si sposta dalla tragedia di Hiroshima all’ego del protagonista. È una banalizzazione cinica soprattutto laddove la costruzione della bomba è rappresentata come un qualunque “colpo grosso” cinematografico, con la suspense, il conto alla rovescia e poi l’esultanza di chi ha partecipato al progetto.

“Oci ciornie” e la natura morta

Il film di Nikita Michalkov “Oci ciornie” fruttò, nel 1987, a un grande Marcello Mastroianni la palma d’oro come miglior attore a Cannes. Sono passati, da allora, 36 anni ma il fascino del film resta intatto, con quella insistita inquadratura delle fette di anguria smangiucchiate nella stanza in cui si consuma la storia, riproduzione di un’unica grande natura morta.