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Occorre reagire. Non possiamo aspettare ancora

Il 25 aprile è appena trascorso, ma l’antifascismo – ci ricorda Gastone Cottino nel piccolo e prezioso volume “All’armi son fascisti!” – deve essere pratica quotidiana. La continuità tra il fascismo di ieri e il fascismo di oggi è nelle cose, nei simboli, nelle ascendenze ma ancor più negli interessi rappresentati. Occorre esserne consapevoli e reagire. Subito, perché non possiamo aspettare ancora.

Il senso di colpa, Gaza e la Shoah

Un giusto senso di colpa blocca la discussione sulla questione palestinese. Ma l’analisi deve essere rigorosa. La Shoah non è stata frutto di uno spontaneismo della Storia: covava da secoli nell’antisemitismo europeo ed era stata “secolarizzata” dal nazionalismo, dal razzismo e dall’imperialismo. Oggi c’è il rischio che, sostenendo Israele, si legittimi di nuovo il meccanismo coloniale che ha reso possibile l’Olocausto.

Più diritti meno razzismo. Una guida pratica

Ci sono, sul territorio, molti servizi e sportelli contro il razzismo e le discriminazioni. Ai loro operatori è destinata la guida predisposta da Cospe e Lunaria, utile peraltro per tutti e tutte. Vi si trovano non solo le nozioni fondamentali (razzismo, discriminazioni, molestie, discorsi e reati a sfondo discriminatorio) ma anche l’indicazione delle norme civili e penali di riferimento e la presentazione di alcuni casi pratici.

Discriminazioni e razzismo nello sport: il caso Italia

Gli stadi e i luoghi sportivi sono laboratori di sperimentazione sociale e politica di grande importanza per legittimare o delegittimare la discriminazione e il razzismo. Da questa premessa prende le mosse il rapporto di Lunaria e Uisp al riguardo che, a partire da 21 interviste a interlocutori privilegiati, fornisce importanti indicazioni anche sul modo per monitorare il fenomeno del razzismo nello sport.

Il razzismo di oggi è lo stesso del secolo scorso. L’Italia ammetta le sue colpe

Rinasce in Italia la peste dell’antisemitismo. Non un antisemitismo “nuovo” ma quello di sempre. Il punto è che l’Italia non ha mai fatto un serio esame di coscienza. Per vincere l’antisemitismo c’è una sola strada: l’ammissione delle proprie colpe da parte di chi ha professato una fede fascista e razzista e oggi si fa bugiardo paladino di democrazia.

Israele, la Palestina e il razzismo della pelle bianca

Hamas che sgozza i neonati è il male, Israele che bombarda un intero popolo inerme, ridotto alla sete, è il male. Non si tratta di scegliere: si tratta di mostrare che un’altra prospettiva è possibile. E invece le reazioni di noi occidentali sono terribili. Terribili perché disumane: perché vediamo, e condanniamo, le mostruosità degli ‘altri’ mentre minimizziamo e anzi giustifichiamo quelle dei nostri.

Oltre l’eurocentrismo: la lezione dello sport

Nei recenti mondiali di atletica di Budapest sono andate a medaglia ben 48 nazioni. Kenya, Etiopia e Uganda sono, in questa graduatoria, davanti all’Italia e ci sono, nell’elenco, Qatar, Grenada, Porto Rico, Pakistan, Isole Vergini, Botswana, Venezuela, India, Burkina Faso, Bahrein e via elencando. La cosa vale anche per gran parte delle altre discipline. Almeno nello sport l’eurocentrismo è finito.

Io sono (e resto) Giorgia

Giorgia Meloni è molto brava a recitare e ha scelto un copione rassicurante per l’establishment: quello di una destra neoliberista, ultra-conservatrice, atlantista e guerrafondaia. Ma la sua storia e mille indizi mostrano che, al di là della recita, la sua autentica visione della società è molto vicina a quella del generale Vannacci. Del resto basta leggere un suo libro di appena quattro anni fa.

Il confine del colore

La pelle di un individuo può diventare – è diventata – un terribile elemento di discriminazione, uno dei pilastri su cui poggia il razzismo. Spesso il colore della pelle traccia un confine, che trasforma un dato cromatico in un marchio indicativo delle presunte caratteristiche culturali di un determinato gruppo (i neri, i pellerossa, i gialli). Così il colore diventa l’altra faccia dei rapporti di forza tra le persone e tra i popoli.