Andrea Musacci, giornalista, collabora, tra gli altri, con “Avvenire” e con il settimanale “La Voce di Ferrara-Comacchio”
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Italo Balbo è stato un fascista della prima ora, picchiatore e squadrista, quadrumviro della marcia su Roma, ministro e governatore della Libia, dove si distinse per un colonialismo particolarmente sanguinario. Eppure oggi Ferrara lo celebra come cittadino illustre nel “Festival delle Città identitarie”. È una delle tecniche del nuovo fascismo: rendere i gerarchi neri simboli dell’identità italiana, normalizzarli, celebrarli.
Elettra, ferrarese di 29 anni, è una dei 22 italiani sequestrati dall’esercito israeliano la notte tra il 29 e il 30 aprile a bordo di una nave della Global Sumud Flotilla diretta a Gaza: “Ci hanno minacciati e fatti inginocchiare, con le mani sopra la testa. Alcune donne sono state trascinate via e hanno dei lividi, i visi gonfi; ho visto anche delle tumefazioni a pochi centimetri dai genitali o traumi cranici, nasi e costole rotte”.
Il grattacielo è il simbolo dell’altra Ferrara. Inaugurato nel 1958, per inserire un elemento di modernità verticale nel contesto di una città fatta di edifici medievali e rinascimentali, e destinato ai ceti medio-alti, è presto diventato insediamento di immigrati e marginali. Aprendo una contraddizione nella città fino allo sgombero, nei mesi scorsi, di 800 famiglie. A dimostrazione della mancanza di politiche lungimiranti.