I crimini di Israele e i silenzi dell’Europa

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Assumendo un iperdosaggio di cinismo si potrebbe anche dire che in fondo con l’approvazione della legge sulla pena di morte, approvata di recente dalla Knesset, Israele non ha aggiunto nulla di nuovo al suo precipitare nell’abisso di continue violazioni dei valori morali, del diritto umano e del diritto internazionale. Ma la legalizzazione della pena di morte per impiccagione prevista solo per i Palestinesi colpevoli di terrorismo è una insuperabile e imperdonabile dose di razzismo che si è diffuso nella società israeliana, dominata da un Governo ultrareazionario che ha disumanizzato il popolo palestinese ormai considerato, nel suo insieme dal neonato all’anziano, terrorista perché si oppone dalla continua espansione, manu militari, di Israele.

Va comunque detto che la pena di morte da anni viene già applicata ed eseguita dallo Stato di Israele, senza alcun processo e arbitrariamente, tramite il Mossad che ha compiuto innumerevoli omicidi nei confronti di chi si oppone al sionismo e in particolare alla realizzazione del “Grande Israele”. Pena di morte giustificata con l’uso e l’abuso del termine “terrorista”, etichetta viene utilizzata per giustificare ogni omicidio compiuto, anche a livello internazionale, al di fuori della Stato di Israele. E in questi casi i media, con rare eccezioni, in pieno conformismo e sudditanza nei confronti delle linee dei governi occidentali, incapaci di qualunque presa di posizione e condanna, si limitano alla descrizione delle tecniche e della logistica utilizzata per l’eliminazione dei presunti terroristi senza denunciare a chiare lettere che sono omicidi commessi al di fuori di ogni legalità.

Sarà anche vero – e lo è – che la guerra tira fuori il peggio dell’uomo ma questo non giustifica le barbarie “dell’esercito più morale al mondo”: l’IDF israeliano che applica, apertamente, la pena di morte. In questi anni si sono registrate continue violazioni dei diritti umani con massacri indiscriminati, l’eliminazione mirata di oltre duecento giornalisti, personale della Croce Rossa assassinato mentre presta soccorso e l’uso di civili palestinesi usati come scudi umani nelle operazioni militari a Gaza. È illuminante, a questo proposito, il documentario Breaking Ranks: Inside Israel’s War trasmesso nel Regno Unito, che raccoglie testimonianze di soldati: «Se vuoi sparare senza freni, su chiunque, a Gaza puoi farlo. […] La designazione di chi è un nemico o un terrorista è arbitraria. […] Se camminano troppo velocemente, sono sospetti. Se camminano troppo lentamente, sono sospetti. […] Se tre uomini stanno camminando e uno di loro resta indietro, sono sospetti». Non c’è stato e non c’è alcun rispetto, nel comportamento dell’IDF, della Convenzione di Ginevra che intima di non attaccare i civili e impone la netta differenza tra obiettivi militari e civili. Gaza è stata rasa al suolo e i morti palestinesi sono stati oltre 70.000, e come rilevato dall’ONU oltre la metà sono minorenni, quasi 20.000 bambini, 28.000 le donne.

Soldati o predoni? Secondo un’inchiesta del quotidiano di opposizione Haaretz (quotidiano israeliano progressista) i militari “dell’esercito più morale al mondo”, dopo l’evacuazione dei civili dai villaggi nel Libano del sud, imposta con continui bombardamenti, si sono “impegnati” nel saccheggio dei beni abbandonati nelle case.

Un capitolo a parte, in questo abisso di ignobiltà, è la continua e violenta espansione delle colonie in Cisgiordania appoggiata dall’esercito nel rispetto delle linee guida di un Governo, il cui premier Benjamin Netanyahu ha un mandato di arresto della Corte penale internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità, e il ministro per la Sicurezza Itamar Ben-Gvir, leader del partito di estrema destra Otzma Yehudit, ha festeggiato il suo compleanno con una torta con la decorazione di un cappio e pistole per brindare all’introduzione ufficiale della pena di morte.

Di fronte a tanta degenerazione che investe lo Stato di Israele nel suo complesso, sempre più teocratico e sempre meno laico, alcuni parlamentari del PD tra cui gli onorevoli Del Rio e Fassino (viene da chiedersi su quale pianeta vivano) non hanno trovato niente di meglio che proporre un disegno di legge, approvato al Senato e non ancora alla Camera, che di fatto riduce la possibilità di critica contro l’idea sionista del “grande Israele” mettendola sullo stesso piano dell’antisemitismo. Forse, anzi senza forse, dovrebbero invece preoccuparsi del destino del popolo palestinese destinato a una catastrofe definitiva, una Nakba senza possibilità ritorno.

Si può sorvolare, fino a un certo punto, sull’evanescente ministro degli Esteri Tajani che, al massimo, secondo le consuete dichiarazioni stereotipate, potrebbe, dopo il monitoraggio della situazione, proporre, eventualmente, sanzioni…. ma solo “verso i coloni più violenti” (la satira di Crozza, tanto amara quanto pungente, gli suggerisce di sanzionarli con il ritiro dell’amicizia da Facebook). Ma è il Governo nel suo complesso che porta il peso di gravi errori di valutazione in politica estera il cui costo economico ricade sui cittadini: l’aver costantemente ostacolato qualunque iniziativa per imporre sanzioni allo Stato di Israele, come l’aver blandito ossequiosamente per anni la sregolata prepotenza di Trump, ha contribuito al pari di altri membri dell’UE, con l’eccezione di Spagna e Francia, a garantire una totale libertà d’azione a due pericolosi alleati che, nel pieno dispregio del diritto internazionale, mirano a consolidare il proprio strapotere geopolitico ed economico sia in Medio Oriente sia sull’intero Pianeta. Al silenzio-assenso dell’UE sul rapimento del Presidente del Venezuela e al meloniano “non condivido né condanno” sulla guerra scatenata in Iran dagli USA, teleguidati dal Governo Netanyahu che ne approfitta per occupare il Libano del Sud, seguirà sicuramente un atteggiamento altrettanto pusillanime verso l’annunciata occupazione di Cuba. In fondo Cuba è lontana e anche un po’ comunista…

È evidente che non solo l’Italia ma anche altri Stati abbiano mandato in Europa i “politici” più scarsi, quelli non eletti nei Parlamenti nazionali nemmeno con i listini bloccati. E l’UE mostra tutta la sua evanescenza nel non prendere alcuna posizione nei confronti di Israele (che ormai si ritiene impunito e libero di fare e disfare, a proprio uso e consumo, i confini degli Stati del Medio Oriente) e nel non reagire, se non con un balbettio insignificante, contro l’unilateralismo USA (che applica i dazi per terremotare l’economia del vecchio continente). Eppure la principale vittima sacrificale sull’altare del duo Trump-Netanyahu sarà proprio l’Europa, già indebolita al proprio interno dal Gruppo parlamentare dei Conservatori e dei Riformisti Europei, di cui Giorgia Meloni è presidente, che punta a un ritorno antistorico e perdente del nazionalismo nel momento in cui invece è più che necessaria un’Unione Europea che sappia fare squadra, per non finire a pezzi e diventare subalterna del nuovo corso imperialista degli USA, ben più pericoloso, per l’Europa, di quello, altrettanto inaccettabile, della Russia.

Gli autori

Giovanni Vighetti

Giovanni Vighetti vive a Bussoleno ed è esponente del Movimento No Tav. E' appassionato e conoscitore della montagna che frequenta in scialpinismo, mtb ed escursionismo.

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2 Comments on “I crimini di Israele e i silenzi dell’Europa”

  1. E’ praticamente impossibile descrivere la crudeltà e il fanatismo di Israele. Io provo spesso ad immaginarmi la condizione di un bambino amputato, orfano e senza più nessun parente. Non è una rarità tra i bambini palestinesi ancora sopravvissuti che le tre condizioni si presentino contemporaneamente. Provo ad immaginarmi anche i bambini detenuti nelle carceri israeliane (per Israele la maggiore età palestinese è 12 anni – così non gli puoi contestare nemmeno che stanno abusando un bambino). E’ ormai comprovato che la tortura è sistematica e brutale. E’ altrettanto praticamente impossibile capire la complicità dell’Europa in mezzo a tanto orrore. La storia sarà impietosa nei nostri confronti. Ritornando a Israele “Un sondaggio di fine maggio 2025 (Haaretz/Penn State University) ha indicato che l’82% degli ebrei israeliani intervistati sosteneva la “pulizia etnica” dei palestinesi a Gaza, con il 56% a favore dell’espulsione forzata dei cittadini arabi israeliani e il 47% a supporto dell’uccisione di tutti gli abitanti delle zone conquistate”. Il problema non è dunque Netanyahu, Ben Gvir, Smotrich e altri delinquenti al governo… è la società tutta malata di razzismo e fanatismo, basta guardare qua https://t.me/lantidiplomatico/53803
    Mi vergogno di essere europeo.

  2. Gli articoli di Vighetti offrono approfondimenti che, con attenzione, analisi e leggibilità ripercorrono la drammaticità del momento in cui viviamo ! Supera certi giornalisti/gornalai in circolazione. Complimenti

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