La scuola della destra e quella che vogliamo

Dietro i provvedimenti del ministro Valditara c’è un disegno: riportare indietro le lancette dell’orologio e restaurare la rigorosa selezione di classe e la scarsa democrazia che hanno caratterizzato per decenni la scuola. Molti i temi implicati. Alcuni su tutti: la questione dell’autonomia, l’assetto della scuola secondaria di secondo grado, la repressione del dissenso, gli effetti del calo demografico, l’inclusione.

Scuola delle discipline e scuola del disciplinamento

Con il Governo della destra, nella scuola convergono la nostalgia per il passato e una crescente repressione verso i ragazzi che in qualche modo, anche con comportamenti impropri, evocano il futuro. La scuola delle discipline si trasforma così in scuola del disciplinamento, in un processo di cui è segno evidente il rilievo attribuito al voto di condotta che fa media con gli apprendimenti e può provocare la bocciatura a prescindere.

Polizia senza legittimazione e crescita della devianza

Molti episodi drammatici incrinano pesantemente la fiducia di ampi strati sociali nei confronti della polizia. Ciò produce un circolo vizioso: da un lato, di radicalizzazione e di esplosioni di rabbia; dall’altro, di crescita abnorme della repressione nel (vano) tentativo di riacquistare consenso. Questa spirale perversa può essere disinnescata solo ripartendo da una cultura di polizia rispettosa dei diritti di tutti.

Carcere, dipendenze, comunità: i numeri a caso del ministro Nordio

Ci sono, in carcere, 20mila persone con problemi di dipendenza. Il Governo vara un disegno di legge che estende i casi di detenzione domiciliare e il ministro Nordio promette la scarcerazione e la cura in comunità di 10mila tossicodipendenti. In realtà, con gli stanziamenti previsti, saranno forse 500, il provvedimento presenta molte criticità e restano fermi i reati, di comprovata inefficacia, connessi con gli stupefacenti.

Genova, la nostra storia

Ci sono eventi che segnano le vite delle donne, degli uomini e di un intero Paese. Per la mia generazione il riferimento naturale è la strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969. Poco più di trent’anni dopo, i fatti di Genova del 19-22 luglio 2001 hanno di nuovo segnato un’epoca e le generazioni che la abitavano. Ripercorrere quegli eventi è necessario, non solo per ricordare ma anche per andare avanti.

Parola d’ordine: repressione: Genova tra continuità e svolta

Anche se il luglio del 2001 a Genova non va ricordato solo per la violenza della polizia contro chi protestava, non c’è dubbio che la repressione del Genoa Social Forum ha rappresentato un tentativo di criminalizzare un intero movimento. Se quel tentativo è fallito per la massiccia reazione a livello nazionale e internazionale, le forme di quella repressione non erano nuove e non sono state dismesse dopo Genova.

Attualizzare Genova? Un’esperienza

Perché in centinaia di migliaia raggiunsero Genova, in quell’estate torrida, anziché andare in vacanza? Questa domanda mi spinse, giovanissima, a cercarne le ragioni e, poi, a prendere un treno e ad andare a Genova. Da allora, ogni anno, le iniziative di luglio sono una tappa obbligata per cercare di ribaltare una narrazione che vorrebbe rendere gli oppressi colpevoli dell’oppressione.

Guida di autodifesa contro la repressione

“Guidelines for Defenders – Guida essenziale di autodifesa contro la repressione” è un vademecum rivolto ad attiviste e attivisti con indicazioni per affrontare manifestazioni, controlli di polizia, perquisizioni, accompagnamenti in questura, misure preventive e procedimenti amministrativi e per documentare eventuali abusi nonché informazioni utili sui principali dispositivi repressivi oggi utilizzati contro i movimenti sociali.

Repressione è civiltà? Sul DL n. 23/2026

“La repressione è il nostro vaccino! Repressione è civiltà!”. Così diceva Gian Maria Volontè nei panni del commissario del film “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”. Era il 1970 ma sembra oggi. A un anno dal decreto legge n. 348/2025, monumento alla repressione del disagio e del dissenso, il decreto n. 23/2026 (convertito in legge il 24 aprile) completa l’opera attaccando, soprattutto, le manifestazioni.

Repressione: avanti tutta!

È partita la corsa contro il tempo per convertire in legge l’ennesimo decreto in tema di sicurezza e ordine pubblico. Prosegue e si intensifica il processo di trasferimento all’autorità amministrativa della possibilità di limitare ampi settori di diritti e libertà e di restringimento degli spazi di manifestazione e di espressione del dissenso. Il disegno autoritario della destra, contenuto dall’esito del referendum, continua su altri piani.