L’Ungheria è vicina

Mentre la polizia manganella studenti e ambientalisti e trattiene in questura dimostranti e giornalisti durante le manifestazioni, la maggioranza prepara una nuova stretta repressiva prevedendo il carcere fino a venticinque anni per il reato di resistenza in manifestazioni contro le grandi opere. Non basta. La presidente Meloni chiede, in modo sinistramente provocatorio, quali sono le libertà aggredite dal Governo e l’opposizione balbetta.

Le università trasformate in fabbriche da disciplinare

Nelle manifestazioni in corso negli Stati Uniti la novità è la richiesta di intervento della polizia contro gli studenti da parte dei rettori. È la conseguenza della trasformazione delle Università da luoghi di cultura e di educazione al pensiero critico in fabbriche di laureati per le aziende. Per questo esito gli amministratori sono pagati dai donatori e i profitti interessano più dei valori.

Ma è proprio vero che i russi non si ribellano?

Nel 2023, 5.024 soldati russi sono stati processati per diserzione. Dal 2022 al gennaio di quest’anno sono stati aperti procedimenti penali contro 1.082 dissenzienti politici. E, a fianco di chi viene arrestare e processato, sono in molti a praticare una quotidiana resistenza culturale e morale. Un libro recente indaga questa importante area che intercorre fra consenso e rivoluzione, fra silenzio e rivolta.

Le manganellate di Pisa non sono un “incidente”

Le manganellate di Pisa e Firenze, non diverse da quelle che più volte hanno colpito a Torino o in Valle di Susa, non sono un semplice “incidente” e meritano un’analisi sul lungo periodo. Esse chiamano in causa non solo agli agenti che ne sono stati autori ma anche gli apparati di polizia che hanno sfuggito un rinnovamento democratico e le forze politiche che, per ragioni di consenso, omettono di denunciarlo.

23 febbraio 2024: no alla repressione, no alle guerre

Oggi non è una giornata allegra. Le immagini dei telegiornali sono inequivocabili: a Pisa e a Firenze cortei di studenti inermi e con le mani alzate sono stati respinti a suon di manganellate da poliziotti in tenuta antisommossa. I manifestanti chiedevano la fine del massacro in corso a Gaza. Mentre la guerra si fa sempre più crudele, cresce la repressione. È una brutta deriva contro cui occorre reagire.

Torino e il “caso Askatasuna”: due modelli di città

La scelta del centro sociale Askatasuna e del Comune di Torino di sperimentare percorsi nuovi di gestione di spazi urbani occupati, valorizzando il confronto e un accesso diffuso ai beni comuni, infrange il modello “Torino laboratorio di repressione”. È una diversa visione di città, il cui governo si misura con l’antagonismo sociale e la partecipazione dal basso. Un percorso difficile ma ricco di potenzialità.