Giuseppe Bagni, insegnante, è stato membro del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione e presidente nazionale del Cidi - Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti. Al mondo della scuola ha dedicato i saggi “Insegnare a chi non vuole imparare” (2005) e “Suonare in caso di tristezza” (2021).

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Scuola delle discipline e scuola del disciplinamento

Con il Governo della destra, nella scuola convergono la nostalgia per il passato e una crescente repressione verso i ragazzi che in qualche modo, anche con comportamenti impropri, evocano il futuro. La scuola delle discipline si trasforma così in scuola del disciplinamento, in un processo di cui è segno evidente il rilievo attribuito al voto di condotta che fa media con gli apprendimenti e può provocare la bocciatura a prescindere.

Un quindicenne non è la metà di un trentenne

I giovani fanno paura. Dare loro un sostegno sociale e un’istruzione adeguata e responsabilizzante è considerato un lusso impossibile. L’ultima trovata del Governo è punirli anche se hanno 14 anni o poco più: non possono votare né lavorare sotto contratto, ma possono andare in galera. Uno striscione al corteo del 2 ottobre 2025 recitava “Giù le mani dai bambini!”. Occorre farlo diventare un programma politico.

La scuola di Valditara: una pratica di disciplinamento

Il progetto di scuola della destra è chiaro: i più bravi potranno scegliere un liceo, i meno bravi con basse aspettative potranno accedere a un tecnico o a un professionale, per i meno bravi dei meno bravi c’è sempre la Filiera che permette lo “sconto di pena” di un anno. La scuola, da occasione e strumento di emancipazione, torna ad essere “pratica di disciplinamento” degli allievi. Ma noi, è questo che vogliamo?