La separazione tra pubblici ministeri e giudici: un problema politico, non tecnico

Sotto il profilo sistematico la separazione delle carriere e la discrezionalità dell’azione penale possono essere praticabili. Ma, purtroppo, non viviamo nel migliore dei mondi possibile. Se l’insofferenza della politica (e dell’amministrazione) a controlli e regole permane, l’unicità delle carriere e l’obbligatorietà dell’azione penale restano presidi indispensabili del sistema.

Cutro. I morti e i vivi

È passato un anno dalla notte del 26 febbraio, quando il caicco Summer Love, lasciato senza soccorsi, si schiantò sulla spiaggia di Cutro. A bordo c’erano 180 persone. Morirono in 94, tra cui 34 bambini. Il ministro Piantedosi commentò che «non avrebbero dovuto partire» e la presidente del Consiglio lasciò la Calabria con una fuga ingloriosa. I superstiti e i parenti delle vittime aspettano ancora giustizia.

È la pace la precondizione della giustizia, non il contrario

L’idea che non possa esservi pace senza giustizia, pur sostenuta dai più, è infondata e fallace. L’impostazione va piuttosto capovolta: non è possibile la giustizia, senza che vi sia la pace, che è, appunto, precondizione per risolvere le questioni con giustizia. Pensare il contrario significa, a ben guardare, voler imporre la propria visione della giustizia, e cioè una certa civiltà e un certo sistema di valori.

Il lavoro oggi: tra romanzo e realtà

È un romanzo, “Per giusta causa”, di Danilo Conte, avvocato del lavoro. Un romanzo straordinariamente politico. Perché non afferma tesi, non è un saggio di diritto. Solo racconta. Il suo personaggio è un po’ quello di un coro greco: assiste, ascolta, non commenta più di tanto. Storie di vita così incredibili da non poter essere che vere. Storie di lavoro sfruttato, di dignità ferita, di vita negata. Umiliazioni. E però anche resistenza.

Il “pacchetto Nordio” e la giustizia dopo Berlusconi

Il pacchetto Nordio sulla giustizia sta provocando polemiche e contrapposizioni. Eccessive verrebbe da dire, trattandosi in realtà di una modesta e minimale accozzaglia di interventi eterogenei, se non fosse per la concezione strumentale del garantismo che, nelle previsioni e nelle omissioni, esso rivela e che lo rende, anziché veicolo di uguaglianza e di tutela, strumento di sopraffazione e di privilegio.

La giustizia, ascoltando De André

“Alla Stazione successiva” (di Raffaele Caruso, sottotitolo “La giustizia, ascoltando De André”) è un libro da leggere e ascoltare. Un libro che chiama in gioco di continuo le emozioni e le esperienze di ogni lettore che possegga due fondamentali requisiti: la passione per le visioni del cantautore genovese e, in un modo o nell’altro, il lavoro con gli arnesi del diritto.

Giustizia e misericordia: conversazione con Elvio Fassone

La Costituzione, se la si legge con mente sgombra, insegna la strada giusta. Per prima cosa essa afferma che le pene non possono essere contrarie al senso di umanità. Quindi è consapevole che la pena è per sua natura sofferenza, ma necessaria. Ma, poi, va oltre. La pena, per quanto severa, incontra il limite dell’umanità, e questo limite si oppone all’ergastolo ostativo, cioè al “fine pena mai”.

Pacifismo radicale. Non c’è giustizia senza pace

La pace non è possibile conseguirla alimentando la guerra o richiedendo come sua condizione preliminare la giustizia. Il discorso va capovolto: non è possibile la giustizia, senza che vi sia la pace. È quest’ultima ad essere la precondizione affinché si possano risolvere le questioni con giustizia, che è sempre il frutto di un compromesso. Per questo non c’è alternativa a un radicale, e insieme pragmatico, pacifismo.

Lo stigma del pacifismo e l’insostenibile concretezza delle armi

L’eterogeneità delle critiche rivolte ai “pacifisti” rivela che la contraddizione è negli occhi di chi guarda: di chi si lava la coscienza chiedendo armi che altri useranno. Noi, la “sinistra occidentale”, sappiamo poco dell’Europa dell’est; ma conosciamo bene il nostro mondo e il suo assolutismo amorale che pretende di dominare sull’intero globo con l’unica concretezza che conosce: quella del denaro, e delle armi.