Le lapidi partigiane: in città e in montagna

In città come in montagna, distratti da diverse ragioni, passiamo spesso di fianco a lapidi che ricordano nomi, per lo più sconosciuti, di chi ha partecipato alla Resistenza perdendoci la vita. In genere non ci fermiamo e non le vediamo. Eppure sono la nostra storia. Fermarsi, leggere e riflettere ci può rinfrescare la memoria sulle origini della Repubblica e aiutare a reagire all’offesa alla memoria portata dai fascisti al governo.

L’umanità e la resistenza. A proposito di “Magnifica Humanitas”

Una conclusione che si può trarre dalla prima enciclica di Leone XIV è che l’orizzonte cristiano e quello socialista condividono un terreno di resistenza dell’umano, ed entrambi si sottraggono al dualismo tra catastrofismo apocalittico e apologia, che da sempre accompagna il mutamento tecnologico. È un’ottima base per dialogare sul futuro e per riappropriarci, come umanità, della domanda: “Cosa vogliamo costruire?”.

Gli sdraiati ci salveranno

Ma davvero i ragazzi e le ragazze sono disimpegnati e “sdraiati” e preferiscono il divano alla politica? I fatti, a guardarli bene, ci dicono di no. Certo, l’epoca delle forti appartenenze è finita con il Novecento e la storia dei partiti comunisti. Ma quel che i giovani disincantati rifiutano non è la politica bensì la rappresentanza. La vita politica oggi è personale oppure non è niente. E in essa fioriscono la resistenza e l’esodo.

Ci vuole un Comitato di Liberazione Nazionale

Il nostro assetto costituzionale è in pericolo e non sopravviverebbe a una vittoria della destra nelle prossime elezioni. L’entità della sfida richiede, come nella Resistenza, la costruzione di un Comitato di Liberazione Nazionale. Non a qualunque costo, peraltro, ma con un forte rinnovamento e un profondo ripensamento delle politiche perseguite inseguendo destra e liberismo e della posizione nei confronti della guerra.

2 giugno: il senso della Repubblica

Il 2 giugno 1946, con il referendum istituzionale, nasce la Repubblica e, con l’elezione dell’Assemblea costituente, si pongono le basi per la Costituzione. Ciò avviene, per la prima volta nella storia nazionale, a suffragio universale. Ed è subito chiara l’importanza della partecipazione delle donne nella definizione di un progetto che, ancora oggi, è alternativo all’esistente, contro la guerra, la disumanizzazione, la sopraffazione.

Franco Faggiani, La luce del primo mattino (Fazi, 2026)

Una storia di resistenza e di solidarietà femminile. Andina è vedova, con un figlio da crescere. Fa la libraia ambulante nell’Appennino: un mestiere difficile in un mondo dove il lavoro e l’imprenditorialità sono prettamente maschili. Poi conosce Stella, anche lei ambulante. Uniscono le forze e, al riparo di un portico di Genova, con la loro bancarella, iniziano un’attività che oggi noi portiamo avanti al caldo delle nostre librerie.

Questo 25 aprile

Quest’anno, il 25 aprile ci richiama a tre questioni, fondamentali nel 1945 e oggi di prepotente attualità: la liberazione dal fascismo, la fine della guerra voluta da Hitler e Mussolini e l’adozione della Costituzione repubblicana. Il fascismo è di nuovo nelle istituzioni, la guerra dilaga nel mondo, la Costituzione è sotto attacco. Il 25 aprile, lungi dall’essere una vuota celebrazione, deve essere il richiamo a una nuova resistenza.

Il 25 aprile coinvolge anche il Sud

Il 25 aprile del 1945, quando venne proclamata l’insurrezione generale a Milano, il Mezzogiorno era già stato liberato da 19 mesi. Ciò spiega le ragioni per cui la festa del 25 aprile è maggiormente celebrata nelle città del Centro-Nord. Ma non va dimenticato il contributo alla Resistenza, con fatti specifici e con la partecipazione alla lotta partigiana anche in ruoli di primo piano, di militari ed emigrati provenienti dal Sud.

Iran. La guerra non può essere vinta, ma solo allargata

La guerra scatenata contro l’Iran dall’asse Usa-Israele, non può essere vinta. Per le caratteristiche dell’Iran che è, insieme, Stato e movimento di resistenza diffuso. La guerra convenzionale nei suoi confronti non funziona. Ogni bomba che cade rafforza la narrativa della forza dell’Iran e dell’indegnità del nemico. Ogni martire consolida il pantheon. Ogni banca colpita dimostra ai poveri da che parte sta l’oppressore.