Il Governo, il “salario giusto” e la truffa delle parole

“Il decreto legge del 1° maggio migliorerà le condizioni dei lavoratori”. Così dice il Governo. Ma la realtà è altra e l’operazione si rivela di pura facciata: il salario “giusto” cui si fa riferimento è quello minimo (e insufficiente) previsto dalla contrattazione collettiva, il contrasto al caporalato digitale non fa che confermare quanto stabilito dalla giurisprudenza e le aziende che violano la legge e i contratti restano impunite.

Questo primo maggio

Lunedì non sarà un primo maggio di festa. Governo e maggioranza stanno assestando un colpo di grazia ai diritti strappati in decenni di lotte e sopravvissuti al fuoco dei cecchini. E manca una reazione adeguata: i sindacati non osano neppure pronunciare la parola sciopero e, quel che è peggio, nei luoghi di lavoro prevale la rassegnazione. Bisognerà lavorare sodo per tornare ad avere un primo maggio di lotta.

Il male oscuro del Primo maggio a Torino

A Torino il doppio volto del tradizionale corteo del Primo maggio rivela, come un termometro, il confronto tra un mondo del lavoro in declino, scialbo e senza parole, e una realtà emergente che contesta l’attuale paradigma prevalente in nome della difesa del territorio, di una vita a misura umana e di un lavoro non asservito. In mezzo: la polizia.