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E' titolare delle cattedre di Scienza della politica, presso il Dipartimento di studi giuridici, politici, economici e sociali dell'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro", si è occupato tra l'altro dell'analisi dei processi produttivi (fordismo, post-fordismo, globalizzazione), della "cultura di destra" e, più in genere, delle forme politiche del Novecento e dell'"Oltre-novecento". La sua opera più recente: "Populismo 2.0". È coautore con Scipione Guarracino e Peppino Ortoleva di uno dei più diffusi manuali scolastici di storia moderna e contemporanea (Bruno Mondadori, 1ª ed. 1993).

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Maledetta Livorno?

La “scissione di Livorno”, deprecata oggi da molti come simbolo di una vocazione autolesionistica della sinistra, era in realtà inevitabile: la Rivoluzione russa aveva scavato un fossato incolmabile tra riformisti e rivoluzionari. La tragedia fu nel fatto che venne troppo tardi, nella fase del riflusso, come intuì per primo Gramsci.

Il piffero di Rignano

Come i pifferi di montagna che andarono per suonare e furono suonati, Renzi si è fatto del male: a sé, e a tutti noi. Perché? Perché è fatto così: incarna quello che Benjamin chiamò il “carattere del distruttore”. E perché la crisi della sovranità nazionale esaspera la narrazione narcisistica e cannibalica di chi alla Rappresentanza ha sostituito la Rappresentazione

American tragedy

Dicevano di voler “Fare l’America Grande”, in un pomeriggio di follia l’hanno ridotta a una “Repubblica delle banane”. Il 6 gennaio testimonia dello stato comatoso della democrazia americana, punto d’approdo di una lunga caduta che ha disgregato società e lavoro, prodotto un esercito di “spostati”, e creato lo zoccolo duro su cui prosperano i populismi.

Sul ponte sventola bandiera bianca…

La “seconda ondata” è stata devastante, eppure era stata ampiamente prevista. Erano state persino decise misure forti con relativo finanziamento, ma sono rimaste lettera morta. Pesa la folle estate del “liberi tutti”. Ma paghiamo soprattutto il buco nero delle Regioni e l’incapacità del Governo di far seguire alle decisioni l’esecuzione.

L'”istinto di classe” del virus

L’ultimo rapporto Censis documenta come il virus abbia colpito molto più duro in basso che in alto, impoverendo ulteriormente quelli più poveri e rafforzando i privilegi . L’assenza di una seria politica di contrasto alle diseguaglianze dopo la prima ondata ha trasformato un’emergenza sanitaria in una tragedia sociale.

Il voto nelle “terre ballerine”

E’ difficile sostenere che quella del 20 e 21 settembre è stata una “vittoria per due” (Zingaretti e Di Maio). Ma sicuramente è stata una sconfitta per uno (Matteo Salvini). Da essa il governo esce teoricamente rafforzato, ma non certo “salvo”. Piuttosto dalle urne emerge un’ulteriore personalizzazione del voto che impone contromisure democratiche.

Grandi opere. Piccole idee

Il “Decreto semplificazioni” produce una sgradevole sensazione di déja vu, come se lo shock del coronavirus fosse passato invano. Domina ancora il mito della Grande Opera come condizione di sviluppo, mentre si ignorano gli interventi di territorio che potrebbero davvero creare lavoro e cambiare la vita. Senza una sostanziale inversione di tendenza si finisce male.