Loris Campetti è nato a Macerata nel 1948. Laureato in chimica, già nella seconda metà degli anni Settanta è passato al giornalismo. A “il manifesto” fino al 2012, ha ricoperto tutti i ruoli e si è occupato prevalentemente di lavoro e lotte operaie. Ha scritto molti libri di inchiesta e due mesi fa è stato pubblicato da Manni il suo primo romanzo, “L’arsenale di Svolte di Fiungo”.

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Gli antenati e i camerati di Giorgia

Il presidente del Senato, esponenti del Governo e la stessa presidente del Consiglio celebrano il ruolo storico dell’Msi. Altro che post fascisti! L’Msi è sorto contro il nuovo Stato nato dalla Resistenza ed è stato punto di riferimento di molti protagonisti dell’eversione nera degli anni ‘60 e ‘70. Chi oggi governa il Paese resta legato a quei “valori”, che coniuga con il più esasperato neoliberismo.

Corrotti, lobbisti e la sinistra che non c’è

Non sono solo i fondi neri, provenienti da Qatar e Marocco. C’è poco di cui sorprendersi se in una sinistra che ha tradito i suoi sogni, le sue speranze e le sue lotte per il lavoro e per l’eguaglianza e ha assunto i punti di vista e i comportamenti della destra, si scoprono corrotti e lobbisti. Chiedersi ancora oggi perché i lavoratori hanno rottamato la sinistra è come per un americano chiedersi, dopo l’11 settembre del 2001, «perché ci odiano tanto?».

Pace: non c’è posto per indifferenti o neutrali

A Roma ho rivisto i semi di un altro mondo possibile. L’ho pensato vedendo sfilare un drappello di suore con le mascherine o gli scout dietro spezzoni di Cgil e prima degli attivisti di Emergency, Libera e Legambiente, insieme a quel mondo delle ONG che solca il mare nostrum per salvare vite umane costrette a fuggire dalle loro terre, da guerre e carestie, da odio e fame. Un nuovo viaggio è cominciato.

Ignazio Benito Maria La Russa

Se guardo le foto di La Russa sui giornali o in tv, mi ritrovo dentro un incubo. L’incubo di un fascismo che non è mai passato. Cent’anni fa le forze democratiche assistettero esangui alla presa del potere del duce; oggi si dividono e un manipolo di quinte colonne consente addirittura l’elezione di La Russa a presidente del Senato. Difficile negarlo: se oggi abbiamo la destra peggiore è perché abbiamo avuto la peggiore sinistra.

Civitanova, Italia: ammazzare un “negro” nella generale indifferenza

Alika è stato ammazzato di botte e il suo aggressore, per completare l’opera, gli si è seduto sopra e gli ha schiacciato la testa a terra. Nell’indifferenza generale o nella curiosità morbosa. La sua colpa? Era nigeriano, nero. Facile dire che il suo assassino è un poveretto, con disturbi mentali. Sarà anche così. Ma l’omicidio è il frutto di un razzismo e di un odio predicati a piene mani.

Morti sul lavoro: la strage senza fine

Prendere o lasciare, c’è la fila di altri disgraziati in attesa, devi scegliere tra lavoro e diritti. Uomini e donne, italiani e migranti, giovani al primo mese di lavoro e anziani che avrebbero dovuto già essere in pensione. Crescono i morti, del 49%, persino rispetto all’anno scorso, un anno con più di 1.200 caduti sul fronte del lavoro senza contare lavoratori al nero e medici e infermieri vittime del Covid.

I gatti di Putin

La Federazione internazionale felina ha bandito da tutti i concorsi i gatti russi e a chi entra in un ristorante in quel di San Benedetto del Tronto può capitare di trovare nel menù un’insalata ucraina, con gli ingredienti di quella russa (rigorosamente esclusa). Se la situazione non fosse drammatica, ci sarebbe da ridere. Ma è da queste piccole cose che si capisce l’aria che tira nelle nostre democrazie.

Stalin e Ivan il terribile: le bugie della guerra

A fronte della scellerata invasione dell’Ucraina, i media occidentali continuano a presentare Putin come un figlioccio di Stalin e dell’Urss. Non è così: i riferimenti del presidente russo stanno, a ben guardare, nella cultura imperiale zarista. La guerra è, in ogni caso un crimine, ma l’alterazione della verità e le bugie interessate viziano le analisi e l’individuazione delle prospettive.

Siamo in guerra, nonostante l’articolo 11 della Costituzione

Siamo in guerra. Inviare armi a un paese belligerante significa entrare a far parte dei paesi belligeranti. Eppure per aiutare gli ucraini oggi, come ieri altri popoli bombardati e in fuga, o bombardati mentre fuggono come i kosovari nel treno abbattuto dalle nostre armi intelligenti, servono politica, mediazione, diplomazia. Servono bende, ospedali, medicine, cibo, accoglienza. Non altre armi.