La scuola della destra e quella che vogliamo

Dietro i provvedimenti del ministro Valditara c’è un disegno: riportare indietro le lancette dell’orologio e restaurare la rigorosa selezione di classe e la scarsa democrazia che hanno caratterizzato per decenni la scuola. Molti i temi implicati. Alcuni su tutti: la questione dell’autonomia, l’assetto della scuola secondaria di secondo grado, la repressione del dissenso, gli effetti del calo demografico, l’inclusione.

Dalla scuola dell’autonomia alla scuola per il mercato

L’autonomia scolastica nasce nel 1997, evocando “scuola autonoma” in grado di autogovernarsi e di decidere come realizzare il proprio progetto educativo. Ma le buone intenzioni sono state presto frustrate e, dopo quasi 30 anni, possiamo affermare che hanno prevalso esigenze più forti, provenienti dal mercato del lavoro, dalla riduzione della spesa pubblica e dal prevalere di una visione utilitaristica e strumentale del sapere.

Rendere la scuola della Costituzione il futuro della scuola

Negli ultimi decenni i provvedimenti per la scuola sono stati eterogenei e finalizzati a renderla funzionale al mercato del lavoro. È una linea da ribaltare. Una scuola che rinuncia a fornire una formazione culturale alta per tutti fa un passo indietro nello sviluppo di una società democratica. Quel che occorre fare è non diminuire la durata dei cicli di studio e prevedere percorsi di formazione professionale solo dopo i 16 anni.

Scuola delle discipline e scuola del disciplinamento

Con il Governo della destra, nella scuola convergono la nostalgia per il passato e una crescente repressione verso i ragazzi che in qualche modo, anche con comportamenti impropri, evocano il futuro. La scuola delle discipline si trasforma così in scuola del disciplinamento, in un processo di cui è segno evidente il rilievo attribuito al voto di condotta che fa media con gli apprendimenti e può provocare la bocciatura a prescindere.

Cambiano gli studenti e il clima: per tutti, ma non per il Governo

Il caldo è insopportabile ma gli edifici scolastici non conoscono ristrutturazioni. La dispersione scolastica è elevatissima e raggiunge cifre da capogiro per i “nuovi italiani” ma, mentre molte scuole si attrezzano per contenerla, l’amministrazione centrale sembra ignorarlo. Gli infondati auto elogi del Governo non bastano ad affrontare l’impatto delle nuove generazioni e la complessità e le incertezze del loro cammino di crescita.

Inclusione scolastica: a che punto siamo?

A differenza del resto d’Europa, il superamento delle classi differenziali è in Italia, sotto il profilo normativo, un dato acquisito. La sfida dell’inclusione è, peraltro, quella di passare dalla semplice “presenza” in classe alla piena partecipazione. L’alunno/a con disabilità non deve solo stare nella stessa classe dei suoi coetanei, ma deve poter apprendere, relazionarsi, esprimersi e costruire il proprio progetto di vita insieme agli altri.