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Israele. Il cessate il fuoco non è un optional, è un obbligo

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite chiede, finalmente, un immediato cessate il fuoco a Gaza per la durata del mese di Ramadan, nella prospettiva di una sua fine duratura. Israele disattende la richiesta, come ha sempre fatto in questi anni, in palese violazione del diritto internazionale. Ma l’Europa e l’Occidente non battono ciglio e, anzi, continuano a fornire armi al Governo di Netanyahu.

Lettera agli “amici” di Israele

Sono molti gli “amici” di Israele che operano per negargli ogni possibilità di pace oggi e in futuro: tra gli altri le comunità ebraiche, i politici che si oppongono al cessate il fuoco, i socialisti europei, il Governo italiano. Ad essi pongo una domanda: ma pensate davvero che, con le sue scelte di distruzione del popolo palestinese, Israele costruisca uno Stato sicuro e in pace e non alimenti invece un crescente antisemitismo?

24 febbraio: giornata di mobilitazione nazionale. L’Italia deve dire basta alla guerra!

24 febbraio 2024. Giornata nazionale di mobilitazione nelle città italiane per il cessate il fuoco immediato in Palestina e in Ucraina, per ribadire il NO a tutte le guerre e il NO al riarmo, per costruire un mondo di pace, di sicurezza e di benessere per tutte e per tutti. “Fermiamo la criminale follia delle guerre!”. “L’Italia deve dire basta alla guerra!”. Lo deve dire ora!

Palestina. Uscire dal tunnel: una proposta per la pace

Il conflitto in Palestina ha una caratteristica ineliminabile: nessuna delle due parti scomparirà e, comunque vada, israeliani e palestinesi dovranno convivere in quel tratto di terra. Ciò rende doppiamente urgente il cessate il fuoco: perché non crescano ancora, insieme ai morti, l’odio e la voglia di vendetta e perché l’Onu assuma il controllo di Gaza, avviandone la necessaria (e difficile) ricostruzione.

«Ci vuole coraggio»: le scelte che l’Onu non può eludere

Le parole dell’Alto Commissario Onu per i rifugiati di fronte al Consiglio di sicurezza dell’Onu sono di inusuale nettezza: «Le scelte che voi 15 farete – o non farete – segneranno tutti noi, e le generazioni a venire. Lascerete che questo puzzle di conflitti si completi di atti aggressivi a causa della vostra disgregazione o di semplice negligenza? O sarete coraggiosi e intraprenderete i passi necessari per far ritorno dagli abissi?».

La guerra, la barbarie, le parole

L’orrore e la barbarie ci impongono di rinunciare anche alle parole. Resta la necessità di dire che la guerra è l’effetto più tragico della disuguaglianza, del fatto che il nostro mondo opulento vive e prospera grazie alla disuguaglianza planetaria, una disuguaglianza che sta crescendo in questi anni e che mina alla base quell’idea di cui il nostro Occidente va fiero, pur calpestandola a ogni pie’ sospinto: l’idea di democrazia.

Centinaia di intellettuali ebrei americani: «La critica a Israele non è antisemitismo»

Come scrittori, artisti e attivisti ebrei vogliamo contestare la narrazione secondo cui qualsiasi critica a Israele è intrinsecamente antisemita. Non è così, anzi le critiche al Governo israeliano e alle sue politiche sono doverose. Noi condanniamo tutti gli attacchi contro civili, israeliani o palestinesi che siano, ma siamo inorriditi dall’uso della lotta all’antisemitismo come pretesto per crimini di guerra.

Gaza: non è difesa, è genocidio

L’intensità ed estensione degli attacchi di Israele a Gaza mostrano che essi sono rivolti, come ammettono le stesse fonti israeliane, non solo contro Hamas ma contro l’intera popolazione della Striscia. Ciò integra, secondo il diritto internazionale, un’ipotesi di genocidio. In questa situazione non ha senso progettare Conferenze di pace quando non si ha il coraggio di chiedere un immediato cessate il fuoco.

Ucraina: cessate il fuoco. Subito

La domanda ai pacifisti è incalzante: voi che fareste, ora che l’Ucraina è stata invasa? Semplice. Bisognava assumere, come Europa, un ruolo pacificatore, agendo da subito per fermare i cannoni e mobilitare tutte le risorse diplomatiche, dalla Cina al Brasile ai paesi africani, per trovare una via d’uscita dal conflitto. L’Unione non lo ha fatto praticando una sorta di suicidio politico. Ma non è mai troppo tardi.