Piero Bevilacqua, già professore di storia contemporanea all’Università La Sapienza di Roma, è scrittore, saggista e politico.

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Paolo Mieli e il razzismo democratico dell’Occidente

Fra le novità di questi due anni di guerra, in Ucraina e a Gaza, spicca in Italia la piccola guerra psicologica condotta da un gruppo di giornalisti per intimorire coloro che deviano dalla versione dominante. Tra questi Paolo Mieli dimentico, nonostante l’autodefinizione di storico, della storia palestinese e incapace finanche di una parola di pietà per le vittime innocenti dei bombardamenti su Gaza.

Lettera agli “amici” di Israele

Sono molti gli “amici” di Israele che operano per negargli ogni possibilità di pace oggi e in futuro: tra gli altri le comunità ebraiche, i politici che si oppongono al cessate il fuoco, i socialisti europei, il Governo italiano. Ad essi pongo una domanda: ma pensate davvero che, con le sue scelte di distruzione del popolo palestinese, Israele costruisca uno Stato sicuro e in pace e non alimenti invece un crescente antisemitismo?

Elogio del boicottaggio

Tra le cause della crisi politica in atto ci sono l’affievolimento e la perdita di efficacia del conflitto sociale, determinati dalla crescente impermeabilità della controparte ai danni prodotti dalle forme tradizionali di lotta. Occorrono, dunque, modalità diverse di mobilitazione, a cominciare dal sabotaggio, da ridefinire, nella società dei consumi, in un quadro di consapevolezza strategica più ampio.

A che serve un “sindaco d’Italia”?

Si dice “democrazia decidente” ma si pensa a una svolta conservatrice e autoritaria. È questo che sta dietro all’evocazione di un presidente investito con elezione diretta, di un “sindaco d’Italia”, di una sorta di capo azienda. Infatti i primi decenni dell’Italia repubblicana, ricchi di riforme profonde e incisive, sono lì a dimostrare che non esiste alcun nesso necessario tra stabilità dei Governi e processi riformatori.

Piccoli segnali di una nuova stagione politica

Abbiamo i fascisti al governo. Ma ci sono anche fatti nuovi e l’apertura di fronti di lotta inediti: dal cambio al vertice del Pd (non insignificante seppur tutto da decifrare e verificare) alla stagione referendaria ormai in corso. Occorre una regia unitaria. Un segnale può venire dal tavolo di lavoro varato dall’assemblea del 22 aprile promossa della Rete dei numeri pari alla Casa internazionale delle donne di Roma.

La questione italiana

L’egemonia del neoliberismo è in frantumi ma sopravvive e ci trascina nella sua rovina perché non riusciamo a offrire alle masse, che chiedono di essere protette e rappresentate, altro che un’impotente frantumazione. E ciò perché nella nostra storia prevalgono, pur a fianco dell’intraprendenza dei ceti popolari, individualismo, indisciplina civile, assenza di classi dirigenti dotate di visione unitaria.

O l’Europa o la Nato, o la pace o la guerra

La guerra in Ucraina sta provocando decine di migliaia di morti, la distruzione di un Paese e un disastro ambientale. Per comprenderne le ragioni, all’apparenza prive di ogni razionalità, occorre guardarla in un’ottica geopolitica e cogliere gli interessi sottostanti di lungo periodo. In questa prospettiva è facile constatare quanto siano divergenti gli interessi dell’Europa e quelli degli Stati Uniti e della Nato.