Miserie (e speranze) dell’estate italiana

In atletica e nuoto vincono italiani e italiane di seconda generazione e di inedita semplicità. Ma noi non impariamo nulla. La destra somiglia sempre di più ai filmati dell’Istituto Luce e il centro sinistra a una commedia all’italiana anni Sessanta. Che miseria deve apparire questa politica allo sguardo affaticato e orgoglioso di nuove generazioni che ci danno lezioni di civiltà attraverso le loro vittorie (e anche le loro sconfitte) sportive?

Lo sport a scuola e i Giochi della Gioventù

I Giochi della Gioventù sono tornati, con la fase finale disputata a Roma a maggio, come manifestazione sportiva scolastica nazionale, coinvolgendo migliaia di studenti del primo e del secondo ciclo di istruzione. Ma sono rimaste molte ambiguità. Lo sport scolastico è un realtà importante anche sotto il profilo educativo. Ma non ha bisogno di nostalgia, bensì di una politica pubblica capace di difendere ciò che funziona.

La compravendita del basket

Nel basket è sovvertito ogni criterio di merito e di trasparenza. Alcuni predatori americani piombano a falco su club che non se la passano bene economicamente e ne comprano i diritti. Salvo definire poi dove piazzare la squadra secondo i propri interessi. Potrà così accadere che la squadra fino a ieri di Cremona o di Trieste giochi domani a Roma o a Milano. E il prossimo campionato si anticipa ricco di club fantasma.

Jesse Owens e Luz Long: lo sport contro il razzismo

Jesse Owens e Luz Long erano due atleti che parteciparono alle Olimpiadi di Berlino del 1936: nero americano il primo, vincitore di quattro medaglie d’oro; tedesco il secondo, sconfitto da Owens nel salto in lungo. Tra loro nacque un’amicizia profonda, più forte della deplorazione nazista per il loro abbraccio dopo la gara. E quell’amicizia resta contro ogni falso mito, di ieri e di oggi, di superiorità razziale.

Lo sport tra vetrina e strumento di democrazia

Lo sport è una metafora della società. La sua essenza non è la prestazione ma la capacità di cogliere il senso della sconfitta e quello della vittoria. E, per questa via, di interrogare la società, di disturbare il potere, di difendere la complessità. La politica sportiva dovrà, dunque scegliere se usare lo sport come vetrina o riscoprirlo come strumento di civiltà, sapendo che non servono più stadi se non si formano cittadini.

Elogio del tempo lungo, ovvero la lezione dello sport

Viviamo in un’epoca che ha smarrito la lentezza. Una società che misura tutto in secondi, che pretende risultati prima ancora di iniziare, che confonde la velocità con la competenza e l’urgenza con il valore. Un’epoca in cui ogni gesto deve produrre un ritorno immediato, un effetto visibile, una gratificazione istantanea. Anche lo sport, che per secoli è stato scuola di tempo, di limite e di pazienza, ne è stato travolto.

La lobby del gioco d’azzardo di nuovo in campo

La lobby delle scommesse sta provando a reintrodurre nelle manifestazioni sportive una massiccia pubblicità del gioco d’azzardo, vietata nel “decreto dignità”. Alle spalle ha una formidabile coalizione, “dimentica” dei danni che ciò provocherebbe alle persone più fragili. Eppure, nel calcio all’avanguardia in Europa, quello inglese, è vietata la sponsorizzazione di aziende di scommesse come brand trainanti delle squadre.

Le olimpiadi tra sport e geopolitica

Le olimpiadi appena concluse (senza la Russia) sono state, oltre che una manifestazione sportiva, un’occasione per incidere su controversie internazionali. Ciò, insieme all’ostentazione della forza “nazionale” di fronte a interlocutori planetari, accade da tempo e vale sia in caso di partecipazione che in caso di ballottaggio, elemento spesso rivelatosi decisivo per influenzare o rovinare i giochi organizzati da altri.

Nello sport passioni tristi

Viviamo un tempo di passioni tristi, in cui il cattivo gusto va di pari passo con la retorica e la negazione del buon senso. Lo si è visto, da ultimo, nell’indecorosa fuga dal ring della pugile Angela Carini con il seguito di polemiche costruite a tavolino. C’è un’alternativa possibile ma, per costruirla, occorre non lasciare nulla che ci sembri ingiusto senza almeno un commento.