Il genocidio rimosso del popolo ezida

Dieci anni fa, nel nord ovest dell’Iraq, al confine con la Siria e la Turchia, l’Isis consumò un vero e proprio eccidio del popolo ezida, nel silenzio o con la complicità degli Stati vicini. In difesa degli ezidi si schierarono solo il PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) e le unità di resistenza curde del Rojava (YPG e YPJ). Ancora oggi la persecuzione continua. Per gli ezidi e la loro sopravvivenza è una corsa contro il tempo.

Gaza. Giustizia, non pietà

«Sono indignato di sedere davanti a lei in questa confortevole sala conferenze mentre la mia famiglia attende disperatamente notizie su un cessate il fuoco, al buio, affamata e nelle tende, nel timore che l’esercito israeliano li uccida da un momento all’altro. In un mondo dignitoso, chiederei giustizia, non pietà»: queste le parole del medico Rajaie Batniji, mio collega, al segretario di Stato Antony Blinken.

Sì, è un genocidio!

Sì, a Gaza è in atto un genocidio. È difficile e doloroso ammetterlo, ma è così. Gli israeliani pensano che, per essere considerato tale, un genocidio debba assomigliare all’Olocausto. Ma è un errore. Il genocidio può essere originato da cause diverse, anche da intento di autodifesa. E si è già verificato: nella ex Jugoslavia, in Ruanda, in Myanmar, in Armenia, in Namibia e contro le popolazioni indigene del Nord America.

Il ritorno della schiavitù

I massacri a Gaza e sul fronte russo ucraino stanno creando un’assuefazione diffusa. Ma la disumanizzazione nelle relazioni internazionali non si arresta agli eventi estremi del genocidio e della guerra. Su molti altri fronti si sperimentano pratiche disumane, inconcepibili fino a qualche tempo fa. La persecuzione del popolo dei migranti e richiedenti asilo ha superato una soglia che ci fa fare un balzo all’indietro di secoli.

Boicottare le Università israeliane?

Le Università israeliane sono da sempre impegnate – con una partecipazione diretta, con un’attività di ricerca e con un sostegno culturale e giuridico – nella mobilitazione bellica del Paese contro i palestinesi. Per questo molti, in Occidente, chiedono un aperto boicottaggio nei loro confronti. Ma c’è chi teme che così si isolerebbe ulteriormente la piccola parte della comunità accademica che cerca di opporsi.

Se il genocidio è un rumore di fondo

Nel film “La zona d’interesse”, attraverso il racconto della vita del comandante del lager di Auschwitz in una residenza signorile adiacente al campo, il regista Jonathan Glazer segnala come il male assoluto può essere trasformato in semplice “rumore di fondo”: oggi come ieri, ad Auschwitz come a Gaza. E lo ha ribadito con coraggio all’atto del ritiro dell’Oscar assegnato al film, pur tra molte polemiche.