Guccini o dell’elogio politico della contingenza

Non possiamo essere che ciò che non siamo davvero. È questo il grande filo conduttore che muove le fila dell’opera di Francesco Guccini: l’elogio della contingenza. Cioè, l’essenza della politica moderna. Per questo mi stupisce il fatto che la commozione per la sua morte si confonda con giudizi cauti sulla qualità politica della sua opera. Guccini è stato – tra i grandi cantautori italiani – quello più coerentemente politico.

El Dorado è un outlet. L’amore secondo Señor Serrano

Nella “Historia del amor”, della compagnia catalana Señor Serrano, si intrecciano la grandiosità allegorica dell’amore attraverso i secoli e la storia individuale della protagonista, rapita dentro la menzogna e il sortilegio di un amore visto come microcosmo della più grande storia che lo contiene: origine, rapimento, sviluppo, disincanto, crepuscolo. Il tutto scolpito nella performance di Blanca Garcia-Lladò.

Sean Hewitt, Dove comincia il cielo (Einaudi, 2026)

Due quindicenni, Jake e Luke si incontrano e diventano amici. La storia la racconta Jake, che, vent’anni dopo, ricorda quelle stagioni passate insieme e quella vicinanza diventata amicizia profonda e poi amore. Un amore mai consumato che segna il narratore per tutta la vita. Un racconto poetico di due anime gemelle che si trovano per un istante per poi lasciarsi libere di seguire ciascuna le proprie strade sotto i cieli d’Irlanda.

Shakespeare e la natura distruttiva del potere

La messa in scena, al Teatro Due di Parma, del “Racconto d’inverno”, diretto da Jared McNeill e con interpreti eccellenti, è un’occasione da non perdere. In essa Shakespeare, ormai maturo, forse stanco e giunto agli ultimi bagliori della sua traiettoria creativa, mostra ancora una volta, con questa summa di tutte le sue esperienze, l’errore fatale, il vizio strutturale connaturato all’esercizio del potere, agli uomini di potere.

Noi, Sanremo e la politica

Il festival di Sanremo non è l’evento dell’anno ma è un segnale: non foss’altro per il seguito di cui gode. Ebbene, nell’edizione di quest’anno il fatto di maggior rilievo è l’assenza della politica (che fa capolino solo in una canzone, bella quanto eccentrica). Il soggetto poetico ricorrente è l’amore, ma un amore privo di felicità, rimpianto persino quando ancora non è cominciato. È il sintomo di un mondo dominato dal tragico.

Stato d’assedio. La nostra vita

Ogni sfera della nostra vita è in stato d’assedio. Che hanno in comune i migranti, i carcerati, i precari, gli ansiosi, gli impoveriti, coloro che subiscono la guerra, gli sfollati? Che sono tutti assediati. E se provano a scappare, chi sta sul trono del mondo può mirare e sparare. Ma anche sotto assedio non resta che tenere fede al profumo del cedro, al rumore del mare, al disprezzo per i carnefici e alla simpatia per le vittime.

Natale. E la parola avvenne nella carne

La liturgia del Natale, con le parole del vangelo di Giovanni, ci dice che, se Gesù esprime pienamente il Divino, è un Dio che si pone senza volontà di erigere strutture di dominio, rimane nella logica dell’erranza, va nomade dove lo si accetta. Di qui la speranza che l’esserci – accanto ai piccoli, i violentati, gli umiliati – sia ancora la prospettiva in cui costruire politiche radicate in quel che è vero.

Il (giovane) vecchio che leggeva romanzi d’amore

“Il vecchio che leggeva romanzi d’amore” di Luis Sepúlveda non è un libro come tutti gli altri, ma un libro sui libri, e sull’amore, sui libri d’amore e sull’amore per i libri, sugli amanti che si regalano libri e sui libri come regali d’amore. Per questo è una straordinaria occasione: per giovani e vecchi lettori.