Come arrivammo a Genova: “Voi G8, noi 6 miliardi”

Le radici di Genova 2001 affondano nel tempo. Ma la sua organizzazione cominciò un anno prima. Non puntammo sulle differenze, ma su ciò che ci univa. Lo trovammo nello slogan “Voi 8, noi 6 miliardi”. Voi non avete nessun diritto di dominare il mondo: questo ci univa tutti. Decidemmo insieme ogni parola che avremmo detto, ogni azione che avremmo fatto. E quel metodo ci fece costruire un movimento così grande e plurale.

Costruire un’alternativa o inseguire il centro?

Le grandi manovre per le elezioni politiche del 2027 sono iniziate. L’accento viene posto da molti sul contributo di un’ipotetica e variabile forza centrista. Ma più che del destino e delle ambizioni di alcuni pezzi di ceto politico, il tema è come evitare politiche moderate in caso di vittoria dei progressisti. E la presenza dei centristi in coalizione è una pesante zavorra su temi come fisco, lavoro e riarmo.

Dopo la vittoria del No: scardinare l’esistente

Il No è stato un voto contro la riforma, contro il Governo Meloni, contro la costruzione di un regime autoritario. Un voto contro l’esistente. Un “ora basta”, invertiamo la rotta. Un viatico per cambiare. Ora è tempo di farlo. Anzitutto impedendo l’approvazione del disegno di legge di contrasto all’antisemitismo (alias al dissenso) e la conversione dell’ultimo decreto sicurezza. E, poi, imponendo un calendario politico alternativo.

Margini, sacchi di patate, bussole e convergenze

Il capitalismo non è uno stato di natura. Dunque è possibile cambiarlo. Ma occorre sviluppare al suo interno rapporti non-capitalistici di produzione. Con una “bussola” che ci dica se quello che stiamo costruendo va davvero nella direzione di una società diversa e antagonista. Nella consapevolezza che non c’è separazione tra l’oggi e il domani e che in ciò che costruiamo oggi ci sono i germi della società futura.

Sinistra, è ora. Prima mossa: visione e valori

L’obiettivo della sinistra non può essere solo quello di “opporsi” a governi e pratiche che uniscono neoliberismo e autoritarismo. Bisogna far toccare con mano l’alternativa che da anni anche gran parte di chi si definisce “di centro-sinistra” ha negato. E costruire attorno a essa un blocco sociale. Cominciando a individuare, comunicare e convergere sulla visione e sui valori di un modo migliore e più giusto di vivere.

Dopo le europee: la necessità di un dibattito senza reticenze

Ha vinto l’astensione e ha tenuto la destra, che è oggi più forte di ieri. È stata sconfitta, in modo definitivo, la sinistra alternativa, confermatasi, sul piano elettorale, irrilevante. Anche il riferimento alla pace non è stato un discrimine. I valori della sinistra e la necessità di una politica radicata nel sociale sono più che mai attuali, ma occorre maggior attenzione alle dimaniche istituzionali.

Ancora sul voto utile

Nell’ultima settimana di campagna elettorale l’invito al voto utile si fa più pressante, anche se l’espressione è utilizzata con significati diversi (contributo ad assicurare la formazione del governo, o a contenere una sconfitta, o ad eleggere dei parlamentari). Forse sarebbe meglio chiedersi che cosa possa essere davvero “utile” alla costruzione di un’alternativa pacifista, ecologista, anti-capitalista, a questo orribile presente.