Filippo Barbera è professore ordinario di sociologia economica e del lavoro presso il Dipartimento CPS dell’Università di Torino e fellow presso il Collegio Carlo Alberto. Si occupa di innovazione sociale, economia fondamentale e sviluppo delle aree marginali. Tra le sue pubblicazioni più recenti, “Economia Fondamentale”, Einaudi, 2019 (come Collettivo per l’economia fondamentale) e “Metromontagna” (a cura di, con Antonio De Rossi, Donzelli, 2021). Fa parte del Forum Diseguaglianze e Diversità e del Direttivo dell’associazione “Riabitare l’Italia”.

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Cercare la felicità pubblica: un’esperienza

Senza partiti non c’è democrazia ma i partiti sono all’ultimo posto nella fiducia degli italiani. Certo, la personalizzazione della politica ha scalzato la dimensione organizzata ma il distacco tra i partiti e il “fermento sociale” diffuso nel Paese è anche dovuto al disinteresse di quest’ultimo a mettersi in gioco dentro le istituzioni. Un cambiamento è necessario ché la felicità pubblica non si raccoglie sugli alberi, come le mele mature…

Il neoliberalismo reale e la sinistra perduta

C’è chi, nel centro sinistra, contesta un presunto massimalismo di Elly Schlein e rimpiange la “terza via” di Tony Blair, un neoliberalismo reale che ha concentrato il potere e la ricchezza su pochi vincitori. Per opporvisi non basta invocare il ritorno dei partiti novecenteschi. Per una ripresa della sinistra occorre, al contrario, la rigenerazione di un terreno, anche teorico, inaridito da una lunga siccità.

Perché in Italia è così difficile difendere i poveri?

Il reddito di cittadinanza è stato introdotto nel nostro Paese con motivazioni ambigue, nelle quali albergava l’idea che il reddito è un diritto solo per chi è disponibile a lavorare. Ciò ha prodotto un dibattito sconfortante che ha dato vita a nuove creature mitologiche (i percettori del reddito di cittadinanza, metà uomo/donna e metà divano) e ha facilitato la sostanziale cancellazione della misura da parte del Governo Meloni.

Questa destra al governo viene da lontano

Il successo di Fratelli d’Italia non è attribuibile solo alla presenza mediatica della sua leader. C’è, insieme, un blocco sociale di interessi e un solido radicamento territoriale costruito nel tempo lungo tre rivoli principali: appartenenti alla “destra storica” e/o “extraparlamentare”, transfughi di Forza Italia e una schiera di sindaci, assessori e consiglieri appartenenti alla piccola e media borghesia dei servizi.

Ucraina: una pace ragionevole e il futuro dell’Europa

L’invasione dell’Ucraina è a un punto di svolta. La strategia europea – sostenere la resistenza della popolazione ucraina con l’invio di armi in attesa che le sanzioni sortiscano effetti tangibili – è destinata al fallimento. Con conseguenze tragiche per la popolazione civile. L’unica via d’uscita è una pace ragionevole all’esito di un negoziato dallo sguardo lungo.

Cosa ci insegna l’occupazione delle scuole?

Dopo la pandemia e il confinamento, l’occupazione delle scuole superiori del mese di febbraio è stata, per molte ragazze e ragazzi, un’importante occasione di socializzazione. Ma la sua composizione sociale e la sua “geografia” e diffusione nel tessuto territoriale dimostrano una netta frattura con la politica. Almeno a giudicare da una ricerca sulla situazione torinese.

Il noi mancante e la domanda di politica

La priorità per una classe dirigente all’altezza dei tempi è quella di impegnarsi per ricostruire spazi, luoghi e modalità per sperimentare in modo pratico la capacità di aspirare a un futuro condiviso. È un lavoro lungo e faticoso di costruzione politica e istituzionale, i cui effetti benefici si potranno vedere solo nel tempo e che, se ci saranno, potranno costituire le basi sociali per una nuova domanda di politica.