Ancora sul voto utile

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Eccoci qui, a nemmeno una settimana dal fatidico 25 settembre, di fronte alla scelta del “se” e “come” votare, dopo una campagna elettorale particolarmente insulsa e falsata da un’informazione a senso unico.

I vincoli entro i quali la nostra scelta sarà costretta sono noti: una brutta, anzi bruttissima, legge elettorale, che, per il combinato disposto di quota maggioritaria, divieto di voto disgiunto e altri sottili marchingegni, potrebbe consegnare i due terzi dei seggi a chi si aggiudicherà il 45% dei voti. E che per questo oggi viene rinnegata persino dal partito che l’ha scritta e imposta con un voto di fiducia, ma ora, per bocca del suo segretario, la bolla come “la peggiore possibile”. Peccato che il PD abbia fatto ben poco per cercare di modificare il Rosatellum, onorando gli impegni assunti all’indomani della riforma sul taglio dei parlamentari. Ricordate? Il partito di Letta, che nelle precedenti votazioni si era sempre opposto alla riforma-bandiera dei 5Stelle, ha cambiato posizione all’ultimo momento per propiziare la nascita del secondo governo Conte, ponendo come conditio sine qua non l’approvazione di un pacchetto di “riforme correttive” comprendente la modifica in senso proporzionale della legge elettorale. Qualcuno le ha viste? Neanche la riforma dell’art. 57, sull’elezione del Senato su base regionale, è stata portata a termine, col risultato che nella seconda camera all’effetto distorsivo proprio dei collegi uninominali si aggiungerà, nella quota proporzionale, quello legato a una soglia di sbarramento implicita ben superiore al 3%.

Se queste sono le regole con cui andremo a votare, si tratta di capire come comportarsi. E come reagire di fronte agli innumerevoli appelli al “voto utile” che piovono ormai da più parti (https://volerelaluna.it/che-fare/2022/08/08/a-chi-e-utile-il-voto-utile/). Niente di nuovo, si dirà. Simili appelli ci sono divenuti familiari da quando, a partire dal 1993, è iniziata la gara ad adottare leggi elettorali sempre più distorsive della volontà degli elettori. E sempre più bisognose di essere “interpretate” tatticamente, per scongiurare effetti perversi. Ricordate la “vocazione maggioritaria” di Veltroni, nel 2008, che ha affossato le speranze della Sinistra Arcobaleno, determinando la debacle dello stesso PD? E il 61 a zero per il Polo delle Libertà in Sicilia, nel 2001? Allora c’era il Mattarellum – 75% di quota maggioritaria, soglia di sbarramento al 4% – che, se fosse ancora in vigore, assicurerebbe una vittoria alle destre ben maggiore di quella che oggi si preannuncia… Giusto per ricordare che il Rosatellum è solo l’ultima di una serie di pessime leggi elettorali adottate in nome della “democrazia maggioritaria”, o “decidente”, su cui non è mai stata aperta una vera riflessione critica nel nostro Paese (le peggiori in assoluto, Porcellum e Italicum, ce le siamo levate di torno solo grazie all’intervento della Corte costituzionale). Il che non fa ben sperare in una imminente resipiscenza della nostra classe politica…

Ma torniamo al voto utile. Che cosa si intende con questa espressione? Mi sembra che nel dibattito pubblico, di ieri e di oggi, vi sia un’oscillazione tra diversi significati.

In una prima accezione, “utile” è il voto che contribuisce a eleggere un governo. A chiedere il voto utile è chi corre per vincere, ma teme la concorrenza di piccole formazioni (in genere su posizioni più radicali) che potrebbero fargli perdere voti preziosi. Chi formula simili appelli vuol farci credere che qualsiasi voto per partiti che, per necessità o per scelta, si candidino a sedere nei banchi dell’opposizione, sia sprecato. Che si riduca a una forma di testimonianza, perché l’unico modo per incidere – quante volte me lo sono sentita dire! – è andare al governo, anche al prezzo di non piccoli compromessi, anche “sporcandosi le mani”. Questo argomento non mi ha mai convinto. Nonostante le sciagurate riforme che a tutti i livelli sono state varate per garantire la “governabilità” abbiano effettivamente ridotto i poteri di chi non entra a far parte di giunte e governi, il ruolo dell’opposizione in democrazia rimane essenziale per dare voce e visibilità ai conflitti che hanno luogo nella società, sui luoghi di lavoro, nei territori.

In una seconda accezione, il voto utile è un voto “contro”, che viene chiesto non da chi aspira a governare, ma da chi cerca di minimizzare la sconfitta e di evitare che la vittoria dell’avversario sia troppo netta. È la situazione in cui si trova oggi l’alleanza di centro-sinistra capeggiata da Enrico Letta, che tenta di polarizzare l’elettorato (“O noi o la Meloni”) facendo intendere che l’unica forza in grado di contendere seggi alle destre nei collegi uninominali sia il PD, con i suoi alleati. Solo votando per il centro-sinistra – ci viene detto – si impedisce alla destra, già data per vincente, di stra-vincere, conquistando i due terzi dei seggi che consentono di fare le riforme costituzionali senza neanche la possibilità che venga indetto un referendum popolare. Il problema di questo ragionamento è che poggia su premesse fallaci. Non che l’allarme suonato dal segretario del PD non sia da prendere sul serio. Impedire alla destra – questa destra, ibridazione mostruosa di pulsioni autoritarie, razziste, liberiste – di mettere le mani sulla Costituzione dovrebbe essere l’obiettivo primario di tutti i sinceri democratici. Proprio per questo all’indomani della crisi di governo era circolata la proposta, avanzata da diversi intellettuali, di creare un fronte unico antifascista, un’alleanza elettorale in difesa della Costituzione che avrebbe dovuto includere tutte le forze democratiche della “non-destra” (https://volerelaluna.it/controcanto/2022/08/03/un-fronte-unico-contro-la-destra/). Come sappiamo, questo invito è caduto nel vuoto. Letta ha preso la decisione irrevocabile di rompere con i 5Stelle (con cui, pure, governava da un anno mezzo). Calenda ha fatto il resto. Il risultato è che l’invito a votare PD per contendere seggi nei collegi uninominali alle destre, oggi, non è credibile: nei collegi uninominali vince chi prende anche solo un voto in più e la destra unita non avrà nessuna difficoltà a prevalere su PD, 5Stelle, Azione, che si presentano in ordine sparso. Se poi qualche seggio dovesse davvero essere strappato alla destra da parte di candidati del centro-sinistra o del M5Stelle, la Costituzione non sarebbe per questo al sicuro: i numeri per una riforma in senso presidenziale (o semi-presidenziale) della nostra repubblica e per la famigerata autonomia differenziata, ahimè, saranno comunque assicurati nel prossimo parlamento dai non pochi deputati e senatori eletti in altri schieramenti, che hanno mostrato in questi anni di non essere per niente mal disposti nei confronti di quelle riforme.

Resta una terza accezione di voto utile su cui può essere interessante ragionare. Non il voto per rafforzare chi si candida a vincere, non il voto che mira a contenere le perdite e a difendere la democrazia, ma – più semplicemente – il voto che contribuisce a eleggere dei candidati in Parlamento. Il contrario del voto utile, in questa accezione, è quello che va a formazioni politiche che non riescono a superare le soglie di sbarramento, esplicite o implicite, previse dalla legge elettorale: nel caso del Rosatellum, il 3% nella quota proporzionale alla Camera e il 5, 7, 10, 15% (a seconda delle regioni) al Senato, dove per effetto del taglio dei parlamentari la reale soglia di sbarramento risulterà molto più alta di quella ufficiale. Di qui gli inviti a non disperdere il voto e a concentrarsi sulle liste in grado di superare i fatidici quorum. Qui si annida – credo – una delle ragioni del forte recupero del M5Stelle registrato dagli ultimi sondaggi. Anche chi sarebbe orientato a votare per una formazione della sinistra non subalterna al PD – la cui versione più credibile è incarnata oggi, mi sembra, da Unione Popolare – può essere tentato, per “realismo”, a spostarsi su chi, su posizioni molto più annacquate (i 5Stelle) e ambigue (Sinistra Italiana, eterna ancella del PD), sembra poter garantire il risultato.

Che dire di fronte a questo modo di ragionare?

Pur comprendendolo, a me sembra che mostri comunque delle falle. Innanzitutto per la dubbia affidabilità dei sondaggi in merito al superamento delle soglie di sbarramento. I sondaggi sono attendibili, per lo più, nel delineare le tendenze di fondo, ma sono soggetti a margini di errore anche molto significativi quando si tratti di stabilire l’effettiva percentuale raggiunta dai vari partiti. In questa campagna elettorale estiva, per molte ragioni anomala, le forze politiche della sinistra-sinistra – Unione Popolare in testa – sono state a lungo praticamente invisibili sui media e solo nelle ultime settimane hanno iniziato a essere rilevate dai sondaggi. Un paradosso, se pensiamo che UP, riuscendo nell’impresa di raccogliere le firme in pieno agosto, con le città deserte e gli uffici comunali chiusi, ha se non altro dimostrato di esistere e di avere un radicamento sociale ben maggiore dei partiti virtuali di Calenda o Di Maio, sorti attorno all’ego ipertrofico dei loro capi. C’è poi un’ulteriore, e più fondamentale, ragione che mi spinge a resistere alla tentazione del voto utile, anche se inteso in questa terza, e più plausibile, accezione. Ed è che la drammaticità della situazione che stiamo vivendo, su cui non c’è bisogno di dilungarsi (guerre, disastro ambientale, crisi economica) richiede oggi l’adozione di una prospettiva strategica, di un’ottica di lungo periodo che vada anche oltre ciò che potrebbe accadere nella prossima legislatura. Tra le macerie che ci circondano e i segnali della catastrofe incombente che nessuno sembra volere ‒ o sapere ‒ fermare, occorre chiedersi che cosa sia davvero “utile” alla costruzione di un’alternativa pacifista, ecologista, anti-capitalista, a questo orribile presente. Avere la certezza, o quasi certezza, di eleggere qualche rappresentante dell’opposizione in più in un Parlamento che sarà comunque egemonizzato dalle destre, al prezzo di soffocare per l’ennesima volta sul nascere il tentativo di ricostruire una forza di sinistra non subalterna al PD? O scommettere sulla possibilità di successo di questo tentativo – certo ancora incompleto, perfettibile, pieno di limiti – da intendersi come un primo, necessario, passo verso la costituzione di un soggetto politico in grado di colmare il vuoto esistente a sinistra? Se poi l’agognata soglia non venisse superata, esprimendo un voto “libero” – come prevede l’art. 48 della Costituzione –, non piegato a calcoli (sempre fallibili) e ricatti (sempre ripugnanti), si manderà comunque un segnale di protesta molto più chiaro e leggibile di quello veicolato dal non voto o dall’annullamento della scheda. Scelte da cui oggi molti sono tentati, a sinistra, ma che hanno il non lieve difetto di risultare indistinguibili dal gesto dei qualunquisti e dei menefreghisti. Quello sì destinato a non produrre nessun risultato “utile”.

Gli autori

Valentina Pazé

Valentina Pazé insegna Filosofia politica presso l’Università di Torino. Si occupa, in una prospettiva teorica e storica, di comunitarismo, multiculturalismo, teorie dei diritti e della democrazia. Tra le sue pubblicazioni: In nome del popolo. Il potere democratico (Laterza, 2011) e Cittadini senza politica. Politica senza cittadini (Edizioni Gruppo Abele, 2016)

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4 Comments on “Ancora sul voto utile”

  1. Il testo mi sembra espressione di un ecologismo e anticapitalismo del tutto immaginari, esso non fa riferimento a nessuna dinamica effettiva delle relazioni fra sistemi di economia politica e utilizzo e stato degli ecosistemi alla luce delle quali dovrebbe considerarsi preferibile l’opzione UP rispetto ad altre. Come tale mi rafforza nella decisione del non voto. Grazie
    Fiorenzo Martini- Torino

    1. Caro Fiorenzo, ogni astensione è un regalo alle destre, al qualunquismo, alla ripetizione infinita dello status quo; il mondo si cambia impegnandosi in tutti i modi possibili, per favore ci ripensi!

      1. Grazie per la sollecitazione. Non mi definerei comunque un qualunquista poiché ho delle opinioni abbastanza precise su questioni socio economiche e ambientali maturate in decenni di studi ed impegno.

  2. Grandissima Valentina Pazé, sono d’accordo su tutto, analisi e proposte, Grazie!!! Peccato per la recente e illogica presa di posizione elettorale di Montanari a favore del M5S e di una sua ultra-ipotetica conversione a sinistra. Volere la luna: anziché sostenere un progetto politico come quello di Unione Popolare, che vuole costruire un soggetto autonomo a sinistra e ha bisogno di superare il quorum; si regalano voti al M5S, che la sua rappresentanza la avrà comunque, sperando in un programma elettorale che contraddice i più recenti provvedimenti realizzati partecipando al governo Draghi.

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