Ben Gvir, l’odio e la morte eretti a sistema

Difficile trovare un uguale al gusto di mortificare, torturare, uccidere esibito dal Ministro per la sicurezza nazionale di Israele Itamar Ben-Gvir (un gusto evidentemente condiviso da un Governo che ha tollerato i brindisi per la pena di morte ai palestinesi, la trasformazione delle esecuzioni in spettacoli, la richiesta di eliminare 30-40 gazawi per notte). Al fondo di questa deriva non c’è che Auschwitz e chi lo amministrava.

Val Susa, Italia: cosa c’è dietro l’angolo

Gli scontri al cantiere del TAV di Chiomonte hanno riacceso i riflettori sulla linea ad alta velocità Torino-Lione. Con alcuni elementi di novità: l’ulteriore stretta repressiva contro l’opposizione, la sempre più evidente inutilità e irrealizzabilità dell’opera, la necessità di una riorganizzazione del movimento no Tav, per tenere insieme radicalità e capacità di aggregare. Ci aspetta una stagione impegnativa, in gran parte da inventare.

La violenza tra linguaggio e costume politico

Il racconto pubblico di alcuni casi di cronaca sta trasformando la violenza in costume politico, quasi una forma di partecipazione. Naturalmente essa nasce contro il nemico più facile da isolare, quello che suscita meno solidarietà. Ma, una volta entrata nella comunicazione politica, trova nuovi destinatari, nuove alleanze, nuove forme di autorizzazione. Così la democrazia diventa sempre più fragile.

La morte di Abderrahim Fakir e la macchina dell’impunità

La morte di Abderrahim Fakir non è stata un incidente né una fatalità. Le indagini faranno il loro corso ma non occorrono accertamenti ulteriori per dimostrare l’ingiustificata brutalità dell’intervento di polizia e la colpevole inerzia degli astanti, documentate da decine di filmati. Intanto si muove la macchina dell’impunità propiziata dagli input del Governo e dall’introduzione dello scudo penale, una novità che sa di antico.

Genova, la nostra storia

Ci sono eventi che segnano le vite delle donne, degli uomini e di un intero Paese. Per la mia generazione il riferimento naturale è la strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969. Poco più di trent’anni dopo, i fatti di Genova del 19-22 luglio 2001 hanno di nuovo segnato un’epoca e le generazioni che la abitavano. Ripercorrere quegli eventi è necessario, non solo per ricordare ma anche per andare avanti.

Attualizzare Genova? Un’esperienza

Perché in centinaia di migliaia raggiunsero Genova, in quell’estate torrida, anziché andare in vacanza? Questa domanda mi spinse, giovanissima, a cercarne le ragioni e, poi, a prendere un treno e ad andare a Genova. Da allora, ogni anno, le iniziative di luglio sono una tappa obbligata per cercare di ribaltare una narrazione che vorrebbe rendere gli oppressi colpevoli dell’oppressione.

Maturità: il mondo inesistente delle tracce ministeriali

Le tracce scelte dal ministero per la prima prova dell’esame di maturità hanno dell’incredibile. In esse un piccolo mondo ovattato prende il posto delle atrocità del presente, delle sofferenze del pianeta, delle violenze perpetrate persino nel mondo della scuola, del dramma delle migrazioni. L’importante è non turbare il sonno dei maturandi per poi stigmazzare il fatto che non sanno assumersi le loro responsabilità.

Essere donna a Gaza

“Sognavo di diventare una pioniera della scienza, come Marie Curie o Zaha Hadid. Ma poi ho capito che ero nata in uno degli angoli più difficili del mondo, dove anche solo esprimere i propri sogni è sufficiente per seppellirli. Come donna di Gaza, nessuno mi ha mai chiesto cosa volessi. Essere una donna a Gaza significa partorire sotto i bombardamenti o fuggire con i propri figli mentre si sanguina”.

Askatasuna come metafora: i movimenti, la repressione, le città

Torino è stata, negli ultimi anni, un laboratorio per il ruolo dei centri sociali, il loro agire politico, l’attività repressiva delle istituzioni centrali e della magistratura inquirente, il protagonismo del Comuni nel governo delle città. Esemplare, in particolare, è stata la vicenda del centro sociale Askatasuna che Volere la Luna ha seguito nel tempo con numerosi articoli che vengono ora riproposti unitariamente in un’apposita TALPA.

Oltre Askatasuna: un confronto che deve proseguire

La vicenda di Askatasuna, culminata nello sgombero e nel corteo torinese del 31 gennaio, ha lasciato sul terreno una scia di problemi che attraverseranno i prossimi mesi: il ruolo dei centri sociali, il protagonismo dei territori, la repressione governativa, l’autocensura della stampa, la violenza nelle manifestazioni. Affrontarli e ragionare pare richieda troppo sforzo e c’è chi intima di non farlo. Noi continueremo a provarci.