Ragioni di preoccupazione

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Penso che abbiamo molti, ma molti, motivi per essere davvero preoccupati.

Si stanno sovvertendo tutti i valori nei quali credevamo e per i quali ci siamo spesi.

Formulo un elenco, tutt’altro che esaustivo, così come mi viene in mente :
– pensavamo che si dovesse ridurre i rifiuti, in modo particolare la plastica e le materie difficili da riciclare. Ora si sta producendo un numero enorme di mascherine che, stando a quanto ha detto la virologa Gismondo, non sono lavabili e si possono usare massimo per otto ore. Farle di tessuto lavabile no?;
– pensavamo che fosse più opportuno usare i mezzi pubblici (treno, autobus, metropolitane…) e invece ora sono diventati i più pericolosi perché il virus rimane attivo anche sulle superfici per un certo tempo; la stessa cosa ovviamente vale per l’uso del car shering;
– pensavamo che stare all’aperto, prendere sole, fare sport, fosse molto più igienico e sano che stare in casa e invece ci siamo trovati a non dover uscire;
– pensavamo che la scuola si costruisse anche sulla socialità, sullo scambio di opinioni, sull’amicizia, sul rapporto docente/discente, sulla crescita psicologica che viene dallo stare insieme oltre che sulle competenze da acquisire e invece c’è già chi promuove anche per settembre la didattica a distanza sostenendo che basta un tablet;
– pensavamo che i ragazzi con problemi, sia personali sia perché di famiglie meno abbienti, dovessero essere sostenuti e invece la digitalizzazione ha tagliato fuori una bella fascia della popolazione giovanile;
– pensavamo che il G5 dovesse essere ancora studiato negli esiti negativi che può comportare (campi magnetici ecc.) e invece sta entrando alla grande senza alcuna riflessione e valutazione, ad esempio anche per ottenere la tracciabilità delle persone (che continua a sembrarmi una cosa terribile. Penso a quanto sarebbe stata felice mia madre se avesse potuto sapere in ogni momento dove  fossi e per quali strade fossi passata e chi avessi incontrato,  quando ero ragazzina. Che fortuna essere stati giovani quando nessuno ti poteva tracciare!).

Ci sono tanti altri pensieri dello stesso genere sul rovesciamento di tutto ciò che ha costruito la nostra identità ma mi fermo ora sull’ultima trovata, questa sì davvero col botto: c’è chi ritiene che per contrastare la pandemia gli anziani debbano restare a casa almeno fino alla fine dell’anno. Non bastava l’angoscia di tutto questo tempo privo di quanto si faceva, delle abitudini, degli incontri, del sole…. no, occorre arrivare a Natale. Senza figli, nipoti, amici, sole, aria, movimento. Ancora chiusi in casa, soli.

E della Costituzione che ne facciamo? Perché ci garantirebbe la dignità, la non discriminazione, l’uguaglianza, la libertà. Quella libertà che è il primo dei principi della Rivoluzione francese. Agli amici che costituiscono comitati per la difesa della Costituzione dico: basta, adesso è Lei che deve difendere noi. Cosa dobbiamo fare per reagire fortemente a un progetto così inumano? Un suicidio di massa? O, in maniera meno cruenta, la fondazione di un partito che abbia questo solo compito: salvarci? 

 Chiudo con la speranza che tutti coloro che hanno testa si mettano in moto per sbrogliare la matassa.

Renza Sasso

Renza Sasso, ex insegnante trapiantata in Toscana dalla Valsusa, è attiva nel Comitato democrazia costituzionale, nel Centro studi e documentazione, nell’Alleanza beni comuni, nel gruppo di elaborazione politica “Officina”, nel gruppo femminista “Cantiere” e in molte altre realtà.

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One Comment on “Ragioni di preoccupazione”

  1. Chia ha una certa età “pensava”che il fuuturo del mondo potesse essere migliore.
    Ora è tutto stravolto dai “rifiuti, G5,dalla prossima scuola…..” e, in modo particolare, dai politicanti che non riusciranno a concretizzare una , come si scrive nell’articolo, fase di uscita e neanche di sicurezza da questa ingarbugliata situazione.
    Non sono fiducioso e ci aspettano tempi duri…
    Possiamo resistere per esistere, come si recita in Valsusa.
    Grazie per la riflessione e per aver lanciato una proposta di “salvamento”
    Valerio

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