La scuola, il velo e il razzismo di Stato

Vietare il burqa e il niqab nelle scuole, come previsto dal Governo, trasforma lo Stato in gendarme di un conflitto combattuto sul corpo delle donne. L’accostamento del divieto al numero degli studenti stranieri e alla lingua parlata dalle loro famiglie, poi, rivela un immaginario coloniale, che separa un “noi” da proteggere e un “loro” da cui proteggersi e mortifica la scuola, in grado di gestire al proprio interno tensioni e differenze.

“La scuola è aperta a tutti”, senza differenze

“La scuola è aperta a tutti”: in questa direzione, voluta dall’articolo 34 della Costituzione, si muove il nostro sistema scolastico, nel quale i 931mila studenti con cittadinanza non italiana (l’11,6% del totale) hanno livelli di apprendimento assolutamente adeguati. Per migliorarli ulteriormente non servono quote o discorsi propagandistici, serve potenziare la presenza di docenti d’italiano.

La scuola della destra e quella che vogliamo

Dietro i provvedimenti del ministro Valditara c’è un disegno: riportare indietro le lancette dell’orologio e restaurare la rigorosa selezione di classe e la scarsa democrazia che hanno caratterizzato per decenni la scuola. Molti i temi implicati. Alcuni su tutti: la questione dell’autonomia, l’assetto della scuola secondaria di secondo grado, la repressione del dissenso, gli effetti del calo demografico, l’inclusione.

Dalla scuola dell’autonomia alla scuola per il mercato

L’autonomia scolastica nasce nel 1997, evocando “scuola autonoma” in grado di autogovernarsi e di decidere come realizzare il proprio progetto educativo. Ma le buone intenzioni sono state presto frustrate e, dopo quasi 30 anni, possiamo affermare che hanno prevalso esigenze più forti, provenienti dal mercato del lavoro, dalla riduzione della spesa pubblica e dal prevalere di una visione utilitaristica e strumentale del sapere.

Rendere la scuola della Costituzione il futuro della scuola

Negli ultimi decenni i provvedimenti per la scuola sono stati eterogenei e finalizzati a renderla funzionale al mercato del lavoro. È una linea da ribaltare. Una scuola che rinuncia a fornire una formazione culturale alta per tutti fa un passo indietro nello sviluppo di una società democratica. Quel che occorre fare è non diminuire la durata dei cicli di studio e prevedere percorsi di formazione professionale solo dopo i 16 anni.

Scuola delle discipline e scuola del disciplinamento

Con il Governo della destra, nella scuola convergono la nostalgia per il passato e una crescente repressione verso i ragazzi che in qualche modo, anche con comportamenti impropri, evocano il futuro. La scuola delle discipline si trasforma così in scuola del disciplinamento, in un processo di cui è segno evidente il rilievo attribuito al voto di condotta che fa media con gli apprendimenti e può provocare la bocciatura a prescindere.

Cambiano gli studenti e il clima: per tutti, ma non per il Governo

Il caldo è insopportabile ma gli edifici scolastici non conoscono ristrutturazioni. La dispersione scolastica è elevatissima e raggiunge cifre da capogiro per i “nuovi italiani” ma, mentre molte scuole si attrezzano per contenerla, l’amministrazione centrale sembra ignorarlo. Gli infondati auto elogi del Governo non bastano ad affrontare l’impatto delle nuove generazioni e la complessità e le incertezze del loro cammino di crescita.

Inclusione scolastica: a che punto siamo?

A differenza del resto d’Europa, il superamento delle classi differenziali è in Italia, sotto il profilo normativo, un dato acquisito. La sfida dell’inclusione è, peraltro, quella di passare dalla semplice “presenza” in classe alla piena partecipazione. L’alunno/a con disabilità non deve solo stare nella stessa classe dei suoi coetanei, ma deve poter apprendere, relazionarsi, esprimersi e costruire il proprio progetto di vita insieme agli altri.

Contro l’arroccamento identitario

L’apertura di una moschea a Mestre e l’aumento di alunni con retroterra migratorio di fede islamica hanno riacceso, su integrazione e multiculturalismo, un dibattito viziato da impostazioni culturali colonialiste e da grave disinformazione. La sfida, oggi, non è difendersi da “culture straniere incompatibili”, ma trasformare le aule scolastiche e universitarie da trincee identitarie in laboratori di un futuro comune.

Antisemitismo: un disegno di legge contro la democrazia

Il 9 settembre riprende, alla Camera, l’iter del “disegno di legge antisemitismo”. Nel dibattito al Senato sono state eliminate alcune storture ma resta l’improprio recepimento della definizione di antisemitismo dell’IHRA e, con essa, la ghettizzazione (e, potenzialmente, la criminalizzazione) del dissenso rispetto ai crimini del Governo israeliano con ulteriore deterioramento della nostra già fragile democrazia.