Didattica, presenza e distanza

La maggioranza dei docenti tende a contrapporre la didattica in presenza a quella digitale. È naturale perché oggi conosciamo bene solo la prima. Ma, in prospettiva, dovremo riuscire a mettere a punto anche una didattica basata sulla “presenza in distanza”. Ci vorrà tempo ma è un obiettivo ineludibile, non solo nell’emergenza.

Sul ponte sventola bandiera bianca…

La “seconda ondata” è stata devastante, eppure era stata ampiamente prevista. Erano state persino decise misure forti con relativo finanziamento, ma sono rimaste lettera morta. Pesa la folle estate del “liberi tutti”. Ma paghiamo soprattutto il buco nero delle Regioni e l’incapacità del Governo di far seguire alle decisioni l’esecuzione.

Il nostro vero virus. E la sua cura

Ci aspetta una convivenza non breve con il Covid. Per le sottovalutazioni e l’incapacità della politica. Ma anche nostre. In tutti è mancato l’amore per il futuro, sostituito dal consumo del presente. Se continueremo a mettere da parte le cose fondamentali (scuola, ricerca e cultura) non avremo futuro. E non sarà colpa del virus: sarà colpa nostra.

Fare scuola a casa: tra pragmatismo e antistatalismo

Sono alcune migliaia le famiglie italiane che si occupano direttamente dell’educazione dei figli. La loro estrazione, come segnala un libro recente, è eterogenea (libertari laici e fondamentalisti cristiani, minoranze etniche e religiose, antistatalisti e pedagogisti della descolarizzazione) ma alla base c’è sempre il disconoscimento della dimensione politica dell’esistenza.

Andiamo a scuola!

Il ritorno a scuola è avvenuto con molte ombre ma anche con qualche luce. Pur nel caos della nomina dei docenti annuali, caratterizzata da errori e disfunzioni ancora maggiori che negli anni precedenti, le scuole, come sempre nelle emergenze, hanno saputo tirar fuori, nonostante la carenza strutturale di fondi, energie inaspettate.