Scuola. Almanacchi per l’anno nuovo

La scuola sembra immobile. A scorrere i titoli delle principali testate giornalistiche e scolastiche sembra proprio di aver già letto e riletto tutto in tempi precedenti. I luoghi comuni vengono spacciati per idee e, intanto, i problemi restano irrisolti. Così si consolida il pensiero conformista, prima causa dell’immobilismo che tocca la scuola, il lavoro, la società e tutti i sistemi complessi.

Rovesciare i termini: il merito della scuola

Il Governo ha voluto affiancare all’istruzione, nella denominazione del relativo ministero, il merito. Meglio rovesciare i termini e parlare, invece che di scuola del merito, del merito della scuola. Se non altro come riconoscimento del fatto la scuola è il luogo in cui l’incontro quotidiano di centinaia di migliaia di insegnanti e studenti realizza uno spirito di comunità e di sana reazione all’alienazione sociale.

Il “docente esperto”: ancora l’inganno della meritocrazia

L’idea di riforma del ministro Bianchi sul “docente esperto” costituisce l’ennesimo inganno della meritocrazia, coerente con la cultura aziendalista dell’agenda Draghi. Laddove questo sistema viene applicato, come in Francia, il clima cooperativo fra colleghi è stato sconvolto. E lo stress della performance imposto dalla cultura aziendalista finisce per diminuire anziché aumentare la qualità del lavoro.

Finale di partita per la scuola: il “docente esperto”.

L’ultimo (si spera) regalo per la scuola del Governo Draghi è il “docente esperto”. Cosa farà questo nuovo severo docente non è dato conoscere. Per ora sappiamo solo che sarà uno ogni cento colleghi, che dovrà aver superato tre percorsi formativi non sovrapponibili e che vedrà la luce nel 2032. Si, proprio così, nel 2032. C’era proprio bisogno che fosse varato da un governo in carica solo per gli affari correnti?

L’occasione sprecata della pandemia

A più di due anni dall’inizio della pandemia, è tempo di chiedersi se l’esperienza del confinamento abbia avuto effetti duraturi, e quali, sulle nostre società. È stata solo una momentanea interruzione del nostro modo ordinario di vivere? O va interpretata come una forma di sospensione, propedeutica a un ripensamento radicale del nostro modello di sviluppo?  

Insegnare, un mestiere preso nella gabbia del genere

Esiste una discriminazione di genere che non esclude ma che, anzi, seleziona le donne come soggetti ideali per far slittare verso il lavoro di cura un intero settore, quello dell’istruzione, che, soltanto a parole, è vitale per il Paese. Se il mestiere dell’insegnante fosse attrattivo, non ci sarebbe alcuna ragione per una così schiacciante preponderanza femminile.

Cosa ci insegna l’occupazione delle scuole?

Dopo la pandemia e il confinamento, l’occupazione delle scuole superiori del mese di febbraio è stata, per molte ragazze e ragazzi, un’importante occasione di socializzazione. Ma la sua composizione sociale e la sua “geografia” e diffusione nel tessuto territoriale dimostrano una netta frattura con la politica. Almeno a giudicare da una ricerca sulla situazione torinese.