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Arridateci la Fornero!

C’era una volta la riforma delle pensioni, con lacrime, di Elsa Fornero. Oggi, nel paese occidentale in cui si muore di più sul lavoro, l’asticella continua a salire: quota 100, poi 101, poi 102, 103 e ora con il Governo Meloni addirittura quota 104, che vuol dire 63 anni d’età e 41 di contributi. Questa volta senza le lacrime, perché Giorgia Meloni e i suoi ministri sono molto più bravi a far piangere i poveri cristi che a versare lacrime in proprio.

L’Italia che verrà: proiezioni per i prossimi decenni

Secondo i calcoli del Documento di Economia e Finanza se gli immigrati aumentassero del 33% rispetto al ritmo attuale, nel 2070 il debito pubblico sarebbe più basso di almeno 30 punti rispetto al PIL (cioè circa 135% anziché 165%). Se invece il flusso degli immigrati calasse del 33%, nel 2070 il debito aumenterebbe di oltre 30 punti sul PIL (cioè dal 165% a circa il 200%). Dati e scenari che dovrebbero far riflettere.

Viva la vita, abbasso la morte!

«Viva la vita, abbasso la morte!» ha gridato in piazza Mélenchon, nella manifestazione francese contro la riforma delle pensioni. E, rivolto a Macron, ha aggiunto: «Tu sia maledetto per aver mercificato le nostre esistenze». La vita contro la morte: sino a quando il dibattito non si radicalizzerà in questo senso ci dovremo accontentare di una pseudo-sinistra lagnosa e di movimenti ecologisti all’acqua di rose.

Catasto, pensioni e fisco nel Meloni-pensiero

Chiudendo la convention di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni ha lanciato due messaggi: no alla riforma del catasto e innalzamento delle pensioni minime a 1.000 euro mensili. Ottima la seconda proposta, che dovrebbe essere ripresa da tutti. Ma dove trovare i soldi per realizzarla se non si razionalizza il sistema fiscale: sulla casa e non solo?

Lavorare per il re di Prussia

Sulle pensioni, o meglio sui contributi versati dai lavoratori italiani, è stata caricata in questi anni una quota significativa del debito pubblico. Contemporaneamente si è presentata la previdenza come un grande sperpero. Il tutto per mettere impunemente le mani sulle risorse dei lavoratori.