Catasto, pensioni e fisco nel Meloni-pensiero

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Domenica 1° maggio si è conclusa a Milano la convention di Fratelli d’Italia. La leader Giorgia Meloni ha concluso il meeting con alcune proposte e dichiarazioni. In particolare ne sottolineo due: la contrarietà alla riforma del catasto (“la casa degli italiani non si tocca”) e la proposta di innalzamento delle pensioni minime a 1.000 euro mensili.

Sono due punti interessanti.

Il primo perché è palesemente irrazionale. Non si vuole “toccare” la casa degli italiani, ma sarebbe logico conoscere di che casa si tratta. Questo è lo scopo della riforma del catasto: verificare la condizione effettiva del patrimonio immobiliare esistente, per evitare di far pagare imposte ingiuste, che non corrispondono al valore reale. Meloni, a quanto pare, non vuole nessuna riforma sulle abitazioni, lasciando che le case abusive restino abusive e che quelle accatastate in modo incongruo restino incongrue. Lasciamo tutto così com’è, cioè il privilegio per chi paga meno del dovuto e il danno per chi paga di più del dovuto. Un programma politico assolutamente e coerentemente conservatore, di chi vuole mantenere lo statu quo. Strano: di solito i partiti che si collocano all’opposizione sono per il cambiamento o addirittura per la rivoluzione.

La proposta di alzare le pensioni minime a 1.000 euro potrebbe essere condivisa da tutti. Serietà vorrebbe, però, che venissero indicate le risorse economiche per realizzare questo rafforzamento del welfare. Ma Giorgia Meloni non indica dove trovare le risorse per la copertura economica. È appena il caso di ricordare che la spesa pensionistica è la prima voce delle uscite del bilancio dello Stato: 288 miliardi di euro nel 2021. Inoltre, le pensioni inferiori a 1.000 euro sono il 68% del totale (se consideriamo soltanto le donne, arriviamo all’82%). La media delle pensioni in Italia è di poco inferiore ai 1.000 euro. Quindi, si potrebbe decidere che tutti i pensionati ricevano circa 1.000 euro. Dubitiamo che Giorgia Meloni sia d’accordo. In alternativa bisognerebbe trovare molte decine di miliardi per alzare le pensioni minime senza toccare quelle più elevate. Dato che ‒ secondo il Meloni pensiero ‒ “la casa non si tocca”, non è possibile aumentare il gettito fiscale del patrimonio immobiliare. Quindi, dove si potrebbero trovare i fondi necessari? Forse per risolvere il problema delle pensioni minime bisognerebbe recuperare le risorse anzitutto da chi non paga il dovuto. Nelle casse del fisco ogni anno, a causa dell’evasione fiscale, si crea un buco di oltre 100 miliardi di euro. Questi soldi, se recuperati, probabilmente basterebbero per elevare tutte le pensioni minime a 1.000 euro. Ma da Giorgia Meloni non sono arrivate indicazioni o proposte in tal senso. Inoltre, l’attuale sistema fiscale, da poco riformato, continua a presentare incongruenze, disparità e iniquità. A titolo di esempio: un contribuente con reddito di 65.000 euro, se è un lavoratore dipendente paga 20.850 euro (32%) di imposta oltre all’IRPEF regionale e comunale, se invece è un lavoratore autonomo versa 9.750 euro (15%) con esenzione dall’IRPEF regionale e comunale. Una situazione palesemente ingiusta e incostituzionale. Ovviamente di questa iniquità non è responsabile il partito della Meloni, dato che si colloca all’opposizione. Ma perché non ha detto una parola per cancellare questa vergognosa ingiustizia?

Gli autori

Rocco Artifoni

Rocco Artifoni è presidente nazionale dell’Associazione per la riduzione del debito pubblico (ARDeP), referente per la Lombardia dell’Associazione Art. 53, responsabile comunicazione del Coordinamento provinciale di Bergamo di Libera e del Comitato bergamasco per la difesa della Costituzione.

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One Comment on “Catasto, pensioni e fisco nel Meloni-pensiero”

  1. Forse se non spendessimo per armi, missioni di pace(?), F35 , autostrade inutili, ponte sullo stretto TAV e altro, i soldi ci sarebbero.
    (sono d’accordo sul riequilibrare il catasto, ma non mischierei le cose)

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