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Rocco Artifoni è vicepresidente nazionale dell’Associazione per la Riduzione del debito pubblico, referente per la Lombardia dell’Associazione Art. 53 e responsabile comunicazione del Coordinamento provinciale di Bergamo di Libera.

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Cronache inattuali di fine anno

Il 24 dicembre 2019 nel sito di Forbes Italia è stata pubblicata la classifica dei 10 miliardari che hanno guadagnato di più negli ultimi 10 anni: «Complessivamente i dieci hanno aggiunto alle loro fortune 555 miliardi di dollari». È solo uno dei dati del calendario delle disuguaglianza di questa fine d’anno.

L’acqua, la diga e il Fondo Salva Stati

Il 30 settembre il nostro debito pubblico ha raggiunto la cifra record di 2.393 miliardi di euro. Ma la politica, anziché preoccuparsene, si dà battaglia sul meccanismo che fornisce prestiti ai Paesi in crisi. È come pensare, anziché della solidità di una diga, alle modalità per intervenire quando l’acqua tracimerà.

Un tetto alle tasse in Costituzione?

Forza Italia raccoglie nelle piazze le firme per introdurre in Costituzione un tetto alla tassazione. «Basta con il principio di progressività!», definito “una rapina di Stato”. Detto in altri termini: la disuguaglianza tra i cittadini è un fatto naturale e la leva fiscale non deve essere utilizzata per attenuarla.

Il debito pubblico: se 58 miliardi vi sembran pochi

L’entità del debito pubblico è tale che è difficile percepirne le variazioni. Ma la revisione al rialzo operata nei giorni scorsi dalla Banca l’Italia è di quelle che non possono sfuggire: 58 e rotti miliardi in più. Dipende da come si conteggiano gli interessi maturati sui buoni postali infruttiferi. Insomma: così è se vi pare.

Debito pubblico: 40 mila euro a testa

L’indebitamento delle nostre amministrazioni pubbliche era, al 31 luglio 2019, di 2.410 miliardi di euro corrispondente a un debito di 40 mila euro per ogni cittadino. Per arginarlo si dovrebbe ridurre l’evasione fiscale. Ma il personale preposto ai controlli è passato negli ultimi vent’anni da 36mila a 26mila unita…

La flat tax incrementale è incostituzionale

Dopo l’introduzione di una sorta di flat tax (con aliquota del 15%) per le partite IVA con ricavi non superiori a 65.000 euro il Governo ne sta ipotizzando una nuova per i redditi incrementali, cioè per gli incrementi di reddito denunciati. Una versione di evidente incostituzionalità e più irrazionale e iniqua della precedente.

Lo shock fiscale di cui c’è bisogno

Non c’è dubbio che l’Italia ha bisogno di uno “shock fiscale”. Ma il suo segno è opposto a quello della flat tax voluta da Salvini. Quel che occorre è reintrodurre una reale progressività, tassare in modo adeguato i patrimoni mobiliari e le successioni, contrastare l’evasione con misure congrue e non solo a parole.

I paradossi della flat tax all’italiana

Chissà cosa direbbe Milton Friedman, l’economista americano padre della flat tax, di fronte all’introduzione in Italia di quell’imposta. La domanda si pone perché la tassa piatta all’italiana è incoerente, applicata in modo disomogeneo e con effetti di grave iniquità. In ogni caso assai diversa da quella ideata da Friedman.