Val di Susa: un campo largo dal basso

I no Tav sono tornati a contarsi nella partita truccata delle grandi opere inutili. E hanno proposto un campo largo diverso: senza primarie, senza alchimie, senza sondaggi che agitano mostri in ascesa e moribondi in caduta libera, senza prime donne alla ricerca di consensi anche tra i no Tav ma solo in vista delle elezioni, senza i TG che rovinano la cena, senza corse al riarmo. Riusciremo a trasporre il metodo in politica?

Comunità, lotta, partecipazione: valorizzare le esperienze

Una comunità di lotta costituita per rispondere ad alcune esigenze dei suoi membri non è una monade ma un luogo di relazioni potenzialmente estensibili. Le esperienze di questo tipo non mancano nel nostro paese, dall’occupazione abitativa dello Spin Time a Roma, al movimento no Tav in Val Susa, all’esperienza della ex Gkn di Campi Bisenzio. Sono la base di un orizzonte comune capace di coniugare conflitto e partecipazione.

Val Susa, Italia: cosa c’è dietro l’angolo

Gli scontri al cantiere del TAV di Chiomonte hanno riacceso i riflettori sulla linea ad alta velocità Torino-Lione. Con alcuni elementi di novità: l’ulteriore stretta repressiva contro l’opposizione, la sempre più evidente inutilità e irrealizzabilità dell’opera, la necessità di una riorganizzazione del movimento no Tav, per tenere insieme radicalità e capacità di aggregare. Ci aspetta una stagione impegnativa, in gran parte da inventare.

Il Tav, i media e i voltagabbana

Nessun movimento di opposizione ha mai avuto, in Italia, una durata trentennale come quello contro la nuova linea ferroviaria Torino-Lyon, la quale, per parte sua è di là da venire. Ma i media torinesi lo ignorano e, in occasione dell’ultimo grande corteo da Venaus a San Giuliano, preferiscono dare la parola a un no Tav pentito che spara a pallettoni contro il movimento e, naturalmente, contro il centro sociale Askatasuna.

Val Susa. Avere vent’anni e avere grandi sogni

L’8 dicembre 2005, decine di migliaia di valsusini, incuranti della neve, aggirarono lo schieramento della polizia, presero possesso dei terreni di Venaus dove dovevano iniziare i lavori per la linea ferroviaria Torino-Lione e vi installarono le bandiere “no Tav”. Vent’anni dopo, anche se non tutto è facile, la ferrovia è ancora di là da venire, in Val Susa è nata una comunità coesa e il testimone sta passando a chi allora era bambino.

L’Alta Felicità del popolo no Tav

Ancora una volta in Valle di Susa, al Festival dell’Alta Felicità. Non si erano mai viste generazioni così diverse dare vita a una gigantesca foresta di Sherwood impegnata contro la follia del Tav, il dio denaro, la guerra. Non uno spintone. Risse per ubriachi molesti, zero. Malori per sostanze varie, zero. Spacciatori di droghe pesanti, zero. Polizia, zero. Solo i grandi giornali e i tg non se ne sono accorti e hanno parlato d’altro.

Askatasuna, No Tav e le nuove frontiere della repressione

La Procura di Torino contesta a 16 militanti di Askatasuna e no Tav il reato di associazione a delinquere per commettere atti di resistenza a pubblici ufficiali. I ministeri degli interni e della difesa chiedono agli stessi militanti risarcimenti milionari per le attività info investigative e di tutela dell’ordine pubblico e per danni di immagine. C’è da non crederci, eppure sono le nuove frontiere della repressione.