“Niente di nuovo sul fronte occidentale”

“Niente di nuovo sul fronte occidentale” del regista Edward Berger (terzo adattamento cinematografico del romanzo di Remarque), in questi giorni nelle sale, ci dice della stupida follia delle guerre. E ci parla della pace della natura. Peccato che la guerra sia anche nei confronti della natura. Siamo dentro la terza guerra mondiale, quella contro l’ambiente. Nessuno, uomo, animale o pianta, può dirsi tranquillo.

«Non possiamo più convivere con questa corsa verso l’abisso»

Intervenendo alla Cop27 Lula ha, tra i pochi, segnalato la drammaticità della situazione del mondo e assunto impegni precisi per contrastare il cambiamento climatico: «Dimostreremo che è possibile generare ricchezza senza provocare ulteriori cambiamenti climatici e promuovere crescita e inclusione sociale avendo la natura come alleato e non come nemico da massacrare con trattori e motoseghe».

Aboliamo la parola “sostenibile”

Quando sentite i sindaci che promettono la città sostenibile o il turismo sostenibile e fanno aumentare le automobili in circolazione o i motoscafi o le seggiovie, che distruggono i boschi e sporcano l’aria e il mare, beni che le generazioni future dovrebbero trovare tali e quali come li abbiamo trovati noi, siate certi che vi prendono in giro.

Note per un cambio di rotta

Giustizia sociale e giustizia ambientale sono indissolubilmente legate. E un nuovo ordine dell’universo, rispettoso della natura e dell’uguaglianza, passa attraverso il protagonismo di chi maggiormente subisce l’attuale situazione. Per questo, un autentico cambio di rotta richiede, più che programmi generali, processi di coinvolgimento reale degli “ultimi”.

Quando l’ecologia si trasforma in imbroglio ecologico

L’ecologismo o è conflittuale o non è, e l’ecologia non sostenuta da un cambio di visione dell’economia è nulla più che un imbroglio. Si parla tanto di transizione ecologica, ma valutati i protagonisti cui è stata affidata, è assai probabile che essa si riduca a una transizione tecnologica fonte di ulteriore degrado. Mentre la new generation rischia di essere la last generation.

Il re Mida, la natura e il Covid-19

il mito del Re Mida, quel regnante avido che ottenne dal dio Dioniso che tutti gli oggetti si mutassero in oro al suo tocco, è una metafora della realtà attuale, nella quale un’economia che intacca in profondità la natura fa emergere il rischio che l’umanità muoia di fame a causa della propria avidità. Anche questo ci insegna il Covid-19.