Margherita (Rita) Corona, laureata in Scienze naturali si occupa da sempre di tematiche ambientali
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Il 16 ottobre i movimenti ambientalisti riprendono l’iniziativa con uno sciopero generale. Malgrado cinquant’anni di appelli di scienziati per il clima e di impegni verbali degli Stati contro il consumo di combustibili fossili, gli interventi efficaci sono stati molto limitati. E la situazione si fa sempre più drammatica in un perverso intreccio di crisi climatica, ambientale e sociale. Solo un forte impegno dal basso può invertire la tendenza.
Sono passati 30 anni dall’approdo su una spiaggia ionica di un veliero con 300 curdi in cerca di rifugio e dall’inizio del progetto di Riace che ha accolto, nel tempo, 6000 migranti ed è diventato un modello nel mondo. Il suo animatore, Mimmo Lucano, è stato processato con accuse infondate e vessato in ogni modo e il progetto ridimensionato. Ma resta la dimostrazione che c’è un’alternativa a chiusura e respingimento.
I progetti nati dal basso per la salvaguardia del pianeta sono numerosi. Alcuni trovano riconoscimento con l’attribuzione del Goldman Environmental Price, una sorta di premio Nobel per l’ambiente. Quest’anno esso è stato attribuito congiuntamente a sei donne di varie aree del mondo, a dimostrazione dell’accresciuto protagonismo femminile nelle battaglie ambientali portate avanti nelle comunità e nei territori.
Gli ultimi scritti di Marx completano e integrano, secondo Kohei Saito, la critica al capitalismo affiancando all’analisi dello sfruttamento dell’uomo e del lavoro quella dello sfruttamento della natura. All’esito di questo percorso la conclusione è netta: la Terra può salvarsi solo con l’adozione, da parte degli uomini, di un diverso modo di vivere, riassunto nella formula “comunismo della decrescita”.
Per proteggere la qualità dell’aria, la salute e il clima serve attrezzarsi per azzerare il prima possibile la dipendenza energetica dalle fonti fossili. Nonostante l’inerzia dell’Unione, in Europa c’è chi lo sta facendo. Non l’Italia, che nel 2024 ha installato solo 7,2 GW di nuove rinnovabili contro gli 11 della Spagna e i 23 della Germania. Intanto il prezzo dell’elettricità è, da noi, il più oneroso d’Europa.
La temperatura media in Italia si è alzata di 1,8°, la Pianura Padana è tuttora la regione più inquinata d’Europa, le città del Sud sono poco attente ai problemi del traffico, non incrementano la mobilità dolce e il trasporto pubblico. In questa situazione non basta fermare i diesel per qualche giorno. È necessaria una strategia politica di lungo respiro tesa a un cambiamento profondo. Ma non ce n’è traccia.
Mentre la guerra all’Iran sta facendo precipitare ovunque la crisi energetica, l’Italia resta la maglia nera in Europa per produzione di energia. Negli ultimi due anni, infatti, ha tagliato di soli 7 punti la dipendenza dall’estero (passando dal 79% al 72% nel 2024) e, quanto alla produzione da rinnovabili, è rimasta ben al di sotto della media europea. In compenso, mentre la produzione resta ferma, il consumo energetico aumenta.
È dei giorni scorsi il rapporto delle Nazioni Unite che ha dichiarato la “bancarotta idrica globale”. Surriscaldamento e siccità attanagliano il mondo. Il consumo esagerato di acque dolci non consente più il reintegro delle falde acquifere, i ghiacciai si sciolgono e il taglio delle foreste inaridisce la superficie terrestre. La situazione è irreversibile ma occorre, almeno, contenerla cambiando modelli di sviluppo.
Il 2025 non è stato foriero solo di cattive notizie per le sorti dell’umanità e del pianeta. Le attività per la cura dell’ambiente e l’impegno per uno sviluppo sostenibile continuano ad avanzare, malgrado gli ostacoli posti dalle grandi lobbies del potere economico, finanziario e commerciale. Ad essi bisogna fare riferimento ogni volta che una notizia di devastazione ci raggiunge e lo sconforto ci spinge verso il nichilismo.
In chiusura del 2025 molti organismi di studio e controllo forniscono dati e notizie sullo stato di salute del pianeta. Il quadro complessivo è sconfortante: la quantità di gas alteranti prodotta nel mondo non è mai stata così alta, l’aumento delle temperature ha superato la soglia critica, l’utilizzo del petrolio e del carbone non accenna a diminuire. Ma alcuni nodi di queste politiche dissennate cominciano a venire al pettine.