Ben Gvir, l’odio e la morte eretti a sistema

Difficile trovare un uguale al gusto di mortificare, torturare, uccidere esibito dal Ministro per la sicurezza nazionale di Israele Itamar Ben-Gvir (un gusto evidentemente condiviso da un Governo che ha tollerato i brindisi per la pena di morte ai palestinesi, la trasformazione delle esecuzioni in spettacoli, la richiesta di eliminare 30-40 gazawi per notte). Al fondo di questa deriva non c’è che Auschwitz e chi lo amministrava.

Israele: gli omicidi mirati come pratica politica

La furia bellica di Trump e Netanyahu contro l’Iran ha fatto passare in secondo piano la pratica ordinaria dell’omicidio politico da parte di Israele. Si è calcolato in 2.700 (duemila settecento!) il numero di omicidi mirati compiuti da Israele dal 1948 al 2026 tanto in patria quanto, e soprattutto, all’estero: un primato irraggiungibile perfino dalla Russia e dagli Stati Uniti.

Tra Libano e Israele un accordo asimmetrico e impraticabile

L’accordo negoziato tra Libano e Israele escludendo Hezbollah sta accentuando le divisioni tra le forze politiche libanesi, col rischio di condurre a una nuova guerra civile. Il ritiro israeliano è, infatti, subordinato a condizioni irrealizzabili e alla rinuncia, da parte del paese aggredito, della possibilità di rivolgersi a tribunali internazionali per ottenere giustizia. Nel frattempo, i bombardamenti di Israele continuano.

USA. Il cammino accidentato del sindacato dell’auto

Dal 15 al 18 giugno si è svolta a Detroit la Convenzione nazionale del sindacato United Auto Workers (UAW). La crisi dell’auto negli Stati Uniti (con calo drammatico degli addetti), la riduzione degli iscritti e la modifica della composizione sociale del sindacato, le sue scelte politiche in favore dei dazi di Trump e di presa di distanza (pur parziale) da Israele rendono accidentato il cammino dell’organizzazione.

La Flotilla ha vinto: nonostante tutto

Le imprese della Global Sumud Flotilla sono state uno dei fatti maggiormente innovativi degli ultimi anni e lasciano una lezione suscettibile di sviluppi importanti. In esse hanno contato l’entusiasmo, la fantasia, l’assenza di interessi individuali, l’universalismo, la radicalità e l’approccio rigorosamente non violento. Ma anche il coraggio e la disponibilità a sacrificare qualcosa di sé, che sono il vero motore di ogni possibile cambiamento.

Intellettuali, complicità e dissidenza

Dal 25 al 28 maggio si è svolto il Jerusalem International Writers Festival (noto, in Italia per la professione di sionismo di Erri De Luca). Uno dei suoi ospiti di rilievo avrebbe dovuto essere il premio Nobel J. M. Coetzee, che, peraltro, ha rinunciato con una lettera in cui ha denunciato la responsabilità della comunità intellettuale e artistica israeliana per le atrocità commesse a Gaza e la conseguente necessità di dissociari.

Israele. Dalle guerre giuste alla pace giusta

II massacro in corso in Palestina mostra che la guerra giusta non esiste. Ci vuole, al contrario, una pace giusta. Essa richiede che lo Stato di Israele riconosca ufficialmente la Nakba, se ne assuma la responsabilità, istituisca un meccanismo per il ritorno o il risarcimento, smantelli le strutture radicate dell’occupazione, garantisca pari diritti tra il mare e il Giordano e attui un’equa ripartizione delle risorse e della terra.

Quell’odio che isola Israele dal mondo

Il video di Ben-Gvir che irride gli attivisti della Flotilla imprigionati è una vergogna enorme. Sollecita l’antisemitismo, lo crea dove non c’è. Isola, se ancora ce ne fosse bisogno, Israele dal resto del mondo, lo designa definitivamente come uno Stato canaglia, illustra come tratta i prigionieri. I palestinesi per primi. Cosa deve ancora succedere perché gli ebrei italiani si ribellino e smettano di essere complici?

Se Israele occupasse Linosa, che farebbe il Governo?

Immaginiamo che un commando di incursori israeliani sbarchi a Linosa e sequestri 12 pescatori con il pretesto che si preparavano a distribuire il pesce alle folle affamate di Galilea, come aveva fatto 2000 anni fa un agitatore politico. Come reagirebbe il Governo dei nostri “patrioti”? Con il pigolio che ha accompagnato l’abbordaggio di navi battenti bandiera italiana e il sequestro, tra gli altri, di cittadini italiani?

I crimini di Israele e i silenzi dell’Europa

La legalizzazione della pena di morte per impiccagione per i (soli) Palestinesi condannati per terrorismo è l’ultimo passo della deriva fondamentalista e razzista di Israele. A fronte di ciò è sempre più evidente la responsabilità dell’Italia e dell’Unione europea (con la sola eccezione di Spagna e Francia) nel continuare a consentire a Netanyahu una totale libertà d’azione, trasformatasi in una licenza di uccidere.