Elezioni in Terra Santa

Le seconde elezioni israeliane di quest’anno non sembrano promettere granché. C’è una flebile speranza che con esse si concluda il lungo regno di Bibi Netanyahu. Ma, dopo anni di nefasta propaganda e di autentico lavaggio del cervello, è difficile pensare che possa progredire anche la sola idea dello Stato binazionale.

L’antisemita a doppio senso

Nei giorni scorsi Gad Lerner è stato apostrofato con il termine “ebreo”, usato come insulto. È un segnale preoccupante di antisemitismo. Ma un pericolo ancora più insidioso per gli ebrei della diaspora viene dalle politiche del premier israeliano Netanyahu che, per ragioni di potere, legittima i peggiori leader antisemiti.

La catastrofe annunciata

La infame legge razzista voluta da Bibi Netanyahu è il peggior oltraggio che il sionismo potesse fare all’ebraismo: con essa si vuol fare ritornare gli ebrei a prima di Abramo, ad un pensiero tribale idolatrico, facendo della “terra” l’idolo a cui prosternarsi.

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La Palestina violata

L’interminabile tragedia del popolo palestinese è tale anche per lo statuto di impunità garantito al suo oppressore, il governo e l’esercito israeliano, in modo pressoché unanime da tutta la comunità internazionale, che contempla imbelle e senza colpo ferire la sistematica violazione della sua strombazzata legalità.