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Caro Habermas, non si può incoraggiare il silenzio

Asef Bayat, studioso iraniano-americano del Medio Oriente, risponde all’ammonizione di Jürgen Habermas ad evitare critiche ai bombardamenti su Gaza perché il diritto all’esistenza di Israele merita una protezione speciale alla luce dei crimini di massa dell’era nazista: «Ma come dovrebbero deliberare le persone su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato se non è permesso loro di parlarne liberamente?».

Gaza. Operazione “Spade di ferro”

Le ampie autorizzazioni concesse all’esercito per bombardare obiettivi non militari, l’allentamento delle restrizioni sulle morti di civili previste e l’uso di un sistema di intelligenza artificiale per generare un numero di obiettivi più vasto di sempre hanno contribuito alla natura distruttiva delle prime fasi della guerra di Israele nella striscia di Gaza. Lo rivela un’indagine delle testate israeliane +972 Magazine e Local Call.

Palestina. Uscire dal tunnel: una proposta per la pace

Il conflitto in Palestina ha una caratteristica ineliminabile: nessuna delle due parti scomparirà e, comunque vada, israeliani e palestinesi dovranno convivere in quel tratto di terra. Ciò rende doppiamente urgente il cessate il fuoco: perché non crescano ancora, insieme ai morti, l’odio e la voglia di vendetta e perché l’Onu assuma il controllo di Gaza, avviandone la necessaria (e difficile) ricostruzione.

Centinaia di intellettuali ebrei americani: «La critica a Israele non è antisemitismo»

Come scrittori, artisti e attivisti ebrei vogliamo contestare la narrazione secondo cui qualsiasi critica a Israele è intrinsecamente antisemita. Non è così, anzi le critiche al Governo israeliano e alle sue politiche sono doverose. Noi condanniamo tutti gli attacchi contro civili, israeliani o palestinesi che siano, ma siamo inorriditi dall’uso della lotta all’antisemitismo come pretesto per crimini di guerra.

Israele. Muoia Sansone

Con la rappresaglia bellica, Israele rischia, come nel mito biblico di Sansone, di provocare anche a se stesso ingenti danni. E ciò benché ci siano alternative: dimissioni del Governo Netanyahu, liberazione di Marwan Barghouti, piano per una confederazione israelo-palestinese, dispiego dei “caschi blu” dell’ONU nei Territori. Utopie? Probabilmente. Ma è tempo di provarci e di smettere di versare sangue.

Lettera agli ebrei italiani

Ogni casa che gli israeliani distruggono, ogni vita che uccidono va perduta una parte dell’immenso deposito di verità e di sapienza che, nella e per la cultura d’Occidente, è stato accumulato dalle generazioni della Diaspora, dalla sventura gloriosa o nefanda dei ghetti e attraverso la ferocia delle persecuzioni antiche e recenti. Parlino, dunque, gli ebrei della Diaspora e i loro amici!