Elogio dell’identità impura

L’identità viene spesso presentata come una statua antica da custodire e difendere dalla polvere, dal tempo, dagli stranieri. Ma le identità reali non sono mai pure. Sono sempre il risultato di sedimentazioni, incontri, conflitti, migrazioni, ibridazioni, resistenze. L’identità non è una reliquia: è una continuità in trasformazione. Non vive perché resta immobile, ma perché riesce a mutare senza diventare irriconoscibile.

L’identità come arma. Il caso esemplare di Ferrara e Italo Balbo

Una delle parole che la destra utilizza per il proprio progetto di dominio culturale è “identità”. La si ritrova dappertutto, associata a un’idea infondata di appartenenza e omogeneità. Esemplare la celebrazione da parte del Comune di Ferrara del gerarca fascista Italo Balbo, assunto a simbolo della città insieme a fior di antifascisti e “dimenticando” Giorgio Bassani, vera immagine culturale di Ferrara nel mondo

La corona e la tiara. Trump, l’America e Dio

Trump è seduto alla scrivania della Sala Ovale mentre una decina di leader religiosi gli impongono le mani in preghiera. La scena, in noi europei, suscita ilarità, ma non può essere liquidata con ironia. Quella scena – e l’alleanza che esprime – è il punto di arrivo di una trasformazione costruita nel tempo. Trump ha ereditato linguaggi religiosi, reti organizzative e forme di mobilitazione risalenti e le ha portate al centro del potere.

Memoranda/ Calabria – Le trappole dell’identità

“Possiamo essere orgogliosi delle nostre virtù, se sappiamo riconoscere e assumerci anche i vizi; possiamo elogiare e commuoverci per le bellezze, se sappiamo indignarci per le distruzioni che abbiamo compiute; possiamo gloriarci della nostra accoglienza, se riconosciamo i nostri rifiuti. Dobbiamo riconoscere i lati ombrosi della nostra storia collettiva ed individuale”.