"Una lunghissima esperienza alla guida di marchi storici, prima Garzanti, poi Sansoni, più tardi Rizzoli, ancora Garzanti, a settant’anni è considerato uno dei grandi saggi dell’editoria («Ma che esagerazione, sono solo capitato fra le due sedie: dopo i grandi e prima del marketing»), cresciuto alla Corsia dei Servi, l’eretica libreria milanese che negli anni Sessanta mescolava Bellocchio e padre Turoldo. Passo resistente da montanaro, è abituato a scalare le vette impervie di giganti quali Garboli o Garzanti, Steiner o Fallaci. L’editoria che incarna è molto diversa da quella attuale, «per imparare il mestiere non ti portavano a fare i giochi di ruolo in luoghi esotici». Quasi dieci anni fa la decisione di lasciare, «perché il mondo era cambiato e non riuscivo più a intercettare il mutamento». Oggi il suo sguardo appare molto nitido, nutrito di letture meticolose condotte nel buen retiro di Rhêmes o nel silenzio di Casperia, un borgo medievale nell’alta Sabina. «La crisi dell’editoria è una crisi culturale. Si fanno troppi libri, molti anche interessanti, ma oscurati dalla censura del mercato. E soprattutto le case editrici hanno rinunciato a un progetto, a una visione complessiva che suggerisca un’interpretazione del mondo»" [da https://ilmiolibro.kataweb.it].

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Ancora

Ancora l’Ucraina

“La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati” scriveva Gramsci. La guerra in Ucraina testimonia di una crisi dell’Europa arresa a un dominio americano che sintetizza il tramonto di un Occidente autoreferenziale e cieco.

Transizione

Transizione

E’ esagerato pensare che questi di oggi siano soltanto i prodromi del passaggio egemonico da Ovest a Est del pianeta, che dopo più di cinque secoli di Atlantico si stia aprendo l’era del Pacifico? L’indifferenza di tre quarti del globo per la tragedia ucraina sembrerebbe confermarlo. Riflessioni leggendo Chomsky

In fine

Motus in fine velocior

Viviamo in “democrature”: della democrazia è rimasta la buccia o, se si preferisce, la forma in cavo. Lo dimostra la grottesca vicenda della “crisi di gennaio” in cui sono emersi tutti i guasti di una politica ridotta a governance e ostaggio di un management totalitario, descritta alla luce di due magistrali testi di Luciano Canfora.

Controcanto

Controcanto

Ventidue interventi che raccontano e analizzano i mutamenti sociali, politici, culturali che dagli anni Ottanta in poi, in Italia e nell’Occidente, ci hanno portato all’infelice situazione di cui l’attuale pandemia potrebbe essere emblema e sintesi.

Non pensare a un partito. Semplicemente, riprendere a respirare

Che fare? Non diventare l’incunabolo di una nuova vagheggiata formazione politica. L’unica strada che abbiamo davanti è quella di fare rete. Creare, per quanto possibile, le condizioni per una sensibilità diffusa. Una specie di terza via che dovrebbe definirsi col tempo e soprattutto nelle pratiche. Senza velleitarismi, solo per respirare, finché si può, un’aria meno asfittica e avvelenata. 

Teatro

Quanti teatri ci sono?

La parola “teatro” è un passepartout che nel corso dei secoli è servito per realtà diversissime tra loro. Ora i saggi di Ferdinando Taviani  raccolti in due volumi da Mirella Schino offrono un’occasione per una riflessione a tutto campo.

Magnifiche sorti

Le magnifiche sorti e progressive

“La crisi attuale è diversa dalle altre a cui l’Occidente ha saputo adattarsi: si tratta di una crisi dei fondamenti storici della nostra civiltà” scrivono Miguel Benasayag e Gérard Schmit. E di questo dovremmo prendere atto, senza eccessivi rimpianti e senza pretese egemoniche.

Suicidi e contenti

Uno sviluppo fine a se stesso è come un tumore. E una crescita del PIL globale al 2-3% annuo (il dogma del capitalismo contemporaneo) pretende di “raddoppiare le dimensioni dell’economia globale ogni 23 anni e poi raddoppiarle di nuovo…, e poi ancora, e ancora”. In un libro di Jason Hickel una condanna senza appello dei dogmi del presente.

Cassandra

Noi, piccole Cassandre

Il lungo ciclo della modernità sta schiantandosi contro limiti non politici ma naturali. Eppure c’è una frenesia di ripartire come se tutto fosse stato (fosse, perché siamo ancora in mezzo al guado) un inconveniente sanitario. Orgogliosi come Achille e tenaci come Cassandra, dobbiamo testimoniare che delle possibilità alternative ci sono.