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"Una lunghissima esperienza alla guida di marchi storici, prima Garzanti, poi Sansoni, più tardi Rizzoli, ancora Garzanti, a settant’anni è considerato uno dei grandi saggi dell’editoria («Ma che esagerazione, sono solo capitato fra le due sedie: dopo i grandi e prima del marketing»), cresciuto alla Corsia dei Servi, l’eretica libreria milanese che negli anni Sessanta mescolava Bellocchio e padre Turoldo. Passo resistente da montanaro, è abituato a scalare le vette impervie di giganti quali Garboli o Garzanti, Steiner o Fallaci. L’editoria che incarna è molto diversa da quella attuale, «per imparare il mestiere non ti portavano a fare i giochi di ruolo in luoghi esotici». Quasi dieci anni fa la decisione di lasciare, «perché il mondo era cambiato e non riuscivo più a intercettare il mutamento». Oggi il suo sguardo appare molto nitido, nutrito di letture meticolose condotte nel buen retiro di Rhêmes o nel silenzio di Casperia, un borgo medievale nell’alta Sabina. «La crisi dell’editoria è una crisi culturale. Si fanno troppi libri, molti anche interessanti, ma oscurati dalla censura del mercato. E soprattutto le case editrici hanno rinunciato a un progetto, a una visione complessiva che suggerisca un’interpretazione del mondo»" [da https://ilmiolibro.kataweb.it].

Contenuti:

Il piacere di capire

Il libro Un seme di umanità, di Piergiorgio Bellocchio, ci dice che cosa leggere, ma soprattutto come leggere. Bellocchio è coltissimo ma non appartiene a scuole, è impegnato ma non è ideologico, è di parte ma non fazioso: ha passione per l’umano e per questo entra nei libri. Per lui, come per Edmund Wilson, “il piacere di capire è ancora più acuto del piacere di avere ragione.”

Entrümpelung / Sgombero

Entrümpelung in tedesco significa sgombero, riordino con scarto di ciò che si rivela inutile o superfluo, come i resti abbandonati da un trasloco. O come i “vecchi” quando si parla del coronavirus. L’emergenza ha rivelato un male del nostro tempo: il “potere impersonale del disumano”. Combatterlo significa tornare a “dare significato alla comunità degli uomini” (V.Havel)

George Steiner, ultimo umanista

Il necrologio di un grande intellettuale contemporaneo scritto da un amico che ne ha condiviso momenti di vita e pensieri. Con George Steiner se ne va l’ultimo testimone di un tempo che ha visto l'”impotenza della cultura” di fronte all’orrore di cui è capace l’uomo: “un umanista strenuo che in ogni sua pagina denuncia la fine dell’umanesimo”.

Ommini da viení, séte fottuti

Siamo alle soglie di un nuovo ciclo per il quale siamo del tutto impreparati: non abbiamo le chiavi per aprire la porta. Può anche essere che dietro quella porta ci sia il nulla. Stretti tra il racconto edificante dei media e il ressentiment populista viviamo l'”età della rabbia” in cui il vittimismo ha un “fascino incendiario”.

L’epoca delle rivoluzioni conservatrici

Il tema di fondo è la fine dell’ assetto mondiale stabilito a Yalta e le convulsioni di un mondo che sembra procedere verso la disfatta, “inconsapevole del pericolo e convinto di essere indistruttibile come un tempo lo era il Titanic”. Una rassegna lucida delle minacce attuali ma soprattutto delle loro origini dalla guerra dei 6 giorni in poi.

Migranti modello Australia

Il “modello Australia”: un sistema disumano e criminale di gestione dei migranti che si chiama No Way e non per caso fa venire l’acquolina in bocca a Matteo Salvini. Lo racconta Behrouz Boochani, scrittore, poeta e documentarista iraniano di etnia curda fuggito dall’Iran con l’intenzione di approdare in Australia e invece rinchiuso nell’isola-prigione di Manus.

Una foto

Ci sono immagini che scandiscono la vita, flash della nostra impotenza, più eloquenti di un’intera biblioteca. La bimba vietnamita in fuga sotto le bombe, Aylan Kurdi riverso sulla spiaggia turca, Aeham Ahmad, il pianista di Damasco mentre suona tra le rovine. Oggi il carrettino dello zucchero filato ad Aleppo, diffuso dall’UNHCR. Parlano delle colpe di un Occidente alla fine del proprio ciclo storico.

Disordinate considerazioni di un lettore

“Si è perduta la capacità di scambiare esperienze”, scriveva Benjamin, e quindi abbiamo perduto anche le persone “che sappiano raccontare qualcosa come si deve.” Nell’epoca del narcisismo dilagante forse l’informazione (vera o truffaldina) ha sostituito la narrazione. O forse no, alla fine qualcosa resiste.