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"Una lunghissima esperienza alla guida di marchi storici, prima Garzanti, poi Sansoni, più tardi Rizzoli, ancora Garzanti, a settant’anni è considerato uno dei grandi saggi dell’editoria («Ma che esagerazione, sono solo capitato fra le due sedie: dopo i grandi e prima del marketing»), cresciuto alla Corsia dei Servi, l’eretica libreria milanese che negli anni Sessanta mescolava Bellocchio e padre Turoldo. Passo resistente da montanaro, è abituato a scalare le vette impervie di giganti quali Garboli o Garzanti, Steiner o Fallaci. L’editoria che incarna è molto diversa da quella attuale, «per imparare il mestiere non ti portavano a fare i giochi di ruolo in luoghi esotici». Quasi dieci anni fa la decisione di lasciare, «perché il mondo era cambiato e non riuscivo più a intercettare il mutamento». Oggi il suo sguardo appare molto nitido, nutrito di letture meticolose condotte nel buen retiro di Rhêmes o nel silenzio di Casperia, un borgo medievale nell’alta Sabina. «La crisi dell’editoria è una crisi culturale. Si fanno troppi libri, molti anche interessanti, ma oscurati dalla censura del mercato. E soprattutto le case editrici hanno rinunciato a un progetto, a una visione complessiva che suggerisca un’interpretazione del mondo»" [da https://ilmiolibro.kataweb.it].

Contenuti:

Gli schiavi dell’algoritmo e i superumani elettronici

Recensione dell’ultimo libro di Yuval Noah Harari, storico e sociologo israeliano (antisionista): “21 lezioni per il XXI secolo”. Le tre questioni cruciali trattate sono il collasso ecologico ormai in atto; i rischi di una guerra nucleare tecnologica con cyborg e droni; il momento in cui l’Intelligenza Artificiale si salderà definitivamente con le biotecnologie. Ma soprattutto: come salvarci da un’inedita schiavitù?

I diavoli di Riace

Riace “deve essere abbattuta: troppo pericolosa per chi aspira a disumanizzare la terra”. L’Inquisizione scatenata contro Mimmo Lucano e il suo “modello di accoglienza” testimonia della mutazione antropologica avvenuta sotto i nostri occhi: la colpa che gli attribuisce il potere è di “essersi preso cura” degli altri, grave eresia in tempi di egoismo forzato.

Prendersi cura del mondo

Ne “La grande Russia portatile” (Salani) Paolo Nori racconta, col solito procedimento divagante, le sue esperienze trentennali in Unione Sovietica: un libro in cui tragedia e umorismo si alternano e da cui viene un monito sul rischio che, “tra le braccia della Storia”, finiamo per fare il nostro lavoro al servizio del male “utili e docili come delle vanghe”.

Nel gorgo

Lodi, Cagliari, si moltiplicano gli episodi di ordinaria disumanità. Il rancore non sembra più trovare limiti alle proprie espressioni. Di nuovo: homo homini lupus , senza che si riesca a creare anticorpi. E intanto nel mondo le morti per suicidio superano quelle per guerra e crimine.

Dal basso, nel buio

Negli ultimi decenni non si è soltanto chiuso un ciclo, ma una vera e propria era, quella degli ultimi tre secoli, grosso modo, e noi viviamo ancora inconsapevoli di tutto ciò che questo passaggio comporta. Ci mancano parole, categorie, visione. Nell’incendio che dilaga, dovremmo imparare a “fare la parte del colibrì”.

Triste, arrabbiato e impotente

Il passaggio dalla seconda alla terza repubblica è avvenuto tra grandi polemiche ma senza particolari approfondimenti mediatici che ci aiutassero a capire che cosa stava succedendo: ancora una volta scoppi emotivi con rimpallo di responsabilità o profili più caricaturali che satirici dei vari protagonisti.