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"Una lunghissima esperienza alla guida di marchi storici, prima Garzanti, poi Sansoni, più tardi Rizzoli, ancora Garzanti, a settant’anni è considerato uno dei grandi saggi dell’editoria («Ma che esagerazione, sono solo capitato fra le due sedie: dopo i grandi e prima del marketing»), cresciuto alla Corsia dei Servi, l’eretica libreria milanese che negli anni Sessanta mescolava Bellocchio e padre Turoldo. Passo resistente da montanaro, è abituato a scalare le vette impervie di giganti quali Garboli o Garzanti, Steiner o Fallaci. L’editoria che incarna è molto diversa da quella attuale, «per imparare il mestiere non ti portavano a fare i giochi di ruolo in luoghi esotici». Quasi dieci anni fa la decisione di lasciare, «perché il mondo era cambiato e non riuscivo più a intercettare il mutamento». Oggi il suo sguardo appare molto nitido, nutrito di letture meticolose condotte nel buen retiro di Rhêmes o nel silenzio di Casperia, un borgo medievale nell’alta Sabina. «La crisi dell’editoria è una crisi culturale. Si fanno troppi libri, molti anche interessanti, ma oscurati dalla censura del mercato. E soprattutto le case editrici hanno rinunciato a un progetto, a una visione complessiva che suggerisca un’interpretazione del mondo»" [da https://ilmiolibro.kataweb.it].

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Una foto

Ci sono immagini che scandiscono la vita, flash della nostra impotenza, più eloquenti di un’intera biblioteca. La bimba vietnamita in fuga sotto le bombe, Aylan Kurdi riverso sulla spiaggia turca, Aeham Ahmad, il pianista di Damasco mentre suona tra le rovine. Oggi il carrettino dello zucchero filato ad Aleppo, diffuso dall’UNHCR. Parlano delle colpe di un Occidente alla fine del proprio ciclo storico.

Disordinate considerazioni di un lettore

“Si è perduta la capacità di scambiare esperienze”, scriveva Benjamin, e quindi abbiamo perduto anche le persone “che sappiano raccontare qualcosa come si deve.” Nell’epoca del narcisismo dilagante forse l’informazione (vera o truffaldina) ha sostituito la narrazione. O forse no, alla fine qualcosa resiste.

Il “cuore di tenebra” dei nostri giorni

A commento della Via Crucis con Papa Francesco Magdi Allam ha scritto un commento su Facebook che costituisce una sintesi dell’odio e dell’intolleranza contemporanea, resa più terribile dai post dei suoi lettori. Ritornano in mente le ultime parole di Kurtz, il misterioso demone di Cuore di tenebra, che muore dicendo: “L’orrore, l’orrore…”

Inadeguatezza e vergogna

Diceva Dario Fo: “La merda ci arriva fin qui” e con la mano destra indicava il mento, per poi proseguire, dopo una pausa: “Per questo camminiamo a testa alta”. Ormai non possiamo nemmeno più camminare a testa alta, ridotti all’impotenza della ripetizione. Possiamo però non stancarci di ripetere che non è così che si vive.   Che l’umanità è fatta per un mondo diverso