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"Una lunghissima esperienza alla guida di marchi storici, prima Garzanti, poi Sansoni, più tardi Rizzoli, ancora Garzanti, a settant’anni è considerato uno dei grandi saggi dell’editoria («Ma che esagerazione, sono solo capitato fra le due sedie: dopo i grandi e prima del marketing»), cresciuto alla Corsia dei Servi, l’eretica libreria milanese che negli anni Sessanta mescolava Bellocchio e padre Turoldo. Passo resistente da montanaro, è abituato a scalare le vette impervie di giganti quali Garboli o Garzanti, Steiner o Fallaci. L’editoria che incarna è molto diversa da quella attuale, «per imparare il mestiere non ti portavano a fare i giochi di ruolo in luoghi esotici». Quasi dieci anni fa la decisione di lasciare, «perché il mondo era cambiato e non riuscivo più a intercettare il mutamento». Oggi il suo sguardo appare molto nitido, nutrito di letture meticolose condotte nel buen retiro di Rhêmes o nel silenzio di Casperia, un borgo medievale nell’alta Sabina. «La crisi dell’editoria è una crisi culturale. Si fanno troppi libri, molti anche interessanti, ma oscurati dalla censura del mercato. E soprattutto le case editrici hanno rinunciato a un progetto, a una visione complessiva che suggerisca un’interpretazione del mondo»" [da https://ilmiolibro.kataweb.it].

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Maestri traditi

Pietro Chiodi “fu filosofo per la stessa ragione per cui fu partigiano. Si trattava di realizzare con mezzi diversi uno stesso scopo: quello di contribuire ad emancipare l’individuo e ad affermarne in modo completo l’umanità” (Abbagnano). Un bel libro ci ricorda ora la distanza tra quel mondo d’impegno, e il nostro presente, fatto di selfie e di finti dibattiti televisivi.

Il mondo si è ingolfato

La gabbia neoliberista, potenziata dalla rivoluzione elettronica, rivela le sue pulsioni suicide. E sembrerebbe arrivata al capolinea la pretesa di regolare il globo asservendolo a una supposta razionalità del capitale. Ci resta il detto spagnolo Mal de todos consuelo de tontos, tanto più lucido e realistico del nostro Mal comune mezzo gaudio. O, più seriamente, la resilienza.

Dare voce alla vita

L’ultimo libro di Paolo Di Stefano è una sorta di Buddenbrook mediterraneo più che un ennesimo prodotto del new realism o della decantata autofiction: nella storia di una famiglia del sud, sospesa tra Avola e Lugano, lungo le tappe di un esodo infinito, rivive l’epopea delle migrazioni interne, dal Sud verso Nord messa in forma letteraria.

Il buio in fondo al tunnel

Non ci rendiamo conto di quel che ci aspetta in un futuro che è già presente. Smart working, didattica in remoto, giovani sempre più isolati, anziani sacrificati, Confindustria all’assalto. Eppure, testardamente, non ci arrendiamo e continuiamo a pensare che questa debba essere l’occasione per volere veramente la luna: si persevera per dare un senso alla nostra vita.

Luca Nicolini e la passione per il libro

L’ 8 maggio ci ha lasciato, a soli 66 anni, Luca Nicolini, libraio a Mantova. Insieme con la moglie Carla Bernini e un gruppo di amici aveva ideato e diretto fino all’anno scorso il Festivaletteratura. Il segreto del successo di Luca e di sua moglie, al di là delle qualità personali, della passione, della capacità di coinvolgere un’intera città, sta nell’essere librai.

Cambierà tutto? Uhm

Penso che non cambierà nulla. Più poveri, molti parecchio più poveri, continueremo a consumare per produrre: è la legge cui ci hanno sottomesso. E tuttavia qualcosa comunque si potrebbe tentare: per esempio tagliare le spese militari, ripopolare terre incolte e borghi abbandonati, praticare la solidarietà attiva e pensare diverso.

Il piacere di capire

Il libro Un seme di umanità, di Piergiorgio Bellocchio, ci dice che cosa leggere, ma soprattutto come leggere. Bellocchio è coltissimo ma non appartiene a scuole, è impegnato ma non è ideologico, è di parte ma non fazioso: ha passione per l’umano e per questo entra nei libri. Per lui, come per Edmund Wilson, “il piacere di capire è ancora più acuto del piacere di avere ragione.”

Entrümpelung / Sgombero

Entrümpelung in tedesco significa sgombero, riordino con scarto di ciò che si rivela inutile o superfluo, come i resti abbandonati da un trasloco. O come i “vecchi” quando si parla del coronavirus. L’emergenza ha rivelato un male del nostro tempo: il “potere impersonale del disumano”. Combatterlo significa tornare a “dare significato alla comunità degli uomini” (V.Havel)

George Steiner, ultimo umanista

Il necrologio di un grande intellettuale contemporaneo scritto da un amico che ne ha condiviso momenti di vita e pensieri. Con George Steiner se ne va l’ultimo testimone di un tempo che ha visto l'”impotenza della cultura” di fronte all’orrore di cui è capace l’uomo: “un umanista strenuo che in ogni sua pagina denuncia la fine dell’umanesimo”.

Ommini da viení, séte fottuti

Siamo alle soglie di un nuovo ciclo per il quale siamo del tutto impreparati: non abbiamo le chiavi per aprire la porta. Può anche essere che dietro quella porta ci sia il nulla. Stretti tra il racconto edificante dei media e il ressentiment populista viviamo l'”età della rabbia” in cui il vittimismo ha un “fascino incendiario”.