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"Una lunghissima esperienza alla guida di marchi storici, prima Garzanti, poi Sansoni, più tardi Rizzoli, ancora Garzanti, a settant’anni è considerato uno dei grandi saggi dell’editoria («Ma che esagerazione, sono solo capitato fra le due sedie: dopo i grandi e prima del marketing»), cresciuto alla Corsia dei Servi, l’eretica libreria milanese che negli anni Sessanta mescolava Bellocchio e padre Turoldo. Passo resistente da montanaro, è abituato a scalare le vette impervie di giganti quali Garboli o Garzanti, Steiner o Fallaci. L’editoria che incarna è molto diversa da quella attuale, «per imparare il mestiere non ti portavano a fare i giochi di ruolo in luoghi esotici». Quasi dieci anni fa la decisione di lasciare, «perché il mondo era cambiato e non riuscivo più a intercettare il mutamento». Oggi il suo sguardo appare molto nitido, nutrito di letture meticolose condotte nel buen retiro di Rhêmes o nel silenzio di Casperia, un borgo medievale nell’alta Sabina. «La crisi dell’editoria è una crisi culturale. Si fanno troppi libri, molti anche interessanti, ma oscurati dalla censura del mercato. E soprattutto le case editrici hanno rinunciato a un progetto, a una visione complessiva che suggerisca un’interpretazione del mondo»" [da https://ilmiolibro.kataweb.it].

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M’hai detto un prospero!*

“M’hai detto un prospero!” è un detto romanesco per rispondere a chi presenta come facile un’azione in realtà difficile o impossibile. Questo governo che incarna nel suo stesso capo la natura di quello che Luciano Gallino definì il Finanzcapitalismo non si presta a nessuna speranza di cambiamento di un modello distruttivo e fallimentare.

Il diavolo di Bose

Enzo Bianchi fondò nel 1963 la comunità di Bose come “associazione privata di fedeli” aperta, cosa inaudita a quei tempi, a uomini e donne, e tale è rimasta anche in seguito. Con tutte le autonomie relative, compresa la presenza, tra monaci e monache, di ortodossi e protestanti. Ora l’inquisitore vaticano gli ha imposto l’allontanamento.

Dove si parla di vasi

Il Coronavirus ha scoperchiato di nuovo il vaso di Pandora rendendo evidente la fragilità del sistema globale e il baratro in cui stiamo tutti cadendo, con l’individualismo che ha sostituito la socialità e la diseguaglianza che domina. Ma ci sono anche altri vasi, come quelli delle Sephiroth, che col male lasciano uscire anche il bene. Per questo vale ancora il motto “Non mollare”

Isole nella corrente

La cecità dei potenti della terra è degna delle grandi saghe mitologiche: il diluvio universale, Deucalione e Pirra, Gilgamesh… Non abbiamo molti strumenti per fermare questa deriva. Però possiamo testimoniare. Raccogliere sotto la sigla “isole nella corrente” le disparate attività di piccoli nuclei accomunati dalla fame di un mondo diverso.

Maestri traditi

Pietro Chiodi “fu filosofo per la stessa ragione per cui fu partigiano. Si trattava di realizzare con mezzi diversi uno stesso scopo: quello di contribuire ad emancipare l’individuo e ad affermarne in modo completo l’umanità” (Abbagnano). Un bel libro ci ricorda ora la distanza tra quel mondo d’impegno, e il nostro presente, fatto di selfie e di finti dibattiti televisivi.

Il mondo si è ingolfato

La gabbia neoliberista, potenziata dalla rivoluzione elettronica, rivela le sue pulsioni suicide. E sembrerebbe arrivata al capolinea la pretesa di regolare il globo asservendolo a una supposta razionalità del capitale. Ci resta il detto spagnolo Mal de todos consuelo de tontos, tanto più lucido e realistico del nostro Mal comune mezzo gaudio. O, più seriamente, la resilienza.

Dare voce alla vita

L’ultimo libro di Paolo Di Stefano è una sorta di Buddenbrook mediterraneo più che un ennesimo prodotto del new realism o della decantata autofiction: nella storia di una famiglia del sud, sospesa tra Avola e Lugano, lungo le tappe di un esodo infinito, rivive l’epopea delle migrazioni interne, dal Sud verso Nord messa in forma letteraria.

Il buio in fondo al tunnel

Non ci rendiamo conto di quel che ci aspetta in un futuro che è già presente. Smart working, didattica in remoto, giovani sempre più isolati, anziani sacrificati, Confindustria all’assalto. Eppure, testardamente, non ci arrendiamo e continuiamo a pensare che questa debba essere l’occasione per volere veramente la luna: si persevera per dare un senso alla nostra vita.

Luca Nicolini e la passione per il libro

L’ 8 maggio ci ha lasciato, a soli 66 anni, Luca Nicolini, libraio a Mantova. Insieme con la moglie Carla Bernini e un gruppo di amici aveva ideato e diretto fino all’anno scorso il Festivaletteratura. Il segreto del successo di Luca e di sua moglie, al di là delle qualità personali, della passione, della capacità di coinvolgere un’intera città, sta nell’essere librai.

Cambierà tutto? Uhm

Penso che non cambierà nulla. Più poveri, molti parecchio più poveri, continueremo a consumare per produrre: è la legge cui ci hanno sottomesso. E tuttavia qualcosa comunque si potrebbe tentare: per esempio tagliare le spese militari, ripopolare terre incolte e borghi abbandonati, praticare la solidarietà attiva e pensare diverso.