Le cose dimenticate nel concerto del primo maggio

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Se i sindacati organizzano ogni anno un grande concerto per celebrare la ricorrenza del primo maggio, festa del lavoro e dei lavoratori, è evidente che non si tratta solo di un fatto musicale ma di un evento civile, quindi non c’è niente di strano se gli artisti o i personaggi pubblici convocati affrontino dei temi di impegno civile. E tuttavia, data la rilevanza mediatica dell’evento, ogni anno sorgono preoccupazioni nelle forze politiche che creano fibrillazioni nella RAI circa i messaggi sgraditi che possono essere trasmessi da quel palco, di qui le pressioni sugli artisti perché non si esprimano su questioni politicamente sensibili. Pertanto bene ha fatto Fedez a trasgredire alle aspettative del censore lanciando un messaggio politicamente “inopportuno” con il quale denuncia l’ostruzionismo della Lega all’approvazione del disegno di legge Zan e cita alcune frasi ignobili pronunciate da esponenti leghisti (https://volerelaluna.it/controcanto/2021/05/06/fedez-il-re-nudo-e-la-sinistra-che-non-ce/). Da qui un infuriato dibattito politico che per alcuni giorni ha tenuto banco sui media, trasformando impropriamente il rapper in un opinion leader politico, osannato da alcuni e vituperato da altri. Non c’è dubbio che la questione sollevata da Fedez abbia una intrinseca dignità politica poiché il discorso pubblico in Italia è intriso di razzismo e di messaggi discriminatori sempre più virulenti nei confronti delle minoranze e dei soggetti deboli. Tuttavia l’estensione agli omosessuali (poiché di questo si tratta) della tutela penale accordata dalla legge Mancino contro l’istigazione alla violenza determinata da motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, è una questione di nicchia rispetto ai grandi temi relativi ai diritti umani che sono sul tappeto.

Peccato che su quel palco non sia stata chiamata la portavoce dell’UNHCR Carlotta Sami che, qualche giorno dopo, ci ha informato che le morti nel Mediterraneo nei primi quattro mesi del 2021 sono aumentate del 200% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, quest’anno «contiamo 503 vittime contro le 149 del 2020». Peccato che non sia stata richiamata la campagna «no profit on pandemic» con la quale gli stessi sindacati e le associazioni umanitarie della società civile europea chiedono che sia garantito a tutti l’accesso ai vaccini e ai farmaci essenziali per la salvezza della vita umana (https://volerelaluna.it/noi-e-il-virus/2021/03/22/astrazeneca-una-vicenda-che-non-riguarda-solo-il-vaccino/).

Per fortuna anche se la politica miope italiana non è capace di guardare oltre il proprio naso, i problemi politici globali trascinati dal disastro della pandemia urgono e bussano alla nostra porta costringendoci a fare delle svolte dettate dalla necessità. L’occasione è stata l’ennesima riunione a Ginevra del Consiglio TRIP’s che regolamenta i diritti di proprietà intellettuale del WTO (l’Organizzazione Mondiale del Commercio) per continuare a discutere la proposta avanzata da India e Sudafrica di sospendere temporaneamente i brevetti sui vaccini per tutta la durata della pandemia. Questa proposta è rimasta sinora bloccata per la ferma opposizione degli Stati Uniti, dell’Unione europea e della Svizzera che si sono trincerati a difesa dei monopoli privati di Big Pharma.

Ma il 5 maggio c’è stata la svolta, il Presidente Biden ha dichiarato – a sorpresa – che gli Stati Uniti non si oppongono alla moratoria: «Occorre sospendere i brevetti per i vaccini contro il Covid-19, in modo che la loro ricetta sia a disposizione di tutto il mondo». Ovviamente la sospensione dei brevetti non risolve di per sé il problema della produzione e diffusione universale dei vaccini perché occorre distribuire anche le tecnologie, tuttavia ne costituisce una condizione imprescindibile. La dichiarazione di Biden ha aperto una breccia nel muro del no che si è immediatamente allargata. Proprio ieri Ursula Von der Leyen in un discorso indirizzato all’Istituto universitario europeo di Firenze ha dichiarato che l’Unione è pronta a prendere in considerazione la proposta degli Stati Uniti di una moratoria dei brevetti dei vaccini, aprendo la strada ad un ripensamento della posizione europea in seno al WTO. A ruota l’ha seguita Macron dichiarando di essere «molto favorevole alla proposta».

Intervenendo alla Camera ieri il deputato Fassina ha dichiarato: «Facciamo appello al Presidente Draghi affinché schieri il Governo Italiano a favore della sospensione dei brevetti sui vaccini anti-Covid e spinga gli altri governi dell’Unione europea affinché l’Ue si affianchi all’amministrazione Biden nell’ambito del WTO. Ci sono miliardi di persone impossibilitate ad accedere alle vaccinazioni. Ci sono le Big Pharma che accumulano profitti stellari. La vigente regolazione del mercato impedisce di salvare milioni di vite, determina una immorale violazione della comune umanità». Il 21 maggio l’Italia presiederà il G20 sulla salute e assumerà sulle sue spalle una grande responsabilità per orientare la risposta alla pandemia dei principali attori della politica internazionale. Quale occasione migliore di questa per spingere la politica globale a fare delle scelte di vita anziché di morte?

Domenico Gallo

Domenico Gallo, magistrato è presidente di sezione della Corte di cassazione. Da sempre impegnato nel mondo dell’associazionismo e del movimento per la pace, è stato senatore della Repubblica per una legislatura ed è componente del comitato esecutivo del Coordinamento per la democrazia costituzionale. Tra i suoi ultimi libri "Da sudditi a cittadini. Il percorso della democrazia" (Edizioni Gruppo Abele, 2013) e "Ventisei Madonne Nere" (Edizioni Delta tre, 2019).

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3 Comments on “Le cose dimenticate nel concerto del primo maggio”

  1. E peccato anche che non si siano messi in discussione per nulla gli sponsor ENI, responsabile di non pochi disastri ambientali in tutto il mondo, e una delle maggiori “banche armate”.

  2. Pazzesca la sudditanza agli USA. Si lascia la Cancelliera col cerino in mano (ultima “soldata giapponese” a difesa dei brevetti dei vaccini), sapendo che, come per passate storielle di guerra NATO, si accuccerà (magari bastonata per l). Il cerino si spegnerà, dopo aver già incendiato una foresta di morti e di ipocrisie. Prima di allora, immonda gara a dire signorsì, chè comandano le Corporations. Spettava al Biden “democratico” (fraterno alleato dei nazisti di Kiev, tra l’altro…) passare quel cerino. Intanto, lo Sputnik fa schifo… chissà perchè… fidatevi…. e anche gli indiani hanno meno vaccini che per sè… e i cinesi barano… solo degli USA ci si deve fidare, come no… Tutti aspettavamo solo che si desse pratica attuazione alle promesse di Fauci: che ottenuta una discreta immunità da loro, cominciassero ad aprire le porte agli altri (fatti salvi in qualche modo i guadagni, ovvio). Anche quelli che han pochi quattrini da sborsare. Al G20 (il prossimo e i successivi) avranno già pronta l’ennesima versione del Debito da imporre. E noi qui a rincorrere il corrispondente doping.
    I tempi lunghi (e forse eterni, a loro vantaggio?) dell’immunità globale saranno il sintomo delle difficoltà, che questa gestione oligarchica (ben oltre il ruolo della Nazione Guida) incontra nel copnfigurare questo “nuovo” imperialismo e colonialismo.

  3. Sono anni che mi stupisco di come il tema dei brevetti – dei brevetti in quanto tali intendo, non solo quelli relativi ai vaccini anti-covid – sia del tutto assente dal dibattito pubblico. A fare un giro per internet si trova molto materiale riguardo settori specifici. La comunità del software libero, per esempio, è una delle più attive a cercare di difendere il proprio campo dal tentativo di introdurre anche in Europa (in America è possibile) la possibilità di “brevettarne le invenzioni” ben consci di quale freno ciò costituirebbe al proprio lavoro e alla propria libertà. E a mio avviso sarebbe molto interessante studiare gli effetti che l’avvento del software open source ha avuto sull’economia di quel settore e sullo sviluppo dell’informatica stessa. Oppure si avanzano dubbi etico-morali su alcuni brevetti, per esempio quelli che riguardano le cellule staminali (“si brevetta la vita” è il mantra ad effetto che si legge spesso). Ma appunto: si tratta di un discorsi validi per settori specifici. Non vedo da nessuna parte una disanima critica della questione, come se fosse un tabù. Si ricorda sempre che il brevetto è uno strumento nato per consentire ed incentivare lo sviluppo scientifico/tecnologico e tanto basta senza chiedersi mai se questo vale in tutti gli ambiti o se in qualche caso non ottenga l’effetto opposto, se il modo in cui è attualmente normato non lo renda soggetto ad aberranti rendite di posizioni, se e come possa ulteriomente essere migliorato. E mi capita di leggere castronerie del tipo “i vaccini ci sono grazie ai brevetti” (https://www.linkiesta.it/2021/03/perche-ci-sono-i-brevetti-vaccini/) con il sotteso che se ne dubito è perché sono un minchione che non sa di che parla oppure perché sono accecato dalla mia ideologia statalista. Senza mai ricordare che sono stati gli stessi Stati oggi “clienti” a sovvenzionare direttamente le ricerche che hanno portato a quei vaccini e che il sapere che ha consentito di arrivarci è dovuto anche alla ricerca pubblica che in quanto pubblica è a disposizione di tutti, comprese le aziende che ne hanno poi depositato i brevetti. Insomma: mi piacerebbe sentire un dibattito serio su questo tema. E invece leggo e sento solo tesi ripetute a pappagallo. O peggio: il nulla assoluto. Con il risultato paradossale che il presidente degli Stati Uniti ad oggi sembra essere (e dico sembra perché è solo un’illusione ottica) l’uomo con la posizione più avanzata e aperturista sul tema. E anche in questo caso mi chiedo: e la sinistra dov’è?

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