La Procura di Milano e i rider

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Il termine burocratico “comunicato stampa” veicola, questa volta, una realtà dirompente.

Dei rider, che attraversano in bici le nostre città, di giorno e di notte, portando cibi di ogni genere anche (e ancor più di prima) durante la pandemia, si sono ripetutamente occupati, oltre a inchieste giornalistiche (cfr., per esempio, https://volerelaluna.it/politica/2019/12/30/vita-da-rider-hamburger-di-natale/), molti giudici di merito (https://volerelaluna.it/lavoro/2019/01/21/da-fattorini-a-riders-cambiare-nome-per-abbattere-i-diritti/), la Corte di cassazione (https://volerelaluna.it/lavoro/2020/02/11/i-riders-hanno-diritto-a-tutte-le-tutele-del-lavoro-subordinato-parola-di-cassazione/) e anche il legislatore (https://volerelaluna.it/lavoro/2019/11/20/i-riders-aprono-la-strada-a-nuove-tutele-dei-lavoratori/). Peraltro con effetti concreti insoddisfacenti, se è vero che, nonostante i riconoscimenti della legge e dei giudici, sono proseguiti finanche dei contratti collettivi al ribasso (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2020/10/19/rider-non-ce-limite-al-peggio/).

Anche per questo l’indagine iniziata dalla Procura di Milano nel luglio 2019 e arrivata ora a un primo approdo, riassunto in un dettagliato comunicato stampa, riveste particolare importanza.

L’indagine ha preso le mosse da un fatto incontestabile: l’aumento abnorme degli infortuni occorsi ai rider. Di qui la necessità di verificare il rispetto, nei loro confronti, della normativa antinfortunistica vigente. Cosa che la Procura milanese, coadiuvata da Nucleo Carabinieri, Ispettorato del lavoro, Inps e Inail, ha fatto dapprima in città e, poi, sull’intero territorio nazionale.

Sono così state esaminate oltre 60.000 posizioni di lavoratori in attività tra il 2017 e il 2020: 28.836 relative a Foodinho-Glovo, 8.523 relative a Uber Eats Italy srl, 3.642 relative a Just Eat Italy srl e 19.510 relative a Deliveroo Italy srl. L’esito è stato univoco: la stragrande maggioranza dei lavoratori era inquadrata in contratti di lavoro autonomo di tipo occasionale mentre tale condizione era smentita dagli accertamenti di polizia giudiziaria che hanno evidenziato come: «il rider non è affatto un lavoratore occasionale che svolge una prestazione in autonomia e a titolo accessorio. Al contrario, è a pieno titolo inserito nell’organizzazione d’impresa operando all’interno del ciclo produttivo del committente che coordina la sua attività lavorativa a distanza, attraverso un’applicazione digitale preinstallata su smartphone o tablet». Cosa risaputa, certo, ma mai giudizialmente accertata in maniera sistematica e, soprattutto, mai seguita dall’affermazione, di diretta rilevanza penale, che «ai rider deve essere applicata l’intera disciplina di cui al decreto legislativo n. 81/2008 in materia di sicurezza del lavoro».

Superfluo dire che ciò non è mai accaduto. Di qui due conseguenze dirompenti consistenti in specifiche prescrizioni, impartite alle società controllate, di: a) riqualificare la posizione lavorativa dei 60.000 rider impiegati nel periodo considerato con recupero delle somme contributive e dei premi assicurativi non versati; b) adempiere, entro 90 giorni dalla notifica del provvedimento, agli obblighi in materia di sicurezza del lavoro applicabili nel caso, con contestuale pagamento di un’ammenda quantificata complessivamente in oltre 733 milioni di euro.

Subito qualcuno si è affrettato ad adombrare forzature e anomalie nell’indagine milanese e nelle sue (provvisorie) conclusioni. Non è così. Anzi l’indagine ha seguito lo schema più classico e tradizionale: quello di cercare di capire, di fronte al moltiplicarsi di incidenti stradali, se gli stessi erano dovuti al caso o a violazioni di legge. Lo stesso schema messo in atto a partire dagli anni Settanta per individuare le cause e le eventuali responsabilità delle morti o degli infortuni nelle fabbriche e nei cantieri, eventi che anche allora un procuratore generale della Cassazione continuava ad attribuire alla fatalità.

In attesa degli sviluppi ecco il comunicato_stampa_della_Procura_della_Repubblica_di_Milano 24 febbraio 2021.