I diritti dei rider

I rider, questi “invisibili” su ruote, riconoscibili per i grandi cubi portati sulle spalle in cui sono conservati i pasti e molto altro da consegnare a domicilio, sono l’emblema della nostra società. Anche per questo è importante ripercorrere la loro battaglia, sindacale e giudiziaria, per sottrarsi al destino di lavoro servile loro riservato dall’organizzazione impersonale delle piattaforme.

In Spagna i rider sono lavoratori dipendenti!

Il cambiamento legislativo è ormai definito: in Spagna i rider saranno considerati a tutti gli effetti lavoratori dipendenti. Ciò grazie a una modifica della statuto dei lavoratori concordata tra ministero del lavoro, associazioni sindacali e organizzazioni degli imprenditori. E in Italia? Una soluzione analoga sembra ancora lontana…

La Procura di Milano e i rider

La Procura di Milano ha disposto il controllo delle condizioni di lavoro di 60 mila rider. L’esito è stato univoco: la loro considerazione come lavoratori occasionali e autonomi è impropria e ha prodotto, tra l’altro, la violazione della normativa sulla sicurezza del lavoro. Sembra un revival degli anni Settanta.

Algoritmi e diritti dei rider

Nel novembre 2019 la legge ha stabilito che ai rider si applica la disciplina del lavoro subordinato. Un anno dopo il giudice del lavoro di Palermo precisa che un rider operante sotto la direzione dell’algoritmo di “Glovo” è a tutti gli effetti un lavoratore subordinato. Ma l’effettività dei diritti dei ciclofattorini è ancora in forse.

Vita da rider: hamburger di Natale

Armand, pakistano, una laurea, rider. Sera di Natale. Bicicletta. Polpette con patate, poi asiatico, e poi ancora hamburger. Chilometri percorsi, venticinque. Pausa zero. Semafori rossi attraversati e sensi vietati per fare più in fretta. Guadagno totale: venticinque euro meno le tasse. È la catena di montaggio del terzo millennio.