In Spagna i rider sono lavoratori dipendenti!

image_pdfimage_print

È di qualche giorno fa l’accordo tra ministero del lavoro, associazioni sindacali e organizzazioni degli imprenditori per introdurre nello Estatuto del los Trabajadores (lo Statuto dei Lavoratori spagnolo) una nuova norma, la ventitreesima disposizione addizionale, che stabilisce «la presunzione di lavoro subordinato nell’ambito delle piattaforme digitali per la distribuzione» (https://www.ccoo.es/40c061e2eaeae7db7cbd560ac15a617f000001.pdf). Da notare che l’articolo 1 dello Statuto ne indica l’ambito di applicazione facendo specifico riferimento ai lavoratori subordinati: «Questa legge si applica ai lavoratori che prestano volontariamente i propri servizi retribuiti per conto di altri e nell’ambito di una organizzazione e direzione svolta da altra persona, fisica o giuridica, denominata datore di lavoro o impresario».

È la prima volta che in un paese europeo che si decide di recepire nella legge un orientamento della magistratura che negli ultimi due anni, in diversi paesi, ha sempre più confermato il carattere di lavoro subordinato delle prestazioni dei rider, cioè dei fattorini operanti con lo smart, o meglio dei lavoratori che distribuiscono merci, alimentari e non, secondo le istruzioni ricevute attraverso un sistema digitale connesso a una piattaforma, con la quale si svolge anche il controllo delle loro attività. Il Governo spagnolo non ha atteso la generalizzazione della giurisprudenza e, dopo pochi mesi dalla sentenza sul punto del Tribunale Supremo, ha favorito un accordo tra i due più importanti sindacati spagnoli, CCOO e UGT, e le due più importanti associazioni datoriali.

Secondo Yolanda Díaz, Ministra del lavoro e dell’economia sociale (in Spagna, l’economia sociale non è ignorata: bella innovazione anche questa!): «questa norma fa parte del piano di riforme strutturali che abbiamo reinviato alla Commissione Europea, nel quadro del Piano di Recupero e Resilienza», quello che noi, non a caso, chiamiamo Recovery Fund (meno si capisce meglio è…).

Immediatamente dopo l’accordo, la Confederazione Sindacale Europea, ETUC, si è pronunciata a sostegno dello stesso e della conseguente modifica legislativa, indicandoli come un modello da estendere negli altri paesi europei e come un punto di riferimento per il confronto che si sta svolgendo a livello europeo tra la Commissione e le parti sociali (https://www.etuc.org/en/pressrelease/eu-must-follow-spains-riders-law). Forse anche il ministro del lavoro italiano avrebbe qualcosa da imparare da questa vicenda, ma è difficile non essere scettici ricordando che l’on. Orlando, quando era ministro della giustizia, di fronte alle critiche degli avvocati del lavoro in merito alla norma sull’obbligo al pagamento delle spese per i lavoratori che avevano promosso una causa ed erano risultati soccombenti in giudizio replicò che quella norma aveva ridotto del 30 e più per cento il contenzioso in materia di lavoro e che ciò era un ottimo risultato al fine del miglioramento dell’efficienza del nostro sistema giudiziario. Per me, inossidabile classista, la differenza tra la ministra del lavoro spagnola e il suo collega italiano è una conferma della differenza che passa tra i socialisti e i liberali.

Il sindacato italiano ha chiesto, come sempre, “un tavolo” e, allo stato, non ha avuto risposta. Ciò benché il nostro Paese abbia visto recentemente tre importanti pronunce della magistratura: quella della Corte di Cassazione per il caso Foodora (https://volerelaluna.it/lavoro/2020/02/11/i-riders-hanno-diritto-a-tutte-le-tutele-del-lavoro-subordinato-parola-di-cassazione/), che ha riconosciuto il lavoro dei fattorini come lavoro subordinato, poi quella dei giudici di Palermo (https://volerelaluna.it/lavoro/2021/01/18/algoritmi-e-diritti-dei-rider/) e, da ultimo, quella della Procura della Repubblica di Milano (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2021/03/01/la-procura-di-milano-e-i-rider/) di considerare tutti i fattorini lavoratori subordinati a cui devono essere applicate le norme di prevenzione della salute e della sicurezza durante il lavoro.

È evidente che, a questo punto, anche in Italia la soluzione non può che essere di natura legislativa. Ma con questo presidente del Consiglio e con questa maggioranza è purtroppo lecito dubitarne.

Fulvio Perini

Perini Fulvio, sindacalista alla CGIL, ha collaborato con la parte lavoratori, Actrav, dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro.

Vedi tutti i post di Fulvio Perini

One Comment on “In Spagna i rider sono lavoratori dipendenti!”

  1. Occorre una mobilitazione generale della società, ossia sciopero generale. Non vedo altra alternativa per difendere i diritti e conquistarne altri. Per spezzare i falsi ragionamenti sovranisti e populisti e difendere la nostra democrazia.

Comments are closed.