Il Sessantotto e noi

Il punto di partenza del Sessantotto – come ci ricorda un libro recente di Romano Luperini e Beppe Corlito – è stata la ribellione contro la guerra del Vietnam e la cappa di autoritarismo e conformismo che essa imponeva ai giovani dell’Occidente. Ancora una volta il rifiuto della guerra può essere la chiave di volta per la nascita di un movimento animato dal sogno di una vita libera, nella gioia e nella fraternità.

Io, Manifesto. Arte grafica di lotta dal 1968 al 1980

La mostra “io, Manifesto. Arte grafica di lotta dal 1968 al 1980”, organizzata da Volere la Luna a Torino, al Polo del ‘900, è un punto di sintesi tra la testimonianza di lotte operaie, libertarie e di emancipazione e una nuova forma artistica. L’arte cessa di essere al servizio del potere costituito e transita nello spazio pubblico al servizio del dissenso e del pensiero critico: una lezione da non dimenticare.

«Cosa resta della rivoluzione»

Un film avvincente. Un bilancio dell’eredità ricevuta dalla generazione del ’68, di cui restano – ahimè – solo “libertà e perline colorate”. Un grande vuoto. Non resta nulla della rivoluzione. L’eredità dei padri è stata tradita. Ma da qui nasce una nuova voglia di ribellarsi, prima di tutto alzando la testa e guardando il mondo dritto in faccia.

Inadeguatezza e vergogna

Diceva Dario Fo: “La merda ci arriva fin qui” e con la mano destra indicava il mento, per poi proseguire, dopo una pausa: “Per questo camminiamo a testa alta”. Ormai non possiamo nemmeno più camminare a testa alta, ridotti all’impotenza della ripetizione. Possiamo però non stancarci di ripetere che non è così che si vive.   Che l’umanità è fatta per un mondo diverso