I trattori trattano ma i mercati maltrattano

“La rivolta dei trattori” segnala le contraddizioni del modello di sviluppo neoliberista. Per questo le pur doverose azioni di tamponamento (tassazioni, dazi, politiche creditizie, sovvenzioni ecc.) non bastano e sono solo un pannicello caldo. Le vere questioni a cui si dovrà por mano sono il tipo di agricoltura a cui si guarda e chi deve pagare la non più rinviabile transizione ecologica.

La lezione della rivolta dei trattori: l’ecologia sarà contadina e popolare o non sarà

L’ecologia sarà contadina e popolare o non sarà. È la lezione che viene dalla rabbia del mondo agricolo. E, a fronte della brutalità degli sconvolgimenti ecologici e dei vincoli economici e normativi che strozzano i contadini, non bastano mance e sgravi fiscali. Occorrono cambiamenti strutturali dell’attuale modello agro-alimentare.

La rabbia degli agricoltori nasconde un mondo diviso

La rabbia degli agricoltori è unica ma il loro mondo è profondamente diviso. C’è chi riceve meno di 3mila euro l’anno di supporto dall’Unione europea e chi ne riceve 500mila; e c’è chi si impegna per una reale transizione agroecologica e chi vuole continuare in eterno nel modello attuale. Gli interessi sono in conflitto, ma c’è un elemento unificante: il collasso del sistema agricolo e del suo modello.

Israele scende in piazza, ma è una buona notizia solo per metà

Da molte settimane Israele scende in piazza contro Netanyahu e il suo progetto di ridimensionamento della Corte suprema. È una buona notizia? Si, perché è è giusto ribellarsi contro gli attentati ai capisaldi dello stato di diritto. No perché la mobilitazione non coglie che il veleno che mina la fragile democrazia israeliana è la sistematica oppressione del popolo palestinese, contestata solo da una minoranza degli israeliani.

Refuse d’entrée. Vietato l’ingresso in Francia ai No Tav

Anche sul versante francese cresce l’opposizione al Tav che organizza una grande manifestazione a Saint Jean de Maurienne. Le istituzioni francesi rispondono con un surplus di repressione, che coinvolge anche gli italiani diretti alla manifestazione, ai quali è impedito, di fatto o con un foglio di via, l’attraversamento della frontiera. La motivazione? Sono no Tav e, quindi, pericolosi per l’ordine pubblico e non solo…

La Francia in fiamme: tra scioperi e protesta sociale

Da mesi la Francia è scossa da manifestazioni, scioperi e proteste caratterizzati da un’estrema diversità di pratiche anche volente, accettata da tutti, compresi i sindacati più riformisti, e da un’inedita dialettica tra pezzi radicali e pezzi moderati. La repressione poliziesca si dispiega con una violenza inaudita ma il movimento non accenna a piegarsi. È, anche per l’Italia, una lezione.

Il dissenso non piace all’establishment

La repressione dell’opinione contraria e della protesta è, da sempre, una componente del governo delle società, ché il potere, qualunque esso sia, non ama essere criticato, contestato, sovvertito. Ma le iniziative legislative contro gli “ecovandali” e la contestazione del delitto di associazione per delinquere ad alcuni di loro da parte della Procura di Padova sono campanelli di allarme di una più generale svolta autoritaria.

Diritti umani e repressione delle proteste nel mondo

La situazione dei diritti umani nel mondo è preoccupante. Di fronte alla protesta provocata da conflitti, crisi climatica e disuguaglianze la risposta dei governi è stata spesso violenta e repressiva. In più della metà dei 156 Stati analizzati, sono state arrestate persone che difendono i diritti umani, è intervenuto un uso illegale della forza e ci sono stati maltrattamenti e/o torture contro i manifestanti.

Solidarietà nazionale contro l’autonomia differenziata: Napoli 17 marzo

Il disegno di legge Calderoli sull’autonomia differenziata ha avuto il via libera delle Regioni di centrodestra ma, insieme, l’opposizione delle altre Regioni e della Conferenza dei Comuni. Tra questi ultimi la posizione più netta è stata quella del Comune di Napoli che, con un ordine del giorno ad hoc, ha impegnato la Giunta a chiedere il ritiro del disegno di legge e ha indetto una manifestazione di protesta.

La svolta dell’Iran

In Iran sta avvenendo un fatto straordinario. L’indignazione per il femminicidio della giovane Jîna Amini da parte delle guardie del regime ha scosso il Paese e si è trasformata in una protesta di popolo (guidata dalle donne) contro l’oppressione teocratica degli ayatollah. Il regime reagisce con una repressione e una violenza inaudite fino alla esecuzione di condanne capitali. Ma è il segno di un mondo che sta finendo.